I 7 LAGHI PIU’ INQUINATI AL MONDO. Una classifica che fa male

Le classifiche sono uno strumento freddo ed “estetico”, che ci aiuta però a comprendere meglio la gravità dei problemi che ci circondano. L’obiettivo di questa lista è informare e far riflettere sui problemi ambientali, spesso ignorati in ambito internazionale, forse perché coperti da censura interna o sottovalutati rispetto ai conflitti o alle difficoltà economiche. La questione ambientale, intesa come gestione delle risorse del futuro, è l’ARGOMENTO di interesse internazionale per eccellenza, in particolare per quanto riguarda l’acqua.

Partiamo dal nostro Paese: in realtà non è tra i più inquinati al mondo, ma il lago più inquinato d’Italia è quello di Como, secondo uno studio di Legambiente. Presenta valori batteriologici fuori norma, è considerato “fortemente inquinato” da batteri fecali a causa degli scarichi non depurati correttamente, oltre che ad alto rischio di cementificazione.

Il lago Tai è il terzo lago per estensione in Cina e si trova sull’estuario del fiume Azzurro. Essendo poco profondo, è diventato un centro dell’itticoltura locale e lungo le sue sponde si coltivano riso e gelso, ma è anche circondato da circa 2.800 fabbriche. Funge da fonte d’acqua potabile e allo stesso tempo da fogna: nell’arco dell’anno 1993, ad esempio, vennero riversate nel lago un miliardo di tonnellate di acqua di scarico, 450.000 tonnellate di immondizia e 880.000 tonnellate di rifiuti di origine animale. Il governo cinese lo ha sempre definito un “disastro naturale”, glissando sull’origine sociale del problema e cercando di insabbiare la questione, nonostante le proteste di attivisti ambientalisti come Wu Lihong.

lake-tai-chinaNegli Stati Uniti probabilmente il più inquinato è il lago Onondaga (New York): vi venivano scaricati i rifiuti dell’industria salina e chimica della vicina Syracusae oltre che le fogne della città, causando livelli di fosforo, ammoniaca e cloruri molto elevati. Nonostante questi siano diminuiti rispetto a 20 anni fa, grazie ai programmi di recupero, l’acqua del lago rimane tossica e infestata da alghe, che soffocano la vita dei pesci e lo sviluppo di altre piante.

Il lago Chad era la più grande oasi nel centro-sud del Sahara, un punto di riferimento per uomini e animali. L’innalzamento della temperatura, la desertificazione dell’area e la scarsità di piogge hanno portato ad una richiesta d’acqua sempre maggiore per l’agricoltura e i pascoli. Meno acqua ha significato meno piante, e il lago è diventato una laguna infestata da alghe, che a loro volta rendono l’acqua meno potabile. L’acqua è una risorsa strategica, scarsa o difficile da utilizzare, e chi la controlla possiede potere politico. Bacini idrici come il lago Chad si trovano al confine tra vari Paesi (in questo caso Nigeria, Niger, Chad e Cameroon), che spesso non stipulano accordi per una gestione comune delle risorse, ma le sfruttano a scapito del vicino. La scarsità d’acqua nella regione è diventata uno dei maggiori motivi di conflitto tra le popolazioni, causando instabilità e migrazioni di massa.

Fonte: NASA
Il lago Chad a rischio di prosciugamento. Fonte: NASA

Il mar Caspio. L’inquinamento e la pesca incontrollata minacciano uno dei più grandi laghi del mondo. L’estrazione di metano e petrolio, lo sversamento delle acque inquinate nel Volga e l’introduzione di specie ittiche estranee ha messo a dura prova le specie indigene e molte sono a rischio di estinzione. La costa a nord si sta progressivamente trasformando in laguna mentre il centro del lago è occupato da enormi impianti petroliferi, in particolare davanti alle coste azere (Azeri-Chirag-Deepwater Guneshli). Anche il Caspio è condiviso tra Iran, Russia, Azerbaijan, Kazakhstan e Turkmenistan che non hanno ancora raggiunto un accordo, rivendicando zone in cui sono presenti giacimenti petroliferi. Nel frattempo il mare langue e la pesca è sempre più in crisi.

caspian_sea_soundingsIl lago d’Aral’ è semplicemente scomparso. Se si prova a cercarlo su Google Maps, la prima cosa che si nota è che è diviso in tre parti, separate da lagune e isole di sabbia, a cui sono stati dati nomi diversi. Si tratta di uno dei disastri ambientali più gravi di tutta la storia dell’umanità.

