Blackout – Notizie Lampo dal Mar Nero

Già una volta ci siamo occupati della Crimea e abbiamo notato come, nonostante le rassicurazioni, la situazione sia tutt’altro che risolta. Gli ultimi avvenimenti sembrano confermare questa impressione.

Da circa una settimana gran parte di essa è priva di elettricità, dopo che quattro piloni sono stati abbattuti nel sud dell’Ucraina nella notte tra il 20 e il 21 novembre. Dopo alcune ore in cui l’intera penisola è rimasta al buio completo, a Sebastopoli e nelle città maggiori sono entrati in funzione i generatori d’emergenza. Attualmente circa due milioni di abitanti, concentrati principalmente nelle campagne, sono completamente sprovvisti di energia elettrica.

Si suppone che dei missili anticarro abbiano abbattuto i piloni appartenenti a Ukrenergo, compagnia di stato ucraina che fino a due anni fa si occupava interamente del fabbisogno energetico della Crimea e che ancora adesso fornisce da sola, secondo le stime, 650 dei 900 megawatt giornalieri di cui necessita la penisola. Il motivo per cui ad occuparsene è ancora oggi una compagnia ucraina sta nel fatto che i due mercati energetici (quello ucraino e quello crimeano) sono legati da una legge del 1991. Secondo questa legge, in caso di sospensione o riduzione del servizio su un mercato, l’Ucraina dovrebbe ridurre la capacità delle sue centrali elettriche e nucleari, cosa che in parte ha già fatto dopo la riduzione avvenuta in seguito all’annessione russa.

Questo è uno dei motivi per cui l’incidente ha colto impreparati sia la Crimea che la Russia (che di fatto la governa), che non aveva ancora avuto modo di collegarla alla propria rete energetica. Non avendo contatti diretti via terra, infatti, non può fornire elettricità alla penisola se non attraverso generatori supplementari che dovrebbero essere inviati nei prossimi giorni. La stesura di una propria rete elettrica dovrebbe terminare entro maggio 2016, ma la sua messa in funzione non potrà avvenire prima di altri due anni.

Non si sa ancora con certezza chi ci sia dietro il sabotaggio. I servizi segreti ucraini hanno dichiarato di aver stilato una lista di possibili sospettati, ma nessun’altra informazione è stata resa nota. Notizie trapelate puntano il dito contro attivisti ucraini e tatari, in particolare contro quei gruppi che da ormai due mesi stanno effettivamente impedendo il rifornimento di merci via terra, bloccando le principali vie d’accesso autostradali. Il coordinatore del blocco, Lenur Isljamov, pur non prendendo completamente le distanze dall’ideologia che vi sta dietro, ha negato qualsiasi coinvolgimento nella faccenda, dichiarando che a compiere il sabotaggio potrebbero essere stati “sabotatori giunti dalla Crimea, sabotatori che erano presenti [in Ucraina], patrioti ucraini o Pravyj Sektor. Potrebbe essere stato chiunque”. Precedentemente aveva affermato che il suo gruppo avrebbe smesso di pattugliare il territorio attorno alle linee di tensione per offrire “a qualsiasi attivista un’opportunità”. Allo stesso modo in cui continuano a bloccare l’accesso alla penisola, gli attivisti stanno adesso impedendo a ufficiali e tecnici di accedere al luogo dell’incidente per riparare i piloni. Alcune voci, tra cui quella del giornalista Pavel Kazarin, ritengono che il sabotaggio sia parte di un progetto a lungo termine dei tatari per rendere l’occupazione della penisola insostenibile economicamente per il governo russo. In effetti, sia l’abbattimento dei piloni che il blocco delle merci sembrano rientrare piuttosto bene in questa strategia, soprattutto se si considera che questo genere di boicottaggi è l’unico modo in cui l’esigua popolazione tatara può far sentire la propria voce al di fuori dei confini ucraini.

Nel frattempo, il sabotaggio è al centro dei dibattiti alla Verchovna Rada, il Parlamento ucraino. L’incidente è giunto in un momento in cui la questione sul come comportarsi con la penisola occupata sta giungendo al suo apice. Non sono pochi i deputati che chiedono di tagliare qualsiasi commercio con la Crimea, incluso soprattutto quello energetico. All’indomani dell’annessione molti avevano criticato la decisione del nuovo governo di Kiev di considerare la Crimea una zona di libero mercato, dichiarando che era umiliante mantenere legami commerciali con l’occupante straniero. Una delle motivazioni che hanno spinto Mustafa Cemilev, leader dei tatari di Crimea e deputato della Rada, a dichiarare che non ci sarà nessun accordo senza l’opinione dei tatari in Ucraina e in Crimea. L’impressione che si ha al parlamento è che il governo non abbia ancora le idee molto chiare in merito alla questione, né, del resto, un effettivo potere di agire. Prova di questo è il fatto che l’unica azione presa nei confronti del blocco delle merci è stata quella di sospendere ufficialmente anche i trasporti ucraini, mentre gli attivisti, per quanto liberi di agire, sono stati ignorati assieme alle loro richieste. Ad ogni modo, prendere una decisione precisa sta diventando più importante di quanto forse vorrebbe il presidente ucraino Viktor Porošenko. Se la proposta di isolamento della penisola dovesse andare in porto, segnerebbe un punto importante per il Paese: innanzitutto, assottiglierebbe ancora di più quel legame che Porošenko aveva cercato di mantenere, nella speranza che le riforme e la stabilità economica dell’Ucraina convincessero i crimeani a tornare a farne parte; in secondo luogo, come già detto, il taglio dell’elettricità danneggerebbe almeno in parte il mercato energetico ucraino, con effetti prevedibili sulla sua vacillante economia; infine, avrebbe notevoli ripercussioni sulle relazioni con la Russia, che ha già minacciato di tagliare completamente i rifornimenti di gas al paese in caso venisse presa una tale decisione.

Lungi dall’essere dimenticata, la Crimea è ancora una volta al centro della questione ucraina.

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