LIBANO. Minacce e violenze contro i profughi siriani

Aggiornamento sulla situazione odierna in Libano. Il nostro amico Valentino Casalicchio ci manda una notizia delle ultime ore. Qui trovate le due parti del suo reportage sui campi profughi nel Paese: Il Medio Oriente? È il posto più bello del mondo! e Il dentista di Shatila.

Nella notte tra 7 e 8 luglio, un gruppo di libanesi ha dato fuoco ad un campo profughi nel nord del Libano.

Nel campo di Miniara, vicino al villaggio di Tripoli, circa 60 rifugiati siriani sono rimasti ancora una volta senza ‘casa’. Questa volta non è stato il regime di Assad a cacciarli via, bensì gli abitanti del nord del Libano. “Io ho visto 4 anni di guerra in Siria, ma non avevo mai visto tanta bassezza!”, dice Mohammed. L’emozione è forte, nell’ultimo mese le intimidazioni sono state all’ordine del giorno. Il movente potrebbe essere un affitto non pagato, perché le terre dove sorgono i campi per i rifugiati sono affittate dai libanesi, per circa 3000 dollari a campo.

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Dopo un periodo di minacce e ritorsioni, nella notte è arrivato l’atto ultimo di questa serie di intimidazioni.

Sono 14 le famiglie rimaste senza un posto dove stare, circa 60 persone. I minorenni sono moltissimi, e un neonato ha rischiato di perdere la vita se non fosse stato per la prontezza dei genitori, che son riusciti a scappare in tempo.

Ma non è un caso isolato, è almeno un mese che in questa zona i siriani sono vittime di violenze fisiche e psicologiche. Dopo gli attacchi terroristici a Qaa, nel nord est del Paese, l’esercito usa ancor di più la mano pesante nei confronti dei rifugiati.

“Il 28 giugno l’esercito ha arrestato centinaia di rifugiati nei campi del nord del Libano. Oltre 120 persone sono state arrestate nel campo di Rehanye, senza dare loro motivazioni”, ci racconta Alessio, volontario di Operazione Colomba.

“Ma oltre all’esercito, sono le persone comuni ad attaccare i rifugiati: l’altro giorno un siriano è stato obbligato a sputare il caffè che aveva appena bevuto in un bar, solamente a causa della sua nazionalità”, afferma Alessio. I fenomeni di razzismo nei confronti dei siriani non sono nuovi e sono numerose le dinamiche di micro-sfruttamento che si creano in questa zona: dagli arresti sommari, al caporalato nei campi, al prezzo del mattone gonfiato.

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Il nord del Libano, una delle aree più povere del Paese, è diventato un luogo marginalizzato e discriminante, dove i più deboli vengono schiacciati. “E’ un vero e proprio limbo, dove vince il più forte!”, conferma Alessio.

La xenofobia è la risposta violenta alle difficoltà subite ogni giorno dalla popolazione, al centro di una situazione di tensione che non accenna a diminuire, ma anzi sembra aumentare giorno per giorno, ai confini del Libano e all’interno del Paese.

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