DAVID GRASSI. Una storia di coraggio

Questa storia è di un anno fa e non ha avuto l’eco della vicenda dei marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, probabilmente perché sarebbe stata difficile da strumentalizzare. Alla strumentalizzazione, attuata da tutte le parti in causa, si presta benissimo invece la questione spinosa della detenzione dei due marinai da parte dello stato indiano del Kerala.

Questa storia è molto chiara, e la sua morale evidente. Mi limiterò ad esporre i fatti.

Il 23 febbraio 2002 l’ingegnere della Marina Militare italiana David Grassi è a bordo della fregata Maestrale, diretta verso il golfo Persico iracheno, nel quadro dell’operazione Enduring Freedom. L’ingegnere si accorge di un guasto accaduto agli impianti di trattamento delle acque di sentina. La sentina è la parte più bassa nello scafo, in cui vengono raccolti gli scoli e le infiltrazioni d’acqua. In questo caso, i liquidi che riempiono la sentina sono troppo pieni di inquinanti oleosi, a causa del malfunzionamento dei motori della fregata.

maestralefregata

Il suo superiore gli ordina quindi di scaricarli in mare, per non rallentare l’arrivo della nave sul teatro delle operazioni. Ma il regolamento internazionale in materia prevede che anche le navi militari debbano attraccare nel porto più vicino per scaricare le sostanze inquinanti, attraverso l’intervento di operai specializzati.

https://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_internazionale_per_la_prevenzione_dell’inquinamento_causato_da_navi

http://www.imo.org/en/Pages/Default.aspx

È a questo punto che l’ingegnere David Grassi rifiuta di obbedire. Rifiutarsi di obbedire ad un ordine superiore che è in evidente contraddizione con il diritto internazionale (anche in materia ambientale) è pieno diritto dei militari, che devono essere sì esecutori, ma prima di tutto esseri umani.

https://avvocatomilitare.wordpress.com/2010/03/11/disobbedienza-non-e-reato-il-rifiuto-di-eseguire-un-ordine-scarsamente-sensato/

Fino a quel momento Grassi aveva preso nota della situazione e fatto fotografie, e la paura che il fatto arrivi alla stampa fa fare dietrofront al comandante: la nave si dirige verso il porto più vicino. Ma è tutt’altro che una vittoria per l’ingegnere: subisce 15 giorni di consegna come sanzione disciplinare, e inizia ad essere vittima di mobbing da parte di colleghi e superiori, che lo rimproverano, ma non sono interessati a capire le motivazioni del suo gesto. Al ritorno, nel giugno 2002, viene messo in ferie obbligate per due mesi e poi destinato alla nave Orione che, ironia della sorte, controlla proprio lo sversamento degli scarichi in mare. Infine, un membro delle Forze Armate che avrebbe meritato una promozione per il suo coraggio, ottiene il congedo e lascia la Marina: oggi è ingegnere civile, oltre che allenatore delle giovanili di atletica e basket della Libertas Livorno.

Nel 2014, a 12 anni dall’accaduto, il Tar di Genova ha stabilito che David Grassi aveva fatto il suo dovere. La sentenza non gli ha riconosciuto il risarcimento danni che aveva chiesto, ma gli ha restituito l’onore e la conferma di aver agito correttamente, dichiarazione che non è arrivata purtroppo né dai vertici delle Forze Armate, né da quelli dello Stato.

Resoconto stenografico della seduta n. 180 del 30/01/2014, in cui venivano chieste spiegazioni sull’accaduto al Ministro della difesa: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=00739154&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_i:1-atto_300693&parse=no&stampa=si&toc=no

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2 thoughts on “DAVID GRASSI. Una storia di coraggio

    1. …è lei ingegnere? o è un caso di omonimia? Se è lei in persona, la sua presenza ci riempie di orgoglio. Ci fa molto piacere che abbia letto il nostro articolo; speriamo che le sia piaciuto e che riporti l’accaduto in modo corretto

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