PENSIERI APOLIDI

mostar 2015
Mostar, Bosnia-Erzegovina 2015

“E ora che tutto è successo, che tutto è capitato come trasportati da una corrente tumultuosa di torbida acqua, arenati sulla terra ferma ci domandiamo se la tempesta ci coglierà alla sprovvista o se il silenzio avrà la meglio su questo incubo tanto bramato e desiderato, tanto voluto e ottenuto.

Muto è il nostro senso di vertigini, l’attesa insensata diverrà stagionata che nemmeno ce ne saremo accorti.

Se puoi, lasciami cadere, non fermarti di fronte alle mie lacrime. Prosegui, perché è quello che entrambi desideriamo. Andrei avanti io, scapperei da tutto ciò, se potessi. Ma una roccia tiene imprigionati i miei piedi e la mia ragione. Volerei via se solo avessi le ali, le nuvole richiamano il mio sguardo e alzando gli occhi cerco di cogliere l’intensità purpurea che ricopre questa città all’ora del crepuscolo.

A anche per oggi il sole se ne è andato, si nasconde fra le nuvole e nessuno ci penserà più fino a domani.

E la notte galoppa su queste anime sconsolate perse in un reticolo di emozioni inspiegabili.

Forse faremo chiarezza, forse troveremo una ragione, forse semplicemente non esiste, non la vogliamo.
In fondo la ragione ci ha abbandonato sin dal primo sguardo. Ci siamo smarriti l’uno nell’altra. Ho paura di non ricordare la via del ritorno, ho paura di non voler più tornare, di scoprire che lo smarrimento è ciò a cui aspiravo. Non lo so. Non so chi tu sia, non so da dove tu provenga. Le certezze mi hanno abbandonata molto tempo fa, l’unica meraviglia che ancora riesco a contemplare è il tuo sorriso ingenuo, il sorriso di chi non ha capito ciò che lo circonda, un sorriso consapevole che tutta questa città è solo un onirica visione che ben presto svanirà e tutte le ragioni alle quali siamo abituati riporterà.

E mi domando se quel giorno anch’io rivedrò la normalità quotidiana o solo un foglio bianco, uno spazio privo di senso.

Dimmi che hai finito, che è tutto quanto giunto alla fine, dimmi che le luci notturne ancora fievoli schiariranno questa notte che troppo velocemente sta galoppando di fronte ai miei occhi e dietro alle mie spalle, occhi persi, alla costante ricerca dell’insolita finestra nascosta per un mondo sconosciuto”.

Questo racconto parla di un amore tormentato, che in una giornata di aprile travolse un ponte spericolato e l’anima di una ragazza dimenticata. A volte capita che siano proprio le pietre a raccontarci le lacrime e le gioie di un popolo un tempo assediato. Ed è proprio ciò che accadde quella primavera a Mostar.


DIVNA JE ZORA                                         MIRABILE È L’ALBA 
Divna je zora                                               Mirabile è l’alba
Kad jutrom s gora                                        Quando al mattino dalla montagna
Razgoni mrak                                                Si infiamma la notte
Divno je sunce                                             Mirabile è il sole
Kad na vrhunce                                           Quando al culmine
Rasiplje zrak                                                 Si irradia il raggio
Divno je cvijeće,                                          Mirabile è il fiore
U njemu sreće                                             In lui la felicità
Gledamo lik                                                  Guardiamo Il viso
Al’ ništa nije                                                Ma niente è Abbastanza
Da dušu grije –                                            Da scaldare l’animo
Kô pjesme klik.                                             Come fanno le canzoni di giubilo.

Alexa  Santić, u Mostaru, 19. maja 1889                     Alexa  Santić, Mostar, 19 maggio 1889

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