SAVAMALA – La città degli zingari risveglierà BELGRADO?

Questo articolo è di Paolo Cordero, nostro “inviato speciale” nei Balcani. Al momento vive a Oradea, al confine tra Romania e Ungheria, e si occupa di tematiche ambientali in una ONG locale.

Belgrado, Serbia. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile alcuni individui, ancora ignoti, hanno svolto una singolare operazione di abbattimento di edifici inabitati nel centro della città. Il gruppo di persone, incappucciate e armate di mazze da baseball ha protetto l’azione dei bulldozer, di fatto impedendo a chiunque di avvicinarsi a Savamala, quartiere storico della città, all’ombra del Brankov Most. Sono state numerose le chiamate alla polizia da parte dei cittadini, ma questa non si è fatta viva per tutta la notte: le forze dell’ordine hanno rinunciato alla loro funzione di controllo e coercizione, cedendo il potere su una parte (seppur ristretta) di territorio nazionale ad un gruppo di persone armate. In poche parole, si è verificata una sospensione dello stato di diritto.

I fatti sono gravi, anzi gravissimi. Vengono attenuati solamente dal fatto che negli appartamenti non vi fosse anima viva: gli edifici infatti, in parte abusivi e in parte no, facevano parte di un’area sottoposta a cantiere. Alcuni di questi edifici sono stati espropriati con una legge speciale da parte del governo, obbligando i proprietari a sgomberare l’area per far posto ad una opera di “pubblica utilità”. Esattamente. Si tratta della costruzione del nuovo complesso “Belgrado sull’acqua”, operato dalla Eagle Hills di Abu Dhabi, controllata da Emaar Properties. Per intenderci, uno dei più grandi colossi immobiliari al mondo, che nel 2010 aveva un fatturato da 3000 miliardi di dollari e oggi possiede il grattacielo più alto del mondo, a Dubai.

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Il silenzio della classe politica serba è imbarazzante. La cronologia dei fatti appare poco casuale, specialmente se si considerano le resistenze alla vendita da parte dei proprietari degli appartamenti, poi demoliti: la legge speciale viene approvata dal parlamento per realizzare il progetto e affidarlo alla Eagle Hills il 9 aprile; nei giorni successivi i proprietari annunciano un’azione legale; la notte del 24 aprile intervengono gruppi violenti e non identificati per “accelerare” lo svolgimento di un’azione non ancora autorizzata dall’autorità giudiziaria; la polizia non risponde alle chiamate.

Insomma, cosa accade se mettiamo insieme un gruppo di incappucciati violenti, la polizia assente, il governo colluso e un gruppo immobiliare spregiudicato? Ovviamente, l’annientamento dei diritti dei cittadini.

Dove vuole arrivare quindi questo immenso progetto immobiliare? L’Osservatorio Balcani e Caucaso cita numeri incredibili: “un milione di metri quadri di spazi abitativi, circa 750.000 metri quadri di spazi commerciali e uffici, oltre 62.000 metri quadri dedicati a asili, scuole, istituzioni culturali, sociali e sanitarie e circa 242.000 metri quadri di nuovi spazi verdi”. Ma cosa rappresenta questa zona per la città? Per farla breve, a partire dal 1830 cominciarono i primi insediamenti urbani fuori dalle mura cittadine e Savamala fu il primo di questi. Si tratta di un’area che fin dall’800 ha conosciuto storie di emarginazione, a partire dal precedente nome “Ciganska bara”, letteralmente traducibile con “palude zingara”. Ma è anche divenuto il quartiere della movida, e un centro culturale indipendente, frequentato da giovani e creativi.

Dopo decenni di tentativi per reperire fondi per “modernizzare la città”, la politica sostiene di aver trovato il modo di riqualificare l’area di Savamala, considerata uno sfregio per l’immagine della città. La nuova immagine tuttavia viene criticata fortemente da parte dell’Accademia di architettura serba, in quanto una serie di strutture iper-moderne e totalmente aliene rispetto all’architettura del centro città verranno costruite senza aver presentato alcuna documentazione. Come minimo, gli esperti richiedono che vengano prodotti un piano urbanistico di riqualifica e di potenziamento delle sponde del fiume Sava (i cui straripamenti mettono a rischio l’area), e un progetto dettagliato relativo agli edifici, perché finora è stato presentato un plastico dell’opera il cui autore è sconosciuto. Inoltre è molto difficile che i precedenti abitanti del quartiere tornino a viverci dopo la “riqualificazione”: un classico caso di gentrification.

La vicenda è del tutto singolare, ma la storia non è nuova. Le relazioni tra classe politica, speculazione edilizia e diritti dei cittadini ignorati per far spazio alla “modernizzazione” si ripresentano di continuo nella storia. In questo caso a Belgrado, dove però la società civile, quanto mai immobile nell’est Europa, finalmente si è risvegliata dopo un lungo sonno: 10.000 persone hanno manifestato contro il silenzio dei politici sulla notte del 24 aprile. Sicuramente non si fermerà il progetto “Belgrado sull’acqua”, ma quantomeno la vicenda ha portato a un flebile risveglio dei cittadini di Belgrado nella lotta per la difesa dei propri diritti.

E questa è una buona notizia.

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