IL LATO OSCURO DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE. Incontro con Evgenij Morozov

Ho incontrato Evgenij Morozov a Settimo Torinese, al Festival dell’Innovazione e della Scienza. L’autore dei saggi L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet e Contro Steve Jobs, era ospite del dibattito “La verità, vi prego, sulla Silicon Valley”, a cui hanno partecipato anche il giornalista Luca De Biase e l’avvocato Carlo Blengino. Gli effetti politici, sociali e identitari dello sviluppo tecnologico erano al centro della conferenza.

Scrivere un articolo dagli appunti che avevo preso risultava noioso e non mi sembrava di trattare nel modo giusto un argomento così importante e attuale. Così ho chiamato il mio amico Max Larossa, alias Teseo Micro Lab, e abbiamo disegnato una specie di organigramma (cliccare per ingrandire la galleria).

https://www.facebook.com/TeseoMicroLab/

https://teseomicrolab.wordpress.com/

Per chi fosse ancora scettico, o per quelli che amano sfoggiare frasi del tipo “tanto io non ho niente da nascondere”, “figurati se quello che faccio interessa a Google”, o “una rondine non fa primavera”, vorrei citare due esempi pratici di questa invasione della nostra privacy, in nome del miglioramento dei servizi e più in generale della nostra vita, ma che giorno dopo giorno ci toglie libertà.

Chi gestisce il traffico nella smart city? Un’applicazione! …E chi la paga?

Immaginiamo un’applicazione, in grado di mappare una città e utilizzare i dati in tempo reale per avvisare gli utenti delle code ed aiutarli ad evitare il traffico (ce ne sono molte ormai). L’amministrazione della città si interessa a questo servizio per migliorare la situazione del traffico e di conseguenza la qualità dei trasporti e della vita dei cittadini. Fin qui tutto bene. Ma questi dati da chi provengono? Da quei cittadini-guidatori che pagano le tasse all’amministrazione della loro città, che d’ora in avanti saranno utilizzate anche per pagare questo servizio, privato, perché fornito da un’azienda. Il loro spazio pubblico reale è stato occupato dal privato digitale.

I guidatori diventano così contemporaneamente fornitori e fruitori (dei dati) dell’applicazione, ma nessuno li ricompensa per quel servizio che loro stessi forniscono… anzi, lo dovranno pagare. Si sono davvero migliorati la vita? O vengono fregati due volte?

Di questo parliamo, quando diciamo che l’economia della Silicon Valley non fa prodotti. Prodotti e “operai” sono gli utilizzatori, e il valore che viene creato consiste nei dati. Ecco perché anche le informazioni più innocenti sono importanti. Forse sarebbe il caso di gestirle davvero in modo più intelligente: l’amministrazione della città “smart” potrebbe saltare un passaggio e fornire autonomamente questo servizio, magari in forma gratuita.

Morozov usa l’esempio dell’app per la gestione del traffico perché in alcune città americane è già una realtà, ma possiamo lasciar andare la fantasia (come dei veri creativi della Silicon Valley) e immaginare mille altre frontiere: Google ormai fornisce servizi alle aziende quasi a 360°; non è da escludere che un giorno li possa fornire anche allo stato. Previdenza sociale, burocrazia, welfare, e chi più ne ha più ne metta. Tutto ciò che oggi è appannaggio del pubblico, un giorno potrebbe essere privatizzato, con conseguenze inimmaginabili per i cittadini.

Perché? Semplicemente perché la ragione d’essere dello Stato è prendersi cura del cittadino*, quella del Privato è massimizzare i profitti. Traete voi le conclusioni.

[*o almeno dovrebbe esserlo, e continuare ad esserlo in futuro. La risposta non è passare dalle mani dello stato alle mani (sudate) di Mark Zuckerberg, né inventarsi una forma di “democrazia diretta” su internet]

Il secondo esempio è Hello Barbie. La nuova bambola Mattel è fornita di sensori, ed è “in grado di rispondere alle domande delle bambine e incalzarle a sua volta: «Dove vivi? Cosa mangi?». Registra le conversazioni e le invia ai server di ToyTalk, partner di Mattel. Basta dirle «Benvenuta a New York» e lei ti chiede subito cosa ti piace della città, se rispondi che adori il cibo lei vuole sapere che tipo di cucina, e così via. Insomma, cosa ti piace fare, dove vai, cosa ti piace mangiare possono sembrare domande innocenti che tutti poniamo continuamente ai più piccoli: la differenza è che le risposte vengono registrate, salvate, trasferite su server esterni e analizzate.

HelloBarbie2

http://www.corriere.it/tecnologia/social/15_novembre_24/hello-barbie-bambola-spia-mattel-toy-talk-9609c2ba-9291-11e5-a671-3ca8afea8e44.shtml

Spero che questo articolo abbia scalfito le sicurezze dei difensori dei vari Page, Brin e Zuckerberg, nonché adepti di Apple e seguaci di Steve Jobs, e abbia perlomeno dimostrato l’esistenza di un lato oscuro della rivoluzione digitale. La colpa (se di colpa si può parlare) non è degli strumenti in sé, ma di come vengono usati, e su questo fatto dovremo porci più spesso delle domande.

Pensate a tutte le cose che avete fatto e che avete cercato su internet nella vostra vita… Davvero volete che qualcuno dall’altra parte del mondo (e per lavoro) vi conosca così a fondo? È molto probabile che, in futuro, la privacy diventi l’unica vera ricchezza.

Lorenzo Moro e Massimo Larossa

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One thought on “IL LATO OSCURO DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE. Incontro con Evgenij Morozov

  1. Complimenti per la chiarezza nell’esposizione.
    Di certo c’è un mondo che la tecnologia potrebbe migliorare, ma concordo sul fatto che sulla Privacy moltissimo ci sarà da fare (ammesso che ci sia l’interesse a fare qualcosa).

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