A causa della posizione è già soggetto naturalmente ad una forte evaporazione dell’acqua. Fin qui nessun problema. Ma dagli anni ’50 ad oggi, l’acqua dei fiumi che sfociavano nel lago è stata deviata per realizzare le colture intensive volute dai pianificatori sovietici: riso, frutta, cereali, e soprattutto cotone. Si voleva trasformare il deserto dell’Uzbekistan in un immenso campo di cotone per l’URSS. Se il lago si fosse prosciugato, tanto meglio, la palude sarebbe stata perfetta per la coltivazione del riso. Inoltre i canali e le chiuse che deviavano l’acqua erano stati costruiti in modo precipitoso e con poca attenzione e disperdono ancora oggi moltissima acqua. L’agricoltura ne ha beneficiato nei primi decenni, e non si sono risparmiate grandi quantità di fertilizzanti e pesticidi, che poi a loro volta hanno colpito i raccolti inquinando l’acqua. L’industria ittica e qualsiasi attività legata al trasporto navale sono completamente crollate, causando grande disagio, in termini di disoccupazione e rapporto società-ecosistema. Dal 1960 ad oggi la superficie del lago si è ridotta di circa il 60% ed il suo volume dell’80%. Oggi non sappiamo più neanche come chiamarlo, perché l’acqua non raggiunge nemmeno il porto di Aral’.

 

Il lago Karachay è stato dichiarato il “luogo più inquinato della terra”. Si trova a sud degli Urali ed è stato usato come sito di scarico per l’acqua pesante utilizzata nell’industria nucleare (dai vicini siti di Majak e Čeljabinsk) e i rifiuti tossici che ne derivavano. È pericoloso anche solo avvicinarsi alle acque del lago, ma sembra che il sito non sia segnalato da cartelli o delimitato in alcun modo. La percentuale di radioattività si aggira attorno ai 600 röntgens all’ora, che significa che si può essere contaminati in modo letale in circa 30 minuti (300 röntgens). L’inquinamento radioattivo in Russia e nell’ex Unione Sovietica rappresenta un problema ambientale serio e diffuso. Ciononostante le autorità locali non sembrano interessarsene e spesso le associazioni che se ne occupano vengono messe a tacere.

lake-karachay

Il problema dell’inquinamento delle falde acquifere e delle fonti di acqua potabile (laghi, fiumi, torrenti) insieme a quello del ritiro progressivo di questi bacini, è un’emergenza internazionale che andrebbe gestita da squadre di tecnici e dalla politica, insieme alle realtà sociali locali, in maniera consapevole e accurata.

Meno facciamo oggi per risolvere i problemi ambientali che ci sembrano lontani, meno saremo capaci in futuro di difenderci dalle conseguenze che si portano dietro: inquinamento del cibo, scarsità di terre, immigrazione. Solo per citare le principali.

Link European Water Issues:

Il 75% dell’acqua in Polonia è troppo inquinato persino per l’uso industriale.

Il 70% di tutte le fonti d’acqua superficiali nella Repubblica Ceca è fortemente inquinato.

Il Sarno è il fiume più inquinato d’Europa.

https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=zUS3QlHMGqNA.kArjxJylwA_M&ie=UTF8&hl=en&msa=0&ll=52.422523%2C19.522705&spn=4.731005%2C10.283203&z=7&iwloc=0004464805e8ed55e1119

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6 thoughts on “I 7 LAGHI PIU’ INQUINATI AL MONDO. Una classifica che fa male

  1. Occorre prendere coscienza e parlarne, divulgare come fai tu è importante, fondamentale. NOn può esserci inversione di tendenza finché non ci si rende conto della gravità della situazione. E poi occorre appoggiare coloro che lavorano per fare ricerca e trovare tecniche sostenibili.La denuncia e la presa di coscienza sono importanti, ma proporre alternative efficaci lo è forse ancora di più. Io penso che le soluzioni ci sono, ci sarebbero; occorre dar spazio a chi ha i mezzi e le conoscenze per applicarli. Il gioco è complesso, perché mette in campo interessi vastissimi, ma il prezzo che pagheremo se continuiamo su questa strada è l’irreversibilità della situazione e la conseguente distruzione di tutto ciò che ci permette di sopravvivere. Il Pianeta se noi scomparissimo si rigenererebbe, ma noi non possiamo vivere senza il Pianeta. Grazie per il lavoro di ricerca che hai fatto.

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