ALTRO CHE BREXIT! Perchè un’Unione Europea più forte ci salverà dal baratro.

Uno studio della più grande banca d’affari del mondo, la Goldman Sachs, rivela che, entro il 2050, tra i Paesi occidentali solo gli Stati Uniti rimarranno tra le cinque più grandi economie del pianeta: dopo la Cina e prima dell’India, del Brasile e della Russia. Nel 2010, in questa cinquina figuravano ancora la Germania e la Francia. Alla luce di queste proiezioni, sembra quindi ovvio pensare al fatto che qualsiasi Stato europeo, singolarmente, non riuscirà a tenere testa alle grandi potenze che si stanno affacciando prepotentemente sulla scena internazionale.

Nonostante alcuni possano obiettare, ad esempio, che la Cina stia attraversando in questo periodo una fase di crisi economica, bisogna ricordare però che l’aumento del PIL cinese a gennaio 2016 corrisponde ad un +6,8%, in calo rispetto al passato, ma normale per uno Stato che si appresta a consolidare la propria economia. Prendendo invece in considerazione la crescita media dei Paesi europei, essa si aggirerà intorno ad una media annua dell’1,7%. Da qui al 2050, quindi, le maggiori economie europee subiranno presto il sorpasso anche da parte di altre economie emergenti, come ad esempio l’India, che si stima possa crescere intorno al 5,9%.

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Insomma, stiamo assistendo al declino relativo dei Paesi del Vecchio continente, che saranno un giorno sorpassati dalle economie di Paesi che possono contare su una forza-lavoro immensa e su una classe dirigente di giovani brillanti, formatisi nelle più prestigiose università americane o europee.

Malgrado i proclami di alcuni politici (anche nostrani), che sbraitano sull’abolizione di Schengen, sull’uscita dall’Unione Europea e sul ritorno dei vecchi Stati nazionali, esistono ragioni economiche e geopolitiche fondamentali che rendono invece necessario il mantenimento e il rafforzamento dell’Unione Europea, che includa anche l’istituzione di una politica estera unitaria e di un esercito unico europeo.

Partendo da un punto di vista economico, può aiutarci la teoria degli scambi internazionali. Questa indica che tra tre Paesi – Home (il nostro Paese), Partner (il Paese con cui avremo più rapporti commerciali) e Rest of the World (il resto dei Paesi del mondo) – se i Paesi Home e Partner decidono di creare una zona di libero scambio tra di loro, abbattendo i dazi doganali, il Paese che resta fuori dall’accordo (Rest of the World), dal punto di vista economico risulterà sempre in svantaggio nelle relazioni commerciali con i Paesi Home e Partner. Ecco perché, durante i primi anni Duemila, i Paesi dell’Est europeo hanno voluto così fortemente entrare nell’Unione, ed ecco perché, al contrario, starne al di fuori, a meno che non si viva in uno stato con un’economia molto grande o privo di relazioni commerciali rilevanti con l’Europa, potrebbe portare a conseguenza catastrofiche.

Lo stesso Primo Ministro inglese David Cameron (non esattamente un apologeta dell’UE), in un articolo per il tabloid inglese Mirror del 16 maggio di quest’anno, fa notare come l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea metterebbe in pericolo 3 milioni di persone il cui lavoro è connesso al commercio con l’Europa e come ritornare a istituire dei dazi doganali renderebbe le merci britanniche inappetibili per il mercato europeo. La conseguente svalutazione della Sterlina provocherebbe una recessione dalla quale persino un’economia forte come quella britannica farebbe fatica a riprendersi. Quando qualche politicante vi dirà che l’Italia dovrebbe uscire dall’Unione Europea provate a visualizzare questa scena.

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Un altro motivo per il quale l’Unione Europea andrebbe rafforzata riguarda la geopolitica. Innanzitutto, come forse alcuni hanno dimenticato, l’Unione Europea è riuscita a portare pace e stabilità all’interno di un continente che ha vissuto tutta la propria esistenza a farsi la guerra, e questo fatto non deve essere in alcun modo sottovalutato. Se l’Unione dovesse cessare di esistere si riproporrebbe una situazione in cui, all’interno del continente, i più importanti centri di potere, ad esempio Francia e Germania, tornerebbero a scontrarsi per effetto del bilanciamento di potenza. L’esistenza dell’Unione ha reso la guerra all’interno dell’Europa impossibile; e già questo costituisce un traguardo immenso.

Gli ultimi fatti di attualità ci dicono però che l’Europa è circondata da zone di conflitto: Libia, Siria e Ucraina sono praticamente le periferie del nostro continente. Questa situazione sta infatti destabilizzando la stessa architettura europea perché l’Unione non riesce a far fronte a queste minacce in maniera unitaria. L’egoismo degli Stati nazionali che agiscono in maniera disorganizzata tra loro senza una condotta comune di politica estera ha infatti portato, ad esempio, al disastro libico, che ha creato poi il problema dell’ondata migratoria verso l’Europa.

