AMORE GAY. IMMEDESIMARCI CI SALVERA’ DALLA POLITICA DI DISCRIMINAZIONE. Un’analisi filosofica.

In periodo di Olimpiadi si è fatto un gran parlare degli amori e delle proposte di matrimonio che sono fioccate tra gli atleti a Rio. In questo quadro è stata molto chiacchierata la dedica della nostra campionessa Rachele Bruni alla compagna Diletta, che, tra l’altro, non è stata l’unica dichiarazione d’amore gay dei giochi, ma ha dato adito a una certa pruderie e al gusto del gossip che si sfogano sui nostri media nazionali.

Nonostante un certo miglioramento della situazione e una certa attenzione ricevuta anche dalla politica, sembra ancora difficile accettare l’amore omosessuale nel nostro Paese. Perché? L’analisi del nostro amico, nonché filosofo, Fabio Sandrecchi.

A quasi sei mesi dall’approvazione in Senato del disegno di legge Cirinnà – che regolamenta le unioni civili anche tra individui dello stesso sesso – non si è ancora verificato nessuno scenario apocalittico. «Contro ogni aspettativa!» commentano i numerosi oppositori del ddl: dallo sgretolamento della famiglia come unità fondamentale della società occidentale alla forzata omosessualizzazione degli abitanti del Bel Paese, le previsioni di sventura e catastrofe si sono moltiplicate nel primi mesi del 2016. Il panico, lo si vuole ricordare, era stato scatenato da una certa politica, in seguito all’approvazione delle unioni civili same-sex e non del matrimonio same-sex. Questo infatti rimane, almeno per il momento, un lontano miraggio di eguaglianza per gli omosessuali italiani. In Italia, a differenza ad esempio della cattolicissima Irlanda (dove è prevista la possibilità per le coppie omosessuali di unirsi in matrimonio dal 2015), non sembra sia ancora possibile discutere apertamente di matrimonio per le coppie omosessuali.

Ci si potrebbe chiedere se, dietro a questo secco rifiuto a una richiesta invece ritenuta legittima in diversi stati dell’Unione Europea, non si nascondano sentimenti viscerali piuttosto che buone argomentazioni. La confusione su questo tema, soprattutto da un punto di vista concettuale, infatti è grande. Prendiamo ad esempio il Ministro dell’Interno Angelino Alfano: la sua opinione sulla stepchild adoption – ovvero la possibilità di adottare il figlio del partner a cui si è uniti civilmente considerata il cavallo di Troia della “comunità omosessuale” per la possibilità di arrivare, in un prossimo futuro, al matrimonio vero e proprio, ha destato molte perplessità, ma anche alcuni moti di approvazione. A seguito dello stralcio della stepchild adoption all’interno del ddl, Alfano ha avuto modo di commentare: «Abbiamo impedito una rivoluzione contro-natura e antropologica», spolverando così argomentazioni filosofiche considerate largamente superate già agli albori del 1900.

Ma forse non è la semplice ignoranza sull’argomento che muove alcuni individui a pronunciare certe sciocchezze, bensì, come è stato accennato, si tratta di qualcosa di più interno e profondo, qualcosa di scomodo e ingombrante che chiede di essere giustificato, che dà corpo a obiezioni miopi e fragili, come quella del nostro Ministro dell’Interno.

Questo qualcosa, secondo Martha Nussbaum, consiste nel sentimento del disgusto. In Disgusto e umanità (2010) la celebre filosofa statunitense ha modo di argomentare come le leggi e gli atteggiamenti discriminatori – tra cui il divieto di unirsi in matrimonio – nei confronti degli individui omosessuali non siano fondate su argomentazioni razionali, ma su una reazione emotiva. In particolare sembra essere l’omosessualità maschile a suscitare in alcuni la più viva ripugnanza, così come risultano ad alcuni estremamente disgustosi gli atti sessuali tra individui dello stesso sesso e i fluidi coinvolti. Questo, ovviamente, senza tener conto del fatto che gli stessi atti e fluidi sono compiuti e coinvolti anche nei rapporti tra eterosessuali. Perché si prova dunque disgusto esclusivamente nei confronti dell’omosessualità?

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Secondo la filosofa americana Martha Nussbaum, il sentimento del disgusto può essere combattuto attraverso l’immedesimazione

Le ragioni psicologiche e sociali di questo fenomeno sono molteplici: si possono ad esempio citare l’eteronormatività della società italiana che pone l’eterosessualità come modello normale da perseguire, l’omofobia che affligge molti nostri concittadini o, più in generale, una certa rigidità diffusa per ciò che riguarda la sessualità umana. Sembra che nel nostro Paese, non si possa né si debba parlare liberamente di questi argomenti.

Ma il disgusto può essere un sentimento affidabile, cioè può dirigere le nostre scelte in ambito morale o giuridico in modo convincente? In altre parole: se una cosa mi fa schifo, vuol dire che non deve essere permessa? Si può iniziare con il riconoscere che il disgusto, in certi contesti particolari, si configura come un sentimento affidabile. La repulsione provata di fronte a certi odori o sapori oppure nei confronti di materiali biologici potenzialmente pericolosi può risultare vantaggiosa quando non ci sono mezzi migliori per decidere se entrare o no in contatto con un oggetto. Questo tipo di disgusto è ciò che Nussbaum definisce disgusto primario, ovvero quello provato nei confronti di oggetti potenzialmente pericolosi per la salute dell’individuo. Esistono però anche oggetti di disgusto proiettivo. In questo caso il disgusto verso un oggetto è proiettato su ciò che, in un qualche modo, è in relazione con esso. Ad esempio diversi individui non berrebbero mai dalla stessa ciotola da cui hanno visto bere un cane, per quanto essa sia stata accuratamente lavata e sterilizzata. La stessa cosa accade anche nei confronti degli omosessuali, i quali compiono atti considerati disgustosi (in quanto in relazione a oggetto di disgusto primario), diventando disgustosi a loro volta.

