Stepchild Adoption, questa sconosciuta!

In questi giorni si è sentito molto spesso nominare il termine stepchild adoption, soprattutto durante i servizi dei telegiornali, in riferimento al dibattito parlamentare sui diritti delle coppie omosessuali. Come sappiamo, è in discussione una legge sulle unioni civili (e conseguenti adozioni) in Parlamento, che andrà al voto il 26 gennaio. Alcuni media italiani, telegiornali in testa, hanno scatenato una campagna di disinformazione di massa disarmante, capace di confondere e far disinteressare chiunque all’argomento.

“Attualmente ci sarebbero tra i venti e i venticinque senatori dem di area cattolica pronti a votare contro al ddl” riportava Il Fatto Quotidiano. Questo disegno di legge non è una questione di sopravvivenza del governo, quindi que serà serà, e non è chiaro se per il PD sia fondamentale fare campagna a favore di questa scelta. Né i gay sono un bacino di voto che interessa molto al premier Renzi, evidentemente. Di conseguenza, se naufragasse un progetto di legge che include questa misteriosa stepchild adoption nessuno se ne rincrescerebbe, semplicemente perché pochissimi sanno davvero di cosa si tratta. Giusto i diretti interessati e qualche curiosone, tipo me.

Infatti mi sono chiesto: ma che significa? E ho notato che pochissima gente l’aveva veramente capito, anzi, quasi nessuno, a partire dai miei parenti ed amici. Il termine è tanto utilizzato, quanto poco chiaro. Cominciate a capire dove voglio arrivare? Parlare delle cose come stanno permette di pensarci davvero.

Se non conosci la parola ti spaventa. Se già di tuo sei contrario alle adozioni gay ti suona strana. Se invece sei favorevole non capisci questo termine e di conseguenza non capisci quanto sia importante proprio ai fini di quella battaglia che anche tu sostieni. In questo modo i media creano una parola che non evoca nulla e di conseguenza spiazza tutti: può essere usata come si vuole e la sua forza sta proprio nella sua indefinitezza. Forse in questo hanno anche giocato un ruolo i circoli cattolici, vicini al governo e al nuovo PD renziano, che si è un po’ allontanato dagli ideali progressisti della sinistra europea.

Il suono è un po’ inquietante, sa di obbligo statale, di pratica straniera, di mondo anglosassone filo-gay e chi più ne ha più ne metta. All’orecchio non tanto allenato, ricorda l’inglese-politichese di spending review, exit poll, impeachment ecc. Sicuramente non conferisce la giusta importanza a ciò che dovrebbe essere considerato un diritto per qualsiasi cittadino che viva all’interno di uno stato civile.

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Una prima definizione la fornisce Wikipedia: la stepchild adoption è il termine legale anglosassone che “indica l’adozione dei figli naturali e adottivi del partner, conosciuta anche come adozione del figliastro”.

Dunque perché non la chiamiamo “adozione del figliastro”? O “adozione minima”? Perché sarebbe troppo chiaro?

Figliastro è infatti la traduzione letterale di “stepchild”, con tutta l’accezione negativa che il termine si porta dietro in quasi tutte le lingue (sicuramente in tutte quelle del mondo occidentale). Al di là di questo, possa piacere o non piacere, la parola ha un equivalente italiano, che si potrebbe tranquillamente usare, se davvero si volesse far capire agli spettatori di cosa si sta parlando.

La stepchild adoption è considerata una pratica normale nei rapporti di coppia eterosessuali, ed è semplicemente l’accettazione di una situazione di fatto: se io sono separato e ho un figlio naturale affidato a me, e mi risposo, lui comunque dovrà vivere con il mio nuovo partner. Di qualunque sesso si stia parlando. Quindi, di fatto, mio figlio sarebbe portato a pensare a me e al mio nuovo convivente in qualità di genitori. Questa sarebbe già naturalmente una famiglia, nel senso di nucleo di affetti, crescita e rispetto reciproco. E lo dovrebbe essere anche in senso legale: se io mi ammalo o muoio, l’altro partner potrà essere considerato genitore a tutti gli effetti, e mio figlio (nostro figlio) non rimarrà orfano e sarà tutelato. Il valore di tutela è legittimo perché l’adozione minima rappresenta l’assunzione di responsabilità da parte di una coppia, che ha in ogni caso il dovere di prendersi cura del figlio di uno dei due coniugi, come se fosse figlio di entrambi. Ma sarebbe troppo semplice pensarla così.

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Viola: adozione, lilla: adozione del figlio del partner legale (stepchild adoption), grigio: nessuna legislazione al riguardo. Fonte: Wikimedia Commons

In ogni caso si tratta di una situazione minore a livello statistico: è una goccia nel mare dei casi di adozione. Dovrebbe essere considerato il minimo sindacale, e invece è una battaglia difficile da portare avanti nel nostro Paese.

Certo, le difficoltà ci sono sempre: l’eventuale figlio/a potrebbe non essere d’accordo e non amare particolarmente questa situazione. Ma accettare il nuovo partner di un genitore è difficile di per sé, a prescindere dal sesso di questo. Detto questo, abbiamo visto tutte le disfunzioni di cui è capace la famiglia “tradizionale”; diamo un chance a chi vuole essere padre, e a chi ha bisogno di averne uno, invece che obbligare chi non vuole esserlo e non ne ha le capacità.

E soprattutto: se non ci parlano chiaro, informiamoci.

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5 thoughts on “Stepchild Adoption, questa sconosciuta!

  1. Sono assolutamente d’accordo! I mass media italiani (legati a filo doppio con la politica) fungono da ripetitori dei messaggi subdoli di questo governo (la minuscola è voluta). Il guaio è che col livello culturale medio che c’è in Italia, i mass media finiscono per trovare un terreno fertile.. Del resto ci si indigna per le donne musulmane ricoperte da capo a piedi (non tutte e con alcune distinzioni), ma non ci si scandalizza dell’ingerenza della Chiesa cattolica nella vita di tutti e così addio diritti!

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  2. Stavo preparando un post molto simile al tuo, devo dire che condivido appieno quello che dici. I politici non agiscono mai pensando a ciò che è giusto, ma riferendosi a ciò che i potenziali elettori penserebbero del loro operato. E Renzi è uguale. Durante la campagna delle primarie sosteneva che un Paese che non ha una legge sulle Unioni Civili è un paese incivile, ora non spinge più (e anzi lascia la libertà di coscienza) perchè ha capito che tutti i suoi elettori sono in realtà di centro.
    Uno scandalo pazzesco.

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  3. Mi fa molto piacere vedere che condividete e che non sono l’unico a pensarla così. Quella dichiarazione di Renzi sulla “libertà di coscienza” è l’ennesimo schiaffo alla politica progressista e impegnata nei diritti civili. D’altronde, se il ddl passa è stato merito della sua amministrazione, se non passa se ne lava le mani.

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