Manifestazione in Piazza Castello a Torino per commemorare le vittime di Parigi

Sono le 5 del pomeriggio successivo la strage di Parigi.

In centinaia ci siamo riuniti in Piazza Castello a mostrare il nostro sostegno al popolo francese. Fa freddo. Spesso ci si guarda intorno. Sempre sul chi va là. Arriva il sindaco Fassino. Ascoltiamo il suo discorso:

 

“Oggi si colpisce nel mucchio, in modo indifferenziato e lo si fa con una strategia globale. Viviamo in tempi di globalizzazione: il terrorismo ci mostra anche il volto oscuro, sporco della globalizzazione. Si colpisce in ogni città, in ogni continente, in ogni nazione l’obiettivo è produrre il massimo effetto di devastazione, di lacerazione, di panico, di paura. È un terrorismo che si muove su scala globale.

Per lungo tempo abbiamo guardato ai conflitti (anche agli atti di terrorismo) che venivano perpetrati in questa o in quell’area di conflitto, come conflitti locali. Accadeva una guerra lontano da noi: nei grandi laghi in Africa, o in Tibet, o anche nel Medio Oriente, e naturalmente quel conflitto ci colpiva, suscitava le nostre emozioni. Arrivavano nelle nostre case le immagini devastanti di quei conflitti. Ma poi però ci rassicuravamo dicendo che erano conflitti locali, essendo lontani da noi non ci avrebbe coinvolto, non avrebbero investito la nostra vita. Ebbene il terrorismo ci dimostra che non esistono più conflitti che non ci coinvolgono.” 

 “In medio oriente da 70 anni è aperto un conflitto tra israeliani e palestinesi, che richiede di trovare finalmente un approdo che sia capace di riconoscere i diritti dei due popoli e di farli convivere. 

In Siria da 4 anni è in corso una guerra civile devastante che ha dissolto quel Paese e ha prodotto un enorme scia di dolore e di sofferenza. La divisione della comunità internazionale ha facilitato la dissoluzione di quel Paese. 

Il Libia questa dissoluzione è di fronte agli occhi di tutti noi. 

Serve una soluzione a tutto questo.”

 

Anche le società islamiche non sono un tutto unico e omogeneo: come qualsiasi società si confrontano, anche nelle società islamiche, forze che credono nei diritti, che credono nella libertà, che vogliono vivere in una società libera da forze integraliste che comprimono e opprimono i diritti fondamentali. E noi abbiamo il dovere di non assistere inerti a questo confronto, che spesso è un aspro scontro, abbiamo il dovere di sostenere chi in quei paesi si batte per affermare convivenza per affermare libertà, diritti. 

Se non si vuole che il terrorismo sia identificato con l’islam è responsabilità delle classi dirigenti islamiche prima di tutto battersi contro di esso e fare causa comune con tutti coloro che si battono per liberare il mondo da questa piaga, e serve costruire in ogni paese, in ogni continente ragioni di dialogo di integrazione.”

 

Vogliamo vivere in un Paese libero, capace di riconoscere gli stessi diritti ad ogni cittadino, vogliamo vivere in un Paese che si fonda su quei diritti che la Francia, con la rivoluzione francese ha insegnato al mondo, e che dicono che ogni cittadino, quale che sia il colore della sua pelle, la religione che pratica, la cultura che esprime, la lingua che parla, ha gli stessi diritti. Ma perché sia così occorre anche che all’uguaglianza dei diritti corrisponda l’uguaglianza dei doveri, alla capacità di tutti di costruire una società fondata sulla convivenza, sul reciproco riconoscimento, sul rispetto delle persone, sulla dignità di ogni cittadino…”

 

“Siamo qui per esprimere in primis solidarietà, amicizia alla Francia. Siamo qui per dire che non ci pieghiamo, non vogliamo accettare il ricatto del terrorismo, che vogliamo con una sola voce, come un sol uomo, reagire. Lo stiamo facendo riunendoci oggi qui, lo faremo con altri atti simbolici, lo faremo lunedì a mezzogiorno, quando tutta la Francia si fermerà per un minuto di silenzio, anche noi ci uniremo ai cittadini di quel Paese in un minuto di cordoglio.

Dobbiamo batterci perché ciascuno possa guardare alla vita propria, della propria famiglia, del proprio futuro con fiducia con speranza e possa costruire giorno dopo giorno la vita che ha scelto e possa perseguire le aspirazioni che desidera…”

 

Applausi. Il discorso è terminato. Un gruppo di ragazzi intona la Marsigliese, le braccia al cielo, gli occhi chiusi. Si abbracciano, piangono.
Ci dileguiamo verso le nostre dimore, non con l’odio nel cuore ma con l’utopica speranza di un rispetto mondiale, disinteressato.

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