WUNDERKAMMER – Le 5 ultime parole famose

Torna in pompa magna la rubrica pseudo-culturale WUNDERKAMMER, con una classifica inedita: 5 illustri ultime parole famose che hanno fatto la Storia.

5. Conoscete la vicenda di John Sedgwick? È piuttosto famosa tra chi si occupa di storia di storia militare. John Sedgwick era un generale dell’Unione al tempo della Guerra Civile Americana. Durante la Battaglia di Spotsylvania, vedendo che i suoi soldati si riparavano dal fuoco dei tiratori scelti confederati, si erse sulla trincea e, sicuro degli oltre 900m che lo separavano dal nemico, esclamò: “Perché vi riparate in quel modo? Da quella distanza non riuscirebbero a colpire neppure un elefante.” Qualche secondo dopo un proiettile lo raggiunse sotto l’occhio sinistro, immortalando per sempre le sue ultime parole.

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Ed è così che vogliamo ricordarlo…

Il fatto è che quando si fanno previsioni sul futuro, sopratutto se un po’ azzardate, si dovrebbe sapere di cosa si sta parlando. E se non lo sai, beh, o rischi e ci azzecchi, oppure finisci per essere canzonato fino alla fine dei tempi dalle future generazioni, come è successo agli altri quattro personaggi che vi proponiamo di seguito.

4. “Stock prices have reached what looks like a permanently high plateau.”

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“La Borsa ha raggiunto quello che sembra essere un alto livello di stabilità permanente.”
Irving Fisher, matematico, economista e inventore.
A Fisher si devono un certo numero di teorie in ambito economico, tra cui quella del numero indice e la teoria quantitativa della moneta. Il suo pensiero è spesso contrapposto a quello di John Maynard Keynes, in particolare nella sua teoria della deflazione del debito, che ipotizza quest’ultima come causa principale delle recessioni economiche. Il buon Irving è giustamente riconosciuto come uno dei più grandi economisti della storia americana. La sua reputazione è tale che, nonostante tutto, il suo pensiero è seguito in parte ancora oggi. Dico “nonostante tutto” perché anche Irving fece un piccolo errore di calcolo.
Sappiamo che l’economia non è un affare semplice da gestire. La Borsa in particolare assomiglia più a un circo che a un luogo di lavoro: botte, acrobazie, animali parlanti. La matematica aiuta a mantenere un certo ordine e a fare mosse a breve termine più o meno azzeccate, ma in fondo sappiamo bene che, qualora le cose dovessero andar male, avremmo solo due possibilità: sacrificare uno stallone nero o un’ecatombe di buoi e sperare che qualche potere superiore ci ascolti, oppure buttare giù le benzodiazepine e fare un bel passo indietro. Da questo punto di vista, una previsione secca e che contiene un termine come “permanente” non sembra ciò che un economista dovrebbe fare (soprattutto dalla sua cattedra a Yale). Irving Fisher in particolare pronunciò queste allegre parole il 25 ottobre 1929. Tre giorni, dopo Wall Street, e con essa un certo modo di vedere l’economia, crollò sulle teste di milioni di persone negli Stati Uniti e nel mondo, dando il via al periodo della Grande Depressione. Non convinto della cosa, Fisher cercò invano di rassicurare gli investitori , asserendo che si trattava di una nuvola passeggera e che la ripresa era dietro l’angolo, finché, mesi dopo il crollo iniziale, dovette ammettere di aver toppato a livello globale.

3. “I think there is a world market for maybe five computers.”

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“Penso che nel mondo ci sia posto forse per cinque computer.”
Lo so cosa state pensando. È troppo facile divertirsi con chi pensava che il computer non avrebbe avuto futuro. Del resto fino agli anni Novanta ben poca gente era in grado di concepire come potesse funzionare una scatoletta del genere – e un sacco di noi ancora non lo capisce, ma di questo parleremo un’altra volta. Il fatto è che questa frase, come quella precedente e come tutte quelle che seguono, non l’ha detta uno che aveva già problemi a usare la macchina da scrivere, né qualcuno a cui era appena arrivata l’elettricità in casa. Questa cantonata del millennio fu attribuita inizialmente a Thomas J. Watson, amministratore delegato dell’IBM nel 1948. L’IBM, per chi se lo fosse perso, è una delle più grandi industrie informatiche del pianeta. Nata negli anni Ottanta dell’Ottocento come fabbrica di macchinari per il computo e l’elaborazione di dati, l’International Business Machines Corporation ha inventato, negli ultimi cento anni, un numero impressionante di tecnologie, dal codice a barre alla scheda madre dei computer, passando per le carte elettroniche, il floppy disk e l’intelligenza artificiale nota come Watson. Per certi aspetti, l’IBM È la storia dei computer. Ora, sembra che in realtà il nostro Tommy non abbia mai detto nulla del genere e che questa dichiarazione gli sia stata falsamente attribuita. Non che le cose migliorino andando alla ricerca del vero autore. In questo caso la storia è un po’ confusa e per il premio del Tongolino d’Oro abbiamo in lizza due partecipanti: il primo, che forse qualche matematico ricorderà, è il professor Douglas Hartree, docente di matematica e fisica a Cambridge, padre dell’analisi numerica moderna e diffusore in Europa di computer analogici per la suddetta analisi; il secondo è Howard H. Haiken, brillante fisico americano e pioniere nel campo dell’informatica, noto per essere stato… l’ideatore di uno dei primi computer della storia, Harvard Mark I. Non proprio ripetenti di quinta elementare, ecco. La frase originale? “C’è un computer a Cambridge, uno a Manchester e uno al Laboratorio Nazionale di Fisica. Immagino che ce ne dovrebbe essere uno anche in Scozia, ma al Regno Unito non ne occorrono altri.”

