L’ARTICO. Nuova frontiera geostrategica mondiale.

A lungo dibattuta come conseguenza delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, l’aumento della temperatura media globale è certamente una realtà. Lo scioglimento dei ghiacciai montani perenni e il distacco di enormi iceberg dalle piattaforme di ghiaccio sia in Artide che in Antartide sono ormai registrati con dati scientifici e avvengono con frequenza sempre maggiore.

Uno degli effetti dello scioglimento delle calotte polari – oltre al danno subito dall’ecosistema – è la creazione di nuove aree accessibili alla navigazione, nuove rotte commerciali e la possibilità di sfruttare le risorse naturali che l’Artico cela sotto i ghiacci.

Di recente l’area artica sta vedendo un ritorno dell’interesse geopolitico ed economico delle nazioni che vi si affacciano, con un’intensità che non si riscontrava dai tempi della Guerra fredda. Russia e Stati Uniti hanno dimostrato negli ultimi tempi un’attenzione sempre maggiore nella regione. Durante la Guerra Fredda, l’Artico era spesso monitorato dalle due superpotenze poiché rappresentava la strada più corta percorribile dai missili nucleari intercontinentali.

Nel 2007, la missione scientifica Arktika ha rappresentato una svolta nell’interesse della Federazione Russa nell’area. L’esploratore Artur Chilingarov, a bordo del minisommergibile scientifico MIR, piantò una bandiera nazionale di titanio sul fondo dell’Oceano Artico, dichiarando che il fondale oceanico apparteneva alla Russia. Possiamo definire questo momento come l’anno zero del nuovo corso geopolitico in questa remota regione.

L’importanza strategica dell’Artico può essere delineata secondo tre questioni principali: la prima riguarda le risorse naturali, la seconda riguarda l’aspetto commerciale sfruttabile dallo scioglimento dei ghiacci oceanici e il terzo riguarda l’ambito strategico-militare. Tutti questi aspetti sono ovviamente concatenati.

Partiamo dal primo punto. Alcuni esperti sostengono che il futuro dell’economia mondiale potrebbe dipendere dalle risorse celate nell’Artico. Si stima che al di sotto dei fondali marini del Polo Nord vi sia il 13% delle riserve di petrolio e il 30% delle riserve di gas naturale del mondo. Tuttavia va ricordato che queste stime sono per ora solo frutto di speculazioni. In ogni caso compagnie petrolifere canadesi, statunitensi e russe, con l’appoggio dei propri governi, stanno avviando le proprie perforazioni. Nel 2013, Gazprom e Rosneft, colossi dell’energia russa, si sono assicurati i diritti di estrazione dei giacimenti off-shore di petrolio e gas naturale scoperti nel Mare della Pečora e nel Mare di Kara. Le major del petrolio si stanno muovendo: la Royal Dutch Shell ha annunciato che a fine 2015 riprenderà le trivellazioni, mentre sono alla ricerca di nuovi giacimenti anche altre compagnie come ExxonMobil ed ENI.

Lo scioglimento dei ghiacci apre la possibilità allo sfruttamento intensivo del cosiddetto Passaggio a Nord-Est (Northern Sea Route): la rotta che dal Mare del Nord, passa per il Mar glaciale artico e il Mare di Bering e raggiunge l’Oceano Pacifico. Dal 2030 questa rotta potrà essere aperta al commercio per nove mesi all’anno. Garantisce una via diretta tra Oriente e Occidente, rappresentando un percorso strategico non solo per i Paesi che si affacciano sull’Artico, ma anche per la Repubblica Popolare Cinese. Nel 2012 la rompighiaccio Xue Long è diventata la prima nave cinese a percorrere il Passaggio a Nord-Est. Per il 2020 il 15% del tonnellaggio commerciale cinese potrebbe passare attraverso l’Artico, abbattendo i tempi di percorrenza che le merci cinesi affrontano per raggiungere l’Europa e il Nord America.

Va da sé che una tale importanza economico-commerciale venga accompagnata da un interesse politico-militare sempre maggiore. Sebbene ad occuparsi delle questioni commerciali ed energetiche sia il Consiglio Artico, un forum basato sulla cooperazione internazionale tra i Paesi interessati, ultimamente si sta scatenando una corsa alla militarizzazione dell’area.

La regione è di fondamentale importanza strategica per la Federazione russa. Oltre il Circolo polare artico vi sono importanti centri industriali, in crescita dal punto di vista produttivo e abitativo. La Russia ha recentemente reclamato il possesso di 460.000 miglia quadrate di territorio Artico, incluso il Polo Nord. Secondo gli scienziati russi, il fondale oceanico sarebbe la continuazione geologica della piattaforma continentale siberiana. Per affermare le proprie pretese, il Cremlino sta costruendo e rimodernando numerose basi aeree, molte delle quali hanno perso importanza dopo la caduta dell’URSS. Tali basi cominceranno ad ospitare aerei intercettori a lungo raggio e una rete di stazioni radar per la difesa aerea.

