Jonas Savimbi e Call of Duty. Ovvero: una certa idea dell’Africa e del mondo

Ve lo ricordate? Si che ve lo ricordate, cari i miei videogame-addict! È Jonas Savimbi, il vostro miglior alleato in Call of Duty Black Ops II, quello che aiuta Mason quando deve salvare Woods e altri sopravvissuti della squadra. Questo omaccione è stato, nella realtà, il leader del movimento ribelle angolano UNITA (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola), sconfitto definitivamente nel 2002, dopo una guerra civile iniziata nel 1975.

Si, avete capito bene: 27 anni di guerra. Pensate a 27 anni della vostra vita, e immaginate di averli vissuti in guerra, in una nazione devastata, nella fame, nella povertà, tra sofferenze indicibili e magari arruolati, guidati e mandati a morire per mano di personaggi come Savimbi. Nel frattempo, il vostro comandante prendeva accordi con contrabbandieri, trafficanti e criminali di ogni tipo per soffiarsi tutte le ricchezze del vostro amato Paese. Forse vi siete fatti un’idea, anche se comunque molto molto vaga.

Non starò qui a tediarvi con la storia della guerra civile angolana. In sostanza le due fazioni, FNLA/UNITA guidata da Jonas Malheiro Savimbi e MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola) fondato da Agostinho Neto, erano sostenute da USA e URSS in quella continua lotta “per procura” che è stata la Guerra Fredda. La guerra civile angolana si contraddistinse per la brutalità dei combattimenti e delle stragi di civili inermi, oltre che per la confusione in cui gettò il Paese e tutta la regione circostante, già attraversata da tensioni etniche di ogni tipo.

Savimbi in particolare si distinse per la sua capacità politica di infrangere gli accordi di pace, riarmandosi e continuando a combattere ogni volta, sempre sostenuto da fondi americani ed europei. Grazie alla morte in combattimento è riuscito a sfuggire al processo per crimini di guerra che lo avrebbe sicuramente condannato, perlomeno per l’utilizzo massicio di bambini soldato. Non è stato mai chiarito ma, questo “eroe che lotta contro l’impero del male” (come lo definì Reagan) è stato più volte accusato addirittura di cannibalismo, nei confronti dei nemici e dei prigionieri.

E così, il leader deceduto di un movimento dimenticato, che combatteva in un Paese di cui ci siamo ricordati solo quand’eravamo all’Expo (chi non ha visto l’enorme padiglione angolano, costruito grazie a un fiume di petrodollari?) è entrato a far parte dell’epica dei videogames, un’epica che oggi ha molta più eco di quella di Omero e compari.

Savimbi è dalla parte dei “buoni” nel gioco. Comunque era un amicone di Reagan, non possiamo mica combatterlo e stare dalla parte dei ribelli filo-comunisti! Ma è rappresentato come un barbaro, un combattente saguinario e irrazionale, la cui figura sembra fatta apposta per ripugnare allo stesso giocatore.

È così che entro nel vivo della questione, con questo trafiletto di Internazionale, a sua volta preso da Le Monde: “La famiglia di un guerrigliero angolano fa causa alla Activision. Secondo tre dei figli di Jonas Savimbi (…) l’azienda che ha prodotto il videogioco Call of duty. Black ops II, ha rappresentato il loro padre come un barbaro. I figli di Savimbi ora vivono in Francia e hanno fatto causa per diffamazione proprio in quel Paese chiedendo un milione di euro di danni”

Jonas_Savimbi_wiki
D’altronde, come si fa a non volergli bene?

Giusto per completezza, un altro alleato dei protagonisti di CoD è Manuel Noriega, sanguinario dittatore panamense, anch’egli ampiamente sostenuto e finanziato dagli USA di Reagan… cosa di cui poi gli americani si pentirono (non so se avete visto Narcos, ma ve lo consiglio). Ma questa è un’altra storia.

Non starò qui a discutere del fatto che i figli di Savimbi abbiano ragione o meno. La domanda che mi pongo è un’altra. Si tratta dell’immaginario collettivo, di cui i videogiochi oggi fanno parte a pieno titolo.

I videogames sono una forma di intrattenimento, quindi questa situazione non sarebbe da prendere come un’ingiuria per gli interessati: quello non è il vero Savimbi – anche se hanno fatto di tutto per farlo sembrare tale – ma un personaggio fittizio, costruito ai fini dell’intrattenimento del giocatore. Non abbiamo bisogno di sentire l’arringa dell’avvocato dell’Activision per sapere che imposterà la difesa più o meno su questa linea. Ma quando un gioco pretende di rappresentare la realtà, per quanto distorta dalla necessità di azione e intrattenimento, bisognerebbe prestare più attenzione a come viene scritto e sviluppato: i due personaggi non sono completamente inventati e soltanto simili alle figure di Noriega e Savimbi, ma pretendono di essere proprio loro.

La questione qui è sottile: si tratta della nostra idea dell’Africa, e della nostra idea del mondo. “Nostra” intesa come “occidentale”: “noi” possiamo non essere statunitensi, ma ci nutriamo principalmente di intrattenimento made in USA. Per noi infatti l’Africa non è un continente: è un Paese unico, enorme, devastato, medievale, pieno di pazzi che si ammazzano fra loro. Non c’è nessun problema nel dipingerli in questo modo perché per noi gli africani sono così. E così vengono presentati questi personaggi storici e reali, in modo caricaturale e tarantiniano, a un cittadino medio, giovane, generalmente scolarizzato ma poco interessato al continente africano. Questa persona generalmente non si pone delle domande sul perché sia alleata con un pazzo del genere nel gioco. Non crede sia un problema, perché è portato a pensare che sicuramente un comandante ribelle africano sia così. E considera normale che gli Stati Uniti contino su persone ed eserciti del genere per portare avanti i propri obiettivi a livello mondiale.

L’idea dell’Africa che propone il gioco è la stessa che ha il giocatore, perché è quella che gli propongono ogni giorno i media, ed è per questo stesso motivo che lo sviluppatore del gioco ha scelto di usare il personaggio di Jonas Savimbi.

È tutto qui il senso di Black Ops: si, le operazioni sono “sporche” e moralmente sbagliate, ma hanno una logica, che è quella di sfruttare il male per il bene.

Ma il bene di chi? Per chi? Per il protagonista, che è soltanto una pedina nello schema che gli viene costruito attorno da tutti gli altri personaggi? Per Savimbi, che è un criminale di guerra? Per il giocatore. Che viene indotto a pensare che siano proprio queste operazioni sotto copertura ad assicurargli la tranquillità, quando è in casa a giocare al computer.

Quindi ben vengano Savimbi e Noriega perché, anche se sono cattivi, possiamo sfruttarli per difenderci dal male, che in questo caso è rappresentato dal terrorista Menendez. Almeno fino a che non ci accorgiamo che anche loro fanno parte del male, e a quel punto troveremo altri alleati per sconfiggerli. Questo è il nostro relativismo morale: chi è buono o cattivo lo decidiamo noi, a seconda di come ci conviene.

Black Ops ci insegna la lezione più dura della nostra epoca, ma che secondo questa logica dobbiamo imparare ad amare e difendere: la nostra sicurezza, la nostra continuità, si basano sull’insicurezza e l’instabilità di altri Paesi, sulla sofferenza di altre persone. Noi possiamo tranquillamente mostrare queste realtà (e i loro protagonisti) come vogliamo nei videogiochi, tanto sono soltanto intrattenimento. Giusto?

 

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One thought on “Jonas Savimbi e Call of Duty. Ovvero: una certa idea dell’Africa e del mondo

  1. Chiedo scusa ma sembra che WordPress abbia deciso di scambiare tutte le “f” e le “i” di posto, all’interno delle parole. Cercherò una soluzione al riguardo… magari sostituendo “fino” con “sino” e “figli” con “prole” 🙂
    Chiedo ai lettori di segnalarci se anche loro riscontrano questo problema di lettura.

    Mi piace

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