Se il disgusto primario risulta essere di una qualche utilità a livello intuitivo, quello proiettivo si rivela nella maggior parte dei casi fallace e inaffidabile e, per questo, non può essere considerato un buon fondamento per la moralità, né tantomeno per il diritto. In primo luogo, esso si espone a basilari critiche razionali, ma sopratutto il disgusto proiettivo è manipolato e manipolabile. Prendiamo come esempio le descrizioni degli Ebrei da parte degli antisemiti – nelle quali vengono assimilati a scarafaggi o altri insetti – oppure la repulsione irrazionale dei confronti dei dalit indiani, vero e proprio mezzo politico di discriminazione. Si può inoltre notare che gli oggetti del disgusto proiettivo variano fortemente tra le diverse culture e i diversi individui: molti italiani sono nauseati dalla sola idea di mangiare un insetto, quando invece è comune consumarli in diverse parti del mondo.

Alla luce di queste distinzioni risulta più semplice interpretare espressioni come “contro-natura“, “deviato“, “abominevole“: le unioni omosessuali colpiscono le categorie del disgusto di molti e questo sentimento chiede di essere interpretato. Ad esempio come la violazione di un ordine, naturale o divino, violato dal turpe atto dell’amore tra simili, atto a cui l’individuo sano (ed eterosessuale) risponde con spontanea repulsione. È facile comprendere come questo sentimento sia ingiustificato e irrazionale, almeno quanto lo sono le conclusioni che da esso vengono tratte.

Espressioni come “contro-natura”, almeno nel contesto culturale in cui ci muoviamo oggi, non sono comunicazioni di concetti e idee, ma espressioni di sentimenti ed emozioni profonde e scomode. Non ci sono più (non ci sono mai state) buone ragioni per cui un’unione, matrimoniale e non, tra due individui dello stesso sesso debba essere considerata di serie B, svantaggiata intrinsecamente o da normare in modo differente rispetto alla sua controparte eterosessuale. Eppure gli episodi di bullismo omofobico o di discriminazione continuano a fare parte del comportamento degli italiani. Il machismo ostentato, per il quale il gay “fa schifo” e la lesbica è “di merda”, continua a essere regola e norma all’interno di scuole e uffici, spesso tollerato da chi invece dovrebbe sorvegliare sui casi di possibile discriminazione e mobbing. Non occorre riportare alla memoria i numerosi fatti di cronaca che nell’ultimo anno hanno visto omosessuali discriminati, insultati o picchiati per il proprio orientamento sessuale. La transizione dal “non devono” al “non davanti ai bambini” fatta propria da chi si è visto imporre le unioni civili same-sex e la fantomatica “teoria gender” non è un segnale incoraggiante: chi tollera perché è costretto non si asterrà dalla reazione quando ne avrà la possibilità. L’omofobia privata non è meno pericolosa di quella pubblica.

È possibile porre un’alternativa alla politica del disgusto? Una politica maggiormente adatta alla nostra vocazione di cittadini eguali tra loro in quanto tali, improntata all’empatia e alla libertà?

Martha Nussbaum pone tale alternativa in una politica dell’umanità: è l’immedesimazione a permettere di comprendere il prossimo e concepirlo come eguale portatore di interessi e diritti. L'”altro” ci ricorda noi stessi senza scadere in una nostra mera proiezione. Nell’alterità scopriamo desideri e aspirazioni simili alle nostre, accettando allo stesso tempo che questi interessi potrebbero essere differenti dai nostri – talvolta addirittura incomprensibili, ma non per questo di minore valore.

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Gay Pride a Venezia

La transizione dal disgusto all’umanità può avvenire solo attraverso l’educazione del cittadino: attraverso la scuola, e la sensibilizzazione della società adulta. Una delle conseguenze di questo processo sarà la tanto temuta omosessualizzazione della società, da intendersi come una maggiore visibilità della comunità omosessuale italiana, al di là degli schermi stereotipati e della tolleranza senza accettazione. Una società maggiormente aperta nei confronti dell’omosessualità non potrà facilmente accettare adagi come “la moda è gay” o “è lesbica perché ha problemi con la madre”. Anche i grandi media hanno la loro responsabilità, per quanto spesso si dimostrino disinteressati a fornire una visione eterogenea. Mentre, in alcuni casi, programmi televisivi (pensiamo a Will e Grace) hanno contribuito grandemente alla causa omosessuale.

La causa della diversità non può né deve essere perorata solo attraverso un impegno concettuale, ma anche promuovendo sentimenti e attitudini atti a facilitare l’esercizio delle libertà individuali. Comprensione e umanità in opposizione a intolleranza e disgusto: categorie emotive ancora lontane dall’immagine del successo dominante nel nostro Paese, intrappolato nelle insicurezze di modelli di genere che, finalmente, cominciano a sparire.

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