ALTRUISMO EFFICACE. Come cambiare davvero il mondo

Anche questo articolo è del nostro amico, nonchè dottore in Filosofia, Fabio Sandrecchi. In copertina, un’opera di Banksy.

Certi problemi ci coinvolgono tutti, ma alcuni ovviamente sono più coinvolti di altri. Prendiamo ad esempio il riscaldamento globale. Il lettore italiano, a meno che non viva su Marte – che, guarda caso, sembra trovarsi a sua volta in una fase di mutamento climatico – sarà sicuramente venuto a conoscenza di questa minaccia, ma molto probabilmente è meno conscio del problema rispetto a un abitante di Shishmaref, Alaska.

Il 16 agosto 2016 la popolazione ha infatti votato e deciso di traferire la cittadina sulla terraferma. Per quanto Shishmaref sia sempre stato soggetto a problemi dovuti all’innalzamento del livello del mare e all’erosione del suolo, la recente impennata di questi fenomeni causata dal riscaldamento globale ha forzato i cittadini a scegliere di abbandonare le loro case. Gli abitanti di Shishmaref sono tra i primi rifugiati climatici provenienti da una realtà culturalmente prossima alla nostra.

Riscaldamento globale: un problema che coinvolge tutti, ma Shishmaref più di altri. Poi ci sono problemi che colpiscono solo alcuni. Difficilmente il lettore italiano ha amici o parenti che sono morti di malaria, mentre in alcuni Paesi africani, per la sola mancanza di prevenzione per mezzo delle zanzariere, continuano a morire decine di migliaia di persone ogni anno.

Ogni anno numerosi italiani donano parte dei loro guadagni alle organizzazioni umanitarie affinché questi problemi, che non li toccano direttamente, siano risolti. Si tratta di individui altruisti. C’è stato anche chi, però, ha sollevato domande sulla natura e sull’utilità del loro altruismo. Ciò che fanno è un