È quindi fondamentale che l’Unione Europea trovi al più presto un modo per assumere una politica estera unica, per affrontare le crisi e le minacce del XXI secolo in maniera efficace. Per poter essere credibile sulla scena internazionale, sarebbe necessario che la “potenza civile” si dotasse di un proprio esercito in grado di competere con le maggiori potenze mondiali. Ciò, oltre a farne un forte attore internazionale capace di difendere gli interessi dei Paesi membri, abbatterebbe i costi per i singoli stati, che, nonostante il periodo abbastanza turbolento, attualmente stanno tagliando di molto i propri budget per la difesa. Per farsi un’idea del problema basta pensare come ogni settimana le esercitazioni e gli sconfinamenti russi in territorio europeo mettano alla prova i sistemi difensivi della NATO.

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In questo momento, lo sviluppo di un esercito europeo rischia di somigliare meno a questo…

Tuttavia, sebbene il progetto di un esercito europeo incontri il parere favorevole di Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Olanda, esso non è appoggiato dalla Gran Bretagna e dai Paesi dell’Est europeo, i quali preferiscono basarsi sulle strutture della NATO. A questo proposito, però, questi ultimi sembrano non accorgersi del graduale disinteressamento degli Stati Uniti verso l’Alleanza Atlantica.

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…e più a questo.

Washington, infatti, sta tagliando di molto il personale destinato alle proprie basi in Europa. L’opinione pubblica statunitense e parte della classe dirigente sono infatti stanche di dover pagare la difesa dei Paesi europei con le tasse dei contribuenti. Gli stessi americani sono a favore dell’istituzione di un esercito europeo al quale potersi appoggiare per affrontare le crisi internazionali.

Con una minore presenza statunitense sul continente, l’Europa potrebbe rivelarsi vulnerabile, e una preda ricca ma indifesa è più probabile che venga aggredita. Riprendendo le parole dello studioso americano Joseph Nye: “Security is like oxygen: you tend not to notice it until you lose it”, noi europei potremmo anche pensare di trovarci al sicuro, tuttavia gli attentati a Parigi e a Bruxelles hanno dimostrato come le intelligence di Paesi alleati non riescano ancora oggi a passarsi informazioni sensibili, provocando falle nella sicurezza che permettono a personaggi come Salah Abdeslam di scorrazzare in lungo e in largo, per poi nascondersi comodamente a casa propria.

Nel XXI secolo, il declino relativo dell’unipolarismo americano porterà all’emergere di nuove potenze extra-occidentali, e l’Europa dovrà quanto prima rendersi conto che, per poter contare ancora in un mondo di giganti, dovrà trovare la via dell’unità: costituire i cosiddetti “Stati Uniti d’Europa” sarà la via di salvezza del continente. Per farlo si dovranno però necessariamente risolvere le questioni che bloccano il processo di ulteriore integrazione, come l’instabilità economico-finanziaria e la crisi dell’immigrazione, oltre che trovare nuove soluzioni al costante ostruzionismo dei Paesi dell’Est, della Gran Bretagna e dei movimenti euro-scettici che proliferano anche all’interno dei Paesi fondatori.

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La via da seguire è quindi solo una, se gli europei riusciranno a rendersene conto in tempo allora potrebbero tornare ad assumere un ruolo primario all’interno dello scenario internazionale. Altrimenti il rischio è che possano trovarsi ai margini di un mondo in cui il potere economico e il baricentro geostrategico mondiale stanno virando verso l’area dell’Asia-Pacifico.

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2 thoughts on “ALTRO CHE BREXIT! Perchè un’Unione Europea più forte ci salverà dal baratro.

  1. Va bene l’analisi, ma all’atto pratico ci sono scogli non superabili in breve tempo. Penso ad un esercito europeo ad esempio, che forse solo nei vertici usa una lingua comune agli altri. Il 5 o il 10% di PIL sono parametri locali che vengono globalizzati, a parità di PIL si hanno effetti diversi sul piano sociale.

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    1. Se Lei si riferisce al caso dell’esercito europeo, esso ovviamente non potrà essere messo in piedi nel breve periodo. Questi sono processi molto lunghi. Tuttavia, gli strumenti si avrebbero già, secondo Gianni Bonvicini, che è il vice Presidente dell’Istituto Affari Internazionali gli strumenti per dotarci di un esercito europeo ce li darebbe già il Trattato di Lisbona. Inoltre, per abbattere i costi e per incrementare l’efficienza alcuni Paesi europei stanno iniziando a sperimentare delle brigate “miste”. Molti sono infatti certi che si andrà naturalmente verso un esercito europeo de facto. Tuttavia, a mio parere, bisognerà quanto meno iniziare a istituzionalizzare il processo e non perdere tempo in questo senso. Come cercavo di spiegare nell’articolo, gli scogli è vero che ci sono, e sono anche molto grossi e complicati da superare, ma non abbiamo molta scelta. Per quanto riguarda il PIL facevo riferimento al fatto che, dato il tasso di crescita medio europeo, alcune potenze extra-occidentali ci supereranno dal punto di vista economico, questa tendenza è inevitabile a meno di eventi eccezionali.

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