Lotta al terrorismo, disordine mondiale e potenze emergenti: perché abbiamo sempre più bisogno di un’organizzazione come le Nazioni Unite.

Al pari dell’Unione Europea, le Nazioni Unite sono considerate uno dei temi meno sexy nella politica internazionale degli ultimi anni. Generalmente si parla dell’ONU solo per dimostrare la sua inutilità più che per difenderla o per sostenerne l’attività. Questa narrativa che è sorta e si è amplificata, specialmente negli ultimi anni, fa soltanto il gioco di chi la denigra e desidera vederla scomparire. “Tanto cosa vuoi che facciano? Non servono a niente. Nessuno li rispetta. Peggiorano la situazione. Sono uno spreco di soldi”. Sono le classiche frasi che accompagnano quasi tutti gli interventi dell’ONU, e molto spesso anche gli eventuali riferimenti al diritto internazionale, declinate in modo diverso dai bar alle Assemblee parlamentari.

Tendiamo a dimenticarci dell’utilità di questa organizzazione perché le attività positive che svolge passano sotto silenzio, ma se non fossero portate avanti avremmo ben altri problemi e ce ne ricorderemmo molto bene. Invece gli scandali che la colpiscono hanno eco mondiale. La stessa esistenza dell’ONU è un grande risultato. Siamo riusciti a mettere attorno a un tavolo i rappresentanti di tutte le nazioni del mondo e farli ragionare sulle questioni che a tutti stanno più a cuore: la sicurezza, i diritti umani, il lavoro, la giustizia internazionale, il cibo e molte altre.

In un mondo che si sta spezzettando sempre più in micro-stati, l’entropia aumenta e il bisogno di un nuovo sistema di regole è più forte.

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Guardiamo solo l’Europa… (Carta: Limes)

Ci sono sempre più staterelli, e allo stesso tempo emergono poteri regionali di entità e peso diversissimi fra loro. Questi poteri regionali hanno obiettivi spesso discordanti, seguono regole diverse e fanno riferimento a valori completamente differenti: pensiamo all’Unione Europea, alla Cina, alla Russia, al Brasile.

È esattamente il contrario di quello che pensano i detrattori dell’ONU: è proprio questo il momento in cui ci serve di più un’istituzione come questa. È chiaro che sia da riformare, se non lo fosse non ne staremmo parlando in questi termini. Ma è da rivedere dalle fondamenta per poterla poi potenziare, investire di maggiori responsabilità e renderla più attiva e meno rappresentativa. Più indipendente dal complesso degli Stati nazionali. Soprattutto va liberata dal sistema dei veti, e dallo strapotere del Consiglio di Sicurezza, che al giorno d’oggi causa soltanto immobilismo decisionale, avvantaggiando chi vuole scavalcare i controlli internazionali.

Le Nazioni Unite sono l’unico strumento che abbiamo per contenere il disordine mondiale che sta caratterizzando la nostra “epoca”. Scrivo tra virgolette, perché non sappiamo ancora se è effettivamente un’epoca, e al momento sembra più un periodo di mezzo. Questa situazione internazionale ricorda proprio quel periodo di mezzo per eccellenza che è stato il Primo Dopoguerra. La situazione instabile in cui versa l’ONU di oggi sembra proprio quella della Società delle Nazioni, promossa dal Wilson nel 1918: un’istituzione che -più che unire- divise, che aveva pregi teorici ma enormi difficoltà pratiche e che riuscì soltanto ad alimentare quel clima che sarebbe sfociato nella Seconda Guerra Mondiale.

Non avere le Nazioni Unite è un po’ come non avere leggi, polizia, tribunali ecc… All’inizio sembra molto divertente, ma funziona soltanto se tre condizioni si presentano contemporaneamente:

  1. ogni individuo riesce ad auto-imporsi delle regole e a rispettarle sempre,
  2. le regole sono poche, semplici e chiare e valgono per tutti,
  3. nessuno infrange mai le regole. Perché non essendoci un’autorità centrale, nessuno può davvero disporre delle misure coercitive e applicarle, senza incorrere nel biasimo degli altri.

In ogni altro caso dilaga l’anarchia, che fa comodo solo ai criminali.

