PENSIERI APOLIDI

Novi Sad, Serbia 2014
Novi Sad, Serbia 2014

Torino. Sono le 4 di pomeriggio. Salgo sul tram, stranamente è pieno di gente. Mi tocca stare in piedi.

Per fortuna ho l’ipod. Il tempo di una canzone e si spegne. Ottimo.

Si libera un posto. Almeno starò comoda.

Con lo sguardo rivolto all’esterno del finestrino, inconsapevolmente mi ritrovo ad ascoltare la conversazione che stanno intrattenendo dei liceali in fondo al tram (come le convenzioni adolescenziali vogliono: la privacy e il cameratismo dei posti in fondo hanno sempre esercitato un fascino particolare nei ragazzini di quell’età.)  Uno di loro esordisce “non capisco quelli che alla nostra età vanno a lavorare d’estate, cioè, avrai tutta la vita per farlo, goditi questi anni. Capisco se andassi a forgiare spade, ma a fare il pasticcere?!”

A forgiare spade; un mestiere ormai dimenticato da tutti ma non da questi liceali, a quanto pare!

Questo fatto mi ha stupita positivamente: non ha optato per uno dei mestiere di questi tempi in gran voga, come può essere il calciatore, il pilota di formula uno, piuttosto che di moto, inaspettatamente ha scelto un mestiere antico, manuale, che richiede molto impegno e fatica.

Un mestiere che nell’immaginario collettivo fa parte delle fiabe aventi come protagonista la magia eroica di mondi lontani.

Ciò che rende questa storia interessante è il fascino magnetico che, ancora oggi il passato esercita sui pensieri umani.

Più volte ci siamo ritrovati a vagare per i tempi andati, alla ricerca di qualche briciola di vita e pane dimenticati. E diventa logico pensare che il passato e il presente siano due linee parallele: corrono per l’eternità una di fianco all’altra ma non si incontreranno mai. Forse quando nessuno guarderà, quando tutti avranno voltato le spalle saranno volti a guardare in direzioni opposte, forse allora le due linee si incontreranno. Un breve cenno con la mano, uno sfuggente abbraccio ed ecco che tutto ritorna al parallelismo senza fine.

E mentre i nostri liceali discutono sul perché sia intrigante stare a contatto il ferro, io mi alzo e prenoto la fermata. Il tram rallenta e le porte si aprono portando con se una brezza di malinconia autunnale con qualche foglia secca e qualche pensiero di troppo.

La foto qui sopra, la scattai qualche tempo dopo, in altro stato e in altra stagione.

Novi Sad, pomeriggio inoltrato, un asfalto lavico e una passeggiata esplorativa.

Mi ritrovo a pensare senza confini o dogane senza limitazioni temporali, in una rapsodia anarchica di impulsi elettrici. L’allineamento dei filari di alberi così statici eppure vitali, l’uomo che porta avanti il suo carrettino nonostante il torrido asfalto; mi ha riportato in mente quelle linee rette a noi così care.

Che sia una spada forgiata manualmente da passione e pazienza, o un carrettino mandato avanti da pedalate sudate poi un po’ anche dimenticate, ci ritroveremo, in ogni caso, in questo magico limbo, portatore di speranze istantanee, infelici sin dal principio poiché facenti parte di un dipinto emozionale reale solo nelle nostre menti.

Ed è proprio questo che ci attrae: stupende pennellate di ricordi, pensieri e idee; che compongono miriadi di quadri, disegni, schizzi di quei mondi paralleli che non hanno concretezza, se non nei pensieri.

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