2. “The coming of the wireless era will make war impossible, because it will make war ridiculous.”

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“L’avvento della tecnologia senza fili renderà le guerre impossibili, perché le renderà ridicole.”
Vincitrice del Premio Ingenuità 1912 è l’Italia con Guglielmo Marconi, signore e signori. La citazione è in inglese perché il nostro la scrisse in un articolo pubblicato sulla rivista Technical World Magazine di quell’anno. Nelle sue intenzioni il poter comunicare istantaneamente notizie provenienti dall’altra parte del mondo avrebbe permesso a chiunque di rivelare i veri motivi dietro un conflitto e mostrarlo per quello che era: un grottesco spargimento di sangue a vantaggio dei potenti. Non solo, avrebbe privato la guerra della sua retorica di gloria e patriottismo, mostrando che quella che si combatteva sui campi di battaglia aveva poco a che fare con assalti illuminati da uno squarcio nelle nubi e discorsi eroici e molto più a che fare con fango, morte per tetano e gambe che tremano. Non sappiamo di preciso fino a che punto Marconi credesse in questa sorta di propaganda al contrario, né se avesse davvero fiducia nelle persone che ne sarebbero state al comando. Forse non si trattava tanto di fiducia quanto di speranza, alimentata dal generale clima di “qui si mette male” che aleggiava allora sull’Europa. Con un po’ di immaginazione potete figurarvi la Storia come un’entità antropomorfa che legge queste parole, ride a crepapancia e poi, con ancora le lacrime agli occhi, fa scoppiare il primo conflitto mondiale meno di due anni più tardi.

  1. As the project of making the voyage directly from New York to Liverpool, it was perfectly chimerical, and they might as well talk of making the voyage from New York to the moon.”

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“Per quel che riguarda il viaggio da New York a Liverpool, è assolutamente fantasioso. Sarebbe come pensare di viaggiare da New York alla Luna.”
Concludiamo l’elenco con la doppietta dello sfortunato Dyonisus Lardner, scienziato irlandese e professore di astronomia e filosofia naturale allo University College di Londra. L’anno è il 1838 e Lardner si trova a discutere con l’ingegnere Isambard Brunel, che in quel momento si trova a proporre la costruzione della SS Great Western, un’immensa nave a vapore specificatamente ideata per i viaggi oceanici. Al consiglio della British Association for the Advancement of Science, Lardner ridacchia e dichiara il progetto inutile, per il semplice motivo che la nave si sarebbe trovata a corto di carbone a metà strada. Il giudizio di Lardner si basa su calcoli da lui effettuati circa la capacità di carico della nave, la sua velocità e il suo consumo di carbone. Va detto a questo punto che Lardner, come molti di noi, non è proprio un mago dei calcoli. In precedenza, quando Brunel progetta la costruzione della Great Western Railway per collegare Londra al Galles e alle regioni occidentali, Lardner critica in continuazione e senza successo il progetto, arrivando a dichiarare che i treni avrebbero preso troppa velocità e si sarebbero aperti in due uccidendo i passeggeri, ignorando inezie come i principi di frizione e resistenza all’aria. Dev’essere per questo che chi di dovere rotea gli occhi davanti alle obiezioni di Lardner e dà il nulla osta alla costruzione della nave, che nello stesso anno supera brillantemente la prova e arriva a New York con ancora 200t di carbone nella stiva. Ciò che Dyonisus in questo caso non riesce ad afferrare è che la resistenza all’acqua di una nave, che ne influenza direttamente la velocità e i consumi, è influenzata dalla larghezza e dalla profondità ma non dalla lunghezza, ragion per cui navi più grandi sono avvantaggiate in questo genere di viaggi. Sbeffeggiato a più riprese per le sue scarse competenze tecniche, Lardner fortunatamente non è vissuto abbastanza per essere deriso per la sua scelta di paragone: da New York, ormai, la Luna non è molto più lontana di Liverpool.

[Scritto a quattro mani e due piedi da Davide Tessitore e Lorenzo Moro]

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