GIUSTIZIA SOMMARIA NEL DONBAS

Sembra che, con gli Accordi di Minsk, i nostri media abbiano pensato non valesse più la pena di coprire la storia del conflitto congelato nell’est dell’Ucraina. Mentre in Italia è ormai consolidata l’idea che l’invasione russa dell’Ucraina sia stata qualcosa di ovvio, quasi un diritto, e si pensa ad altri problemi che apparentemente ci coinvolgono di più, noi vogliamo ancora parlare di questa guerra che si sta combattendo in Europa.

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In giallo e blu, la zona riconquistata dall’esercito ucraino, in beige il territorio dell Repubbliche separatiste di Donec’k e Luhans’k

Secondo l’ONU, al 21 settembre 2015, le vittime civili del conflitto erano oltre 3200, e innumerevoli le violazioni del diritto umanitario e internazionale, oltre che dei diritti civili e politici degli abitanti nella regione, riportate da Human Rights Watch.

Nelle regioni di Donec’k e Luhans’k il ritorno alla normalità sembra essere davvero molto lontano: un elemento fondamentale della vita civile come l’amministrazione della giustizia evidenzia bene le caratteristiche del nuovo ordine instaurato dai separatisti filo-russi.

A partire dall’agosto del 2014 i militanti hanno cominciato ad amministrare una “giustizia rivoluzionaria” sbrigativa, che include esecuzioni sommarie e condanne alla pena capitale (nel resto dell’Ucraina la pena capitale è stata abolita nel 2000). I due ex-comandanti russi Igor Girkin, anche noto come Igor Strelkov, e Igor Druz hanno dichiarato, in un’intervista alla BBC, che le esecuzioni extragiudiziali erano state necessarie per “evitare il caos” e che queste avrebbero inviato un messaggio importante al resto delle forze ribelli, oltre ad aggiungere che il governo “terrorista” ucraino si era macchiato di crimini di guerra contro la popolazione civile. Il sito del giornale russo Gazeta riportava che, nelle Repubbliche separatiste, solo durante i primi mesi di guerra erano state comminate circa 150 sentenze alla pena capitale.

Il Tribunale Militare di Donec’k ha prodotto una lunga lista di crimini perseguibili, che include insubordinazione, tradimento, spionaggio e diserzione, ma anche saccheggio e rapina, senza fornire informazioni sulle leggi a cui questi capi di imputazione fanno riferimento, né sulla competenza delle figure preposte all’amministrazione di tali leggi.

Il Kharkiv Human Rights Protection Group, organizzazione indipendente per la protezione dei diritti umani in Ucraina con sede nella città di Kharkiv, 300 km a nord di Donec’k, scrive che:

“Chi è anche solo sospettato di sostenere idee filo-ucraine è accusato di spionaggio e terrorismo e, secondo ciò che la Repubblica Separatista considera legge, può essere condannato a 30 anni di reclusione o alla pena capitale”

Il Tribunale Militare e un’autoproclamatasi Corte Suprema della Repubblica di Donec’k arrestano e processano persone con accuse di spionaggio e collaborazione col nemico, non ultimi i casi della volontaria Marina Čerenkova e del professore universitario ed esperto di religioni Ihor Kozlovsky.

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Il presidente della Corte Suprema di Donec’k, Eduard Jakubovskij (Getty Images)

Il Kharkiv Human Rights Protection Group ha dichiarato che questi ultimi sarebbero stati arrestati nell’ambito della stretta del governo separatista contro le “sette”, ovvero le confessioni diverse dalla Chiesa Ortodossa Russa (dichiarata recentemente religione di Stato), con l’accusa di essere sostenute dall’Occidente e intrattenere rapporti con le forze armate ucraine.

“Marina Čerenkova è a capo dell’associazione volontaria ‘Cittadini Responsabili’, che ha avuto un ruolo fondamentale durante i combattimenti, nella distribuzione di aiuti umanitari alla popolazione civile”. 

I militanti separatisti hanno minacciato anche altri membri dell’associazione, la cui unica colpa sembra essere quella di gestire gli aiuti umanitari provenienti dall’esterno della “Repubblica”.

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L’accusa di “tradimento” ha raggiunto anche alcuni minatori della città di Makiyivka, che avevano organizzato uno sciopero per protestare contro il mancato pagamento di alcuni stipendi arretrati.

Due giornalisti locali, Oleksiy Macuka e Denis Kazanskij, hanno denunciato gli arresti sommari, che avvengono senza mandati ufficiali né spiegazioni di sorta: “(…) i militanti entrano nelle case, arrestano e portano via le persone senza bisogno di spiegare nulla a nessuno”.

Le persone arrestate spesso non sono “attivisti pro-ucraini, come vengono definiti nell’accusa, ma gente comune denunciata dai vicini di casa o dai colleghi, talvolta persone che hanno passato il confine (già con mille difficoltà, magari per incontrare i propri cari) o fedeli protestanti”.

Gli abitanti del Donbas sembrano rivivere un clima simile a quello della Russia post-rivoluzionaria o dei periodi più duri della Guerra Fredda, fatto di delazioni, sospetti, denunce inoltrate per motivi personali, casi montati ad hoc.

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One thought on “GIUSTIZIA SOMMARIA NEL DONBAS

  1. È davvero una vergogna che i mass media (sia quelli etero- diretti dalla politica che quelli in teoria liberi) abbiano insabbiato la questione Ucraina… In Italia le notizie non seguono un ciclo deontologico di inizio e fine, ma sono abilmente manipolate per indurre gli spettatori/lettori a comportarsi in un certo modo.

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