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È chiaro che si tratta di un’utopia. Semplicemente perché l’essere umano è fatto così. I governi nel (dis)ordine internazionale sono molto simili a bambini che giocano in un prato: fanno a gara, si picchiano, si fanno i dispetti e formano e sciolgono amicizie senza pensarci due volte, solo perché non sono capaci di mettersi d’accordo per giocare insieme. L’unica differenza è che lo fanno disponendo della vita di altre persone e delle risorse mondiali. Ecco perché serve una personalità super partes, che giochi un doppio ruolo di legislatore e autorità di controllo (forse non è una coincidenza se oggi quella dell’insegnante è un’altra figura tanto bistrattata).

Bisogna individuare gli sprechi, le sovrapposizioni, le riforme necessarie e quelle che possono aspettare, e soprattutto bisogna mettere da parte gli interessi dei singoli. In questo mondo sempre più connesso dobbiamo imparare a capire che gli interessi individuali sono interessi di tutti, e viceversa. E per fare questo ci servirà sempre di più un’istituzione come l’ONU, ma molto più efficace di com’è stata fino ad oggi.

I Paesi occidentali devono cedere qualcosa per avere qualcosa in cambio, e accettare di condividere il controllo del mondo con chi ne occupa una parte importante e che deve avere la stessa possibilità di far valere le proprie opinioni. Includere i Paesi emergenti nel controllo delle risorse mondiali (naturali,  economiche, di sicurezza) significa combattere quell’odio e riempire quella distanza che spesso crea risentimento e fomenta il terrorismo.

E arriviamo alla questione che al momento sta più a cuore a tutti: la lotta al terrorismo. Non può essere lasciata all’iniziativa degli stati: abbiamo visto cosa hanno prodotto gli errori degli USA e cosa sta facendo la Russia in Siria. Un problema globale va gestito in maniera globale: le organizzazioni regionali e internazionali devono agire in coordinamento con le Nazioni Unite, che dev’essere il quartier generale dell’alleanza mondiale contro il terrorismo, sia in senso militare che valoriale. Cambiare i cuori e le menti delle persone. L’ONU può servire anche a coalizzare il sentimento anti-radicalista dei Paesi arabi, che fino ad oggi non sono mai stati capaci di rispondere e reagire con un una voce unica al fondamentalismo islamico.

Diamo una chance alla nostra comunità mondiale, prima che il disordine ci travolga. Perché a quel punto non potremo fare più niente, né discutere di nulla.

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One thought on “Lotta al terrorismo, disordine mondiale e potenze emergenti: perché abbiamo sempre più bisogno di un’organizzazione come le Nazioni Unite.

  1. Kant diceva che un governo mondiale democratico potrebbe portare alla pace universale. Giusto, ma il problema è che la politica internazionale è ciclica e non presenta innovazioni. Le stesse dinamiche c’erano tra Atene e Sparta come tra Usa e Urss. Come scritto nell’articolo, gli stati si comportano come dei bambini in un parco giochi, ovvero sono in un contesto anarchico, questo perché faranno sempre di tutto per migliorare la propria situazione. Ma allora perché nella società darsi delle regole funziona e invece gli stati non possono avere una sorta di giudice super partes (ONU) che gestisce le controversie? Secondo me perché in una società – ideale – vi è una mobilità tra le classi, e più ci sarà mobilità meno vi sarà lo scontro, poi ovviamente il discorso cambia da cultura a cultura. Il problema è che il Bangladesh non potrà mai diventare una Potenza, non perché non ne possa avere le competenze ma perché va di mezzo il fattore geografico inteso in modo geopolitico. La geografia ha determinato l’egemonia Usa e la sconfitta ad esempio della Germania. Le potenze oceaniche vincono sempre (o quasi) su quelle continentali. Ciò vuol dire che il fattore geografico (ovviamente insieme ad altri), è cruciale per capire perché il sistema internazionale non potrà mai essere un sistema tra pari, e la parità dei soggetti è il cardine di un sistema fatto da leggi democratiche. Ecco perché l’ONU sebbene sia molto importante e utile, avrà sempre problemi. Finché l’egemonia Usa (che ha creato questo ordine mondiale dopo la seconda guerra mondiale) si riesce ad imporre, l’ONU potrà sopravvivere. Ma nel mondo che ci apprestiamo a vivere (multipolare) andrà sempre meno di moda l’ONU e si useranno sempre di più l’istituzione del concerto di potenze (vedere il G8, il G20, le conferenze ecc..). L’ONU diventerà quindi sistematicamente inutile.

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