Mosca sta anche avviando il potenziamento della Flotta del Nord, rinnovamento che si protrarrà per i prossimi dieci anni. Il quartier generale verrà posto a Sveromorsk, nella regione di Murmansk, vicino al confine con Norvegia e Finlandia. Che la superiorità navale nell’Artico sia una delle priorità per i vertici militari russi, lo si capisce anche dal fatto che la Flotta del Nord potrà contare sulla nave ammiraglia della Marina Militare, l’incrociatore Pёtr Velikij (Pietro il Grande), oltre che su quattro navi rompighiaccio a propulsione nucleare per l’attraversamento delle zone di ghiaccio spesso. Già dalla primavera di quest’anno la Russia ha lanciato delle operazioni di trivellazione accompagnate da esercitazioni militari a cui hanno partecipato 1.000 soldati, 14 aerei e 34 unità militari speciali. Mosca tende tuttavia a presentare tali operazioni come “difensive”, aggiungendo che sono di fondamentale importanza per la sicurezza economica nazionale.

arctic-territoryGli Stati Uniti sembrano ancora incerti sulla strategia da applicare nell’Artico. La politica USA nell’area riflette la 2009 National Security Presidential Directive 66 – Homeland Security Presidential Directive 25. Tale direttiva mostra l’intenzione americana di focalizzarsi sulla salvaguardia dell’ambiente, sullo sviluppo sostenibile e sulla cooperazione. Ma a Washington molti sembrerebbero preoccupati dalle manovre russe. La strategia USA di contenere le ambizioni russe nella regione nel breve-medio termine, potrebbe essere un fattore decisivo nel modellare la geopolitica americana nell’Artico in generale e nel Nord Europa in particolare. Un’area come quella baltica è ad esempio motivo di frizione tra la NATO e la Russia e frequenti sono i pattugliamenti e gli sconfinamenti “casuali” dei jet militari di Mosca.

A differenza della Federazione Russa, gli Stati Uniti dovranno affrontare problemi di non poco conto se vorranno stabilire la propria supremazia nell’Artico. Innanzitutto l’accesso limitato all’Oceano Artico, dovuto alla mancanza di infrastrutture chiave, segna un grave handicap. Non da meno la superpotenza americana possiede una scarsa capacità in termini di navi rompighiaccio, che consiste in una flotta decadente e la mancanza di una strategia credibile per la sua espansione. Basti pensare che l’unica rompighiaccio operativa è la Polar Star, in forza alla Guardia Costiera, costruita negli anni ’70. La capacità di raggiungere ogni parte del globo è di fondamentale importanza per ogni superpotenza, e l’estremo Nord non fa eccezione. Questo sarà il problema numero uno per Washington se vorrà stare al passo con i russi.

La più adatta al ruolo per estendere la capacità operativa a stelle e strisce nell’Artico è proprio la Guardia Costiera. Essendo l’unica con la preparazione e l’organizzazione per il soccorso e la sicurezza a quelle latitudini, potrà vedere potenziati i suoi mezzi e le sue strutture, anche in vista di un aumento esponenziale del turismo. La Guardia Costiera è inoltre una delle poche organizzazioni governative americane con una lunga esperienza di cooperazione marittima con i russi, soprattutto nel campo della ricerca e soccorso. Ciò potrebbe impedire un’eccessiva militarizzazione dell’area. Ma non possiede attualmente una quota di budget sufficiente, soprattutto in vista di un ampliamento della flotta di rompighiaccio. Washington sembra incerta sul considerare questa sfida una questione di primaria importanza, anche se la Marina Militare americana ha sviluppato una roadmap per ampliare il suo raggio di azione nell’Oceano artico nel prossimo decennio.

Gli Stati Uniti hanno l’opportunità di ricoprire la presidenza del Consiglio Artico, acquisita nel 2015, ancora per altri due anni. Questa opportunità consentirà alla Casa Bianca di porre in cima alla propria agenda politica la questione artica e spendere più risorse nella regione. La priorità americana sarà quella di trovare un accordo per una cooperazione duratura e stabile con gli altri Paesi del Consiglio per lo sfruttamento delle risorse naturali, per la ricerca e il soccorso e per il commercio.

Anche la NATO sembrerebbe intenzionata ad aumentare la propria operatività nella regione. Nel 2014 un’importante esercitazione dell’Alleanza Atlantica ha visto la partecipazione di 16.000 soldati, anche di nazioni non-NATO come Svezia e Svizzera. Secondo alcuni osservatori, la NATO vorrebbe estendere una partnership anche a Svezia e Finlandia, per stabilire un proprio programma sull’Artico.

L’Artico sta quindi tornando preponderantemente sullo scenario geopolitico globale, soprattutto in un mondo che si avvia alla multipolarità. Questa regione potrebbe diventare nel prossimo futuro un’area di frizione dove gli interessi nazionali di numerosi Paesi tenderanno a collidere. Gli appelli alla cooperazione pacifica, fortemente dichiarata da tutti i governi, sembrano però scontrarsi con i fatti. La militarizzazione dell’area sta diventando sempre più intensa e non accenna a diminuire. I governi dovranno avviare un complesso lavoro di diplomazia se vogliono arrivare allo sfruttamento pacifico delle risorse artiche. Per gli Stati Uniti, l’utilizzo della Guardia Costiera potrebbe rappresentare un primo passo verso misure di cooperazione, ma il budget limitato le impedisce di ricoprire un ruolo preponderante, che invece potrebbe essere assunto dalla Marina Militare.

Concludendo, la cooperazione è auspicabile anche per la salvaguardia del fragile ecosistema artico. Potrebbe portare a un pacifico e sostenibile sfruttamento delle risorse energetiche, oltre che ad un positivo aumento dei commerci, che farebbe comodo alle economie di tutte le parti in causa. Al contrario, l’eccessiva militarizzazione porterebbe i Paesi coinvolti a diffidare gli uni degli altri, causando spiacevoli incidenti diplomatici dalle conseguenze incerte.

Daniele Speciale

Annunci

3 thoughts on “L’ARTICO. Nuova frontiera geostrategica mondiale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...