UNIONI CIVILI. La LEGGE e la FEDE sono due cose diverse

“Alla vigilia del Family Day la CEI si è espressa sull’equiparazione in corso tra matrimoni e unioni civili, dichiarandosi preoccupata per l’introduzione di un’alternativa alla famiglia. Di quest’ultima i vescovi sottolineano la figura naturale, i cui tratti, osservano, sono recepiti nella stessa Carta Costituzionale” (Giornale Radio delle 12:30, Radio 2, 29/01/2016)

Ciò che più preme alla Chiesa in questo momento è che non si verifichi l’equiparazione tra unione civile e matrimonio. Questo, come possiamo immaginare, porterebbe all’annullamento delle differenze tra i due, e quindi alla nascita di una nuova concezione di matrimonio, più equa e adatta alla situazione odierna. Per sostenerne l’invalidità, la Conferenza Episcopale Italiana ha il coraggio di appellarsi alla NOSTRA Costituzione.

Questo è quanto scritto nella Costituzione Italiana, Articolo 29:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

Non si parla di differenze di orientamento sessuale, si parla di matrimonio: il matrimonio è un’istituzione. Come tutte le istituzioni è una convenzione, non un dogma. Non una verità assoluta, immutabile. Le convenzioni cambiano, proprio per la loro stessa natura convenzionale. Se ieri il matrimonio rappresentava una certa cosa, oggi ne può rappresentare altre, estendendo la propria definizione, senza modificare il proprio valore legale, sociale, morale.

Nonostante dunque nella Costituzione del MIO Paese non venga definita la figura naturale della famiglia e quindi già l’assunto di partenza sia sbagliato, vorrei ricordare un paio di cose:

La Costituzione è una convenzione, un insieme di leggi espressione di un determinato periodo storico-politico. La NOSTRA è del 1947 e su molte questioni sociali era già molto avanti sui tempi. In ogni caso è possibile che sia necessario modificarla, per andare incontro a nuove idee, e migliorare il nostro Paese. L’abbiamo fatto in materia di conflitti, di diritti umani, e per molte altre questioni che andavano riviste sotto una nuova luce. Non è un processo semplice, ma abbiamo gli strumenti per farlo e il dovere di farlo.

La Democrazia non è una Fede.

La Legge non è una Religione.

Le leggi non sono dogmi. Le leggi si cambiano quando la maggioranza dei cittadini di uno Stato la pensa in un altro modo rispetto a prima.

Al comportamento sociale segue la legge, non il contrario.

NOI non crediamo in uno Stato, noi creiamo il nostro Stato.

Lo Stato non ci definisce, siamo noi a definire il nostro Stato.

Non si modifica o si mantiene tale una legge, una regola che i cittadini di uno Stato democratico si sono posti, perché un Paese straniero pensa che questa vada mantenuta o modificata.

Ma d’altronde cosa pretendiamo da un Paese teocratico straniero che ha riconosciuto la teoria scientifica e l’evoluzionismo nel decennio 1950-‘60, e ha chiesto scusa nel 1992 per le stragi di matrice religiosa compiute tra il 1000 e il 1700?

Lo Stato del Vaticano non è membro dell’ONU e in quanto tale non è firmatario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e di altre convenzioni internazionali ampiamente sottoscritte.

Forse dovremmo cominciare a considerare meno seriamente certe posizioni dello Stato del Vaticano e a rispondere a queste ingerenze nella NOSTRA politica interna, come faremmo se a fare queste dichiarazioni fossero la Francia o l’Iran.

Come sempre, grazie a Teseo Microlab per la tavola “Religion?”: https://teseomicrolab.wordpress.com/

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One thought on “UNIONI CIVILI. La LEGGE e la FEDE sono due cose diverse

  1. Condivido molto il tuo post. Molti sono i post in questi giorni e molte le considerazioni che si fanno sul tema delle unioni civili. è verissimo che si parla di democrazia, di civiltà (l’ho detto nel mio penultimo post).
    Tuttavia, credo sia anche corretto rendere pubblica la posizione di quei teologi che non condividono la posizione espressa ufficialmente dalla CEI: mi permetto quindi di proporti il mio ultimissimo post, fresco fresco di pubblicazione, perchè riporto le testuali parole di un sacerdote che conosco molto bene. Lo definirei parte dell’ala progressista, in linea con la visione del Papa.

    https://lexpensatorelaowai.wordpress.com/2016/02/04/family-day/

    Ti chiedo scusa se linko un mio post, ma le parole delle persone giuste sono meglio di tentativi di spiegazione.
    Grazie!

    Mi piace

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