FIDEL CASTRO. L’eredità pesante del “soldado de las ideas”

Quando lo vediamo sugli schermi esclamiamo “guarda chi c’è!” come se fosse un vecchio compaesano che non incontriamo da tempo in giro. Se lo cerchiamo su Google il secondo suggerimento che compare è “fidel castro adidas”, seguito da “fidel castro morto”. Oggi fa quasi tenerezza: era l’uomo con la divisa verde, ora è l’uomo con la tuta acetata. Era il leader carismatico, ora è un anziano signore di 90 anni, più attento alla propria tenuta che a quella del governo. L’uomo dei discorsi-fiume di ore fa un annuncio di un minuto e deve dire “fine”, perchè ci si aspetta che parli ancora. Ma non ha altro da dire.

(Qui il video, che wordpress si ostina a non mostrare in anteprima, ma prima o poi mi sentono!)

Watch: Fidel Castro gave what he said may be his last speech

Fidel Collage

Fidel Alejandro Castro Ruz compirà 90 anni il 13 agosto. Ho scritto questo post mentre si chiacchierava del 90° compleanno della regina Elisabetta II d’Inghilterra, un personaggio che, per quanto celebrato, non ha aggiunto né tolto nulla al mondo, a parte qualche diamante e qualche pagina di rotocalco. Diciamoci la verità, i monarchi occidentali hanno smesso di avere qualsiasi reale importanza dopo la II Guerra Mondiale (…e meno male!).

Fidel Castro non è semplicemente un uomo, un rivoluzionario, è un simbolo vivente: il simbolo di ciò che è diventata Cuba, e di ciò che è ancora oggi. I Barbudos hanno fatto tanti errori e hanno parzialmente tradito le loro stesse idee, trasformandosi da incendiari in pompieri. Ma hanno cambiato il volto di un’isola: la prima nazione a ribellarsi allo strapotere USA e dimostrare che era possibile, un popolo orgoglioso che ha rifiutato le dominazioni imperiali due volte e che ha saputo cancellare l’immagine vergognosa di “casinò e bordello dei Caraibi”, per lanciare una sfida al potere del denaro.

Di tutto ciò qualcosa è rimasto, ma molto è cambiato nel tempo, sotto la superficie. Come l’uomo Fidel barcolla, così anche il personaggio Fidel, il suo mito, traballa. E così anche quello che è rimasto del socialismo cubano mostra la corda. Altri politici diventeranno protagonisti della prossima Cuba e lasceranno da parte anche Raúl Castro, personaggio di transizione che spera soltanto di essere esonerato dalla politica il più tardi possibile.

fidel sad

La Rivoluzione cubana è l’ultimo lascito di quell’impeto socialista che ha fatto tanti errori ma che seguiva una linea diversa rispetto allo sfrenato culto del denaro che oggi imperversa nelle democrazie occidentali (e mondiali). Sessant’anni dopo, molte cose sono cambiate. Per quanto questi ultimi decenni celebrino la fine delle ideologie per come le conoscevamo, è impossibile negare che Cuba fino (quasi) ai giorni nostri è stata una leggenda, quasi un monumento al socialismo, esattamente come lo è stato Fidel Castro. Questo monumento ha luci e ombre, e questo ruolo pesa all’isola e alla sua popolazione. Nel tentativo di fare del Paese un faro, il governo cubano ha ingannato spesso sé stesso e il mondo e ha causato sofferenze prima di tutto a quei cittadini che aveva giurato di difendere. Cinquant’anni di embargo e assedio occidentale da una parte e di propaganda, di repressione del dissenso e di vita “alla giornata” dall’altra hanno lasciato molti segni sulla società del Paese caraibico, che ora spera in un futuro roseo quanto vago.

La Rivoluzione cubana e Castro rappresentano gli ultimi baluardi di un qualcosa che, almeno per come lo conoscevamo, è irrimediabilmente al tramonto. La loro eredità non può essere raccolta da nazioni “liberal-socialiste” come la Cina né da Paesi-carcere come la Corea del Nord, e non è stata raccolta dal Vietnam né da quei Paesi africani che pure avevano fatto sperare molte generazioni della sinistra mondiale. Per di più tale eredità non può e non deve essere raccolta in tutto e per tutto: Cuba è il Paese in via di sviluppo con più laureati e meno persone analfabete al mondo (tasso di istruzione del 100%, vedi note al fondo), ma è allo stesso tempo una dittatura e una delle nazioni con minore libertà di stampa e di espressione a livello globale.

Sarà quel che sarà, e ovviamente speriamo il meglio per i cubani. Vorrei soltanto che non dimentichino, sia il bene che il male, e non abiurino completamente a tutto il loro passato, perchè per lungo tempo hanno dimostrato che esisteva un’alternativa all’ordine globale del denaro.

Se il Che è finito sulle magliette, non vorrei mai che Fidel diventasse testimonial dell’Adidas.

fidel adidas

Note:

http://www.tecnicadellascuola.it/item/4403-l-istruzione-a-cuba-e-fra-le-migliori.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/17/istruzione-e-sanita-cuba-batte-italia/1117363/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...