IL MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA A TORINO. Un’esperienza personale

Mi “approprio” di questo spazio nel blog per parlare di qualcosa che mi ha colpito personalmente.

Il Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà è stato inaugurato nel 2003 e si trova a Torino, in corso Valdocco 4/A, nel complesso settecentesco dei Quartieri Militari. Oggi, apparentemente per caso mi sono trovato nei pressi di questo museo. Non è famoso come altri musei di Torino, ad esempio l’Egizio o Palazzo Madama, e l’ho conosciuto solo grazie al fatto che poco tempo fa ho frequentato l’archivio dell’Istituto di Storia della Resistenza. Visto che è l’8 settembre, mi è sembrato quasi un segno del destino capitarci davanti, proprio nel giorno dell’entrata in vigore dell’armistizio con gli Alleati nel 1943. Questo fatto, e un paio d’ore a disposizione, mi hanno spinto ad entrare a visitarlo.

Si tratta di un museo di tipo multimediale, povero di oggettistica, ma ricchissimo di materiale video-fotografico. Si autodefinisce “museo non convenzionale, con linguaggi espositivi originali e innovativi, per diffondere la memoria, la storia e i valori della Resistenza e riflettere sul presente”. Ed è proprio la scelta espositiva a rendere la visita così coinvolgente.

All’entrata viene consegnata una cuffia che, durante il percorso di visita, si collega agli schermi permettendo al visitatore di vedere ed ascoltare filmati originali, interviste e testimonianze. Proseguendo, si può accedere al bunker antiaereo che si trova sotto il palazzo e toccare letteralmente con mano le ore trascorse dai nostri predecessori in quelle gallerie, la paura dei bombardamenti, l’insicurezza della vita quotidiana. Solo così si può capire davvero cosa hanno vissuto quelle persone, e cosa ha spinto molti di loro a lottare contro una dittatura crudele e un’ideologia priva di scrupoli. In un’altra stanza, al di sopra di una sedia usata per le fucilazioni, scorrono i nomi e le date di nascita e di morte delle persone giustiziate nel poligono del Martinetto. La lista è particolarmente toccante, soprattutto perché la maggior parte non supera i vent’anni. Di seguito, un video mostra come quei valori libertari e umani a cui si ispirava la Resistenza, siano poi confluiti nella Costituzione italiana.

Alla fine, il visitatore può dire la sua sul museo e appiccicare la propria opinione in forma di post-it alle pareti dell’ultima stanza. Le pareti ne sono ricoperte. Un piccolo esempio di come questo tipo di esperimenti museali riescano a interessare i visitatori e a renderli partecipi di una Storia che è anche la loro. Riflettere sul presente, conoscendo meglio il proprio passato.

Unica pecca (oltre al nome lunghissimo) è la poca promozione: non ne avevo mai sentito parlare, non conosco nessuno che lo abbia visitato e non ho mai visto un cartellone di una mostra temporanea (d’altronde l’ultima mi sembra risalga al 2011). D’ora in poi mi impegnerò a farlo conoscere il più possibile, ma il mio impegno individuale non basta. Un gioiello del genere dovrebbe essere valorizzato e la sua attività pubblicizzata il più possibile, in particolare in una città che è stata il simbolo della resistenza all’oppressione nazista e alla violenza degli squadristi. La visita dovrebbe essere obbligatoria per tutte le scuole del Piemonte al di sopra della prima media.

Sono sicuro che non rimarrebbe più un fascista o presunto tale nel nostro Paese.

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. » – Piero Calamandrei.

http://www.museodiffusotorino.it/

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