SERVICE BEIRUT – Scoprire il Libano chiacchierando coi tassisti

Nuovo articolo di Valentino Casalicchio, nostro amico e collaboratore, appassionato di Medio Oriente, racconta della sua esperienza in Libano qui e qui.

Contrattare con i service è la prima esperienza genuinamente libanese che trovi fuori dall’aeroporto internazionale di Beirut. I service sono taxi – collettivi o individuali – dall’aspetto comune. Si distinguono dalle auto private solamente dal colore della targa.

I servissari – nome italianizzato dagli expat nostrani per indicare gli autisti – sono un’incredibile fonte di aneddoti: durante le lunghe code agli incroci della città, ti raccontano il Paese dei cedri nei suoi dettagli più nascosti, nei suoi problemi più profondi.

lebanese-taxi
Service taxi con la tipica targa rossa

Ahmed, autista sulla quarantina, mi racconta la sua vita mentre è al volante: lui è un artista, il suo lavoro principale è quello del mobiliere. Utilizza il pregiato legno libanese per costruire mobili di fattura eccellente, ma il clima di caos politico ed economico di oggi lo ha portato ad arrangiarsi facendo il servissaro. In realtà non ama guidare per le strade caotiche di Beirut: lui viene dalla campagna, dalla Valle della Bekkaa, luogo rinomato per l’ottimo vino. Sua moglie e i suoi due bambini vivono lì, mentre lui fa tre ore di strada tutte le mattine per raggiungere la capitale, e mostrare orgogliosamente ai clienti le foto dei suoi mobili pregiati.

Non tutti vengono dalla campagna, c’è anche chi fa la spola tra le spiagge e i porti del Mare Nostrum. “Io sono Capitano!”, mi dice Bashir sorridendo. Ha quarantasette anni e anche lui fa il servissaro come secondo impiego. Il suo primo lavoro è guidare le barche dei milionari sauditi in giro per il Mediterraneo. È un lavoro stagionale, che gli permette di guadagnare molto, ma non abbastanza per mantenere la sua famiglia nella capitale.

Quando gli dico che sono italiano mi mostra subito una foto di Venezia vista dal mare. “Questa città è stupenda!”, afferma Bashir, e gli occhi lucidi non nascondono il suo rammarico: si considera un “lupo di mare”, ma deve guidare per Beirut perché ha tre figli da mantenere, e si considera già fortunato di potersi permettere quel lavoro.“Con tutte le persone che faticano ad arrivare a fine giornata, io sono un privilegiato. Io mi ricordo i tempi della nostra guerra…”. La guerra civile libanese si è conclusa soltanto venticinque anni fa, e alcune persone oggi mostrano molta solidarietà nei confronti dei siriani che scappano.

IMG_20160514_140513
Service nel traffico beiruttino

Ma non per tutti è così. Mohammed ha 35 anni, e fa il servissaro per conto di un amico. I siriani non gli stanno molto simpatici: “I soldati siriani in Libano li abbiamo avuti fino al 2005. Ora vengono qui a rubarci il lavoro. E noi come facciamo?”. La sua reazione è una fotografia dei problemi profondi del Paese dei cedri: il rancore nei confronti dei soldati siriani e per il calo dell’occupazione, soprattutto nel settore rurale, a causa dell’arrivo di più di un milione di profughi (in un paese di poco più di quattro milioni di abitanti) crea un forte astio nei confronti dei rifugiati.

Il Libano è ultra-congestionato, la sua funzione di “stato-cuscinetto” sta per raggiungere i propri limiti fisici: i rifugiati vivono in condizioni di estrema povertà, senza nessun diritto di base; la classe rurale e proletaria libanese non ha più nemmeno un barlume di possibilità lavorative; la situazione ambientale è allarmante: la maggior parte delle spiagge è impraticabile a causa dell’eccesso di spazzatura (ne parlava un nostro collega in questo blog). E la situazione sociale è sempre sul punto di scoppiare. Un equilibrio c’è, ma è molto precario.

Si respira anche grande voglia di cambiamento, ma è un fenomeno che non sembra avere ancora preso la velocità giusta.

Durante le elezioni municipali di Beirut, ho chiacchierato con Karim, servissaro sulla quarantina:Beirut Madinati è una speranza. Dobbiamo dare una svolta a questo Paese, siamo stufi delle stesse persone che ci governano da sempre”.

beirutmadinati
Membri di Beirut Madinati durante la campagna a sostegno del candidato Ibrahim Mneimneh

Beirut Madinati – letteralmente “Beirut è la mia città” – è la lista civica che è arrivata seconda alle elezioni municipali. È un movimento simile allo spagnolo Podemos, che si propone come alternativa al sistema politico libanese. Un partito innovativo creato dal basso, con assemblee aperte al pubblico e comitati di quartiere. Questa alternativa rappresenta una vera e propria “rivoluzione” nel panorama politico libanese, e ha raccolto grande consenso popolare in poco tempo.

I servissari, con i loro taxi arrangiati, diffondono e trasportano anche questi sentimenti, queste parole. Anche se, a volte, contrattare con loro fino allo stremo può essere un po’ stressante, possono aiutarti a comporre un puzzle molto complesso, quello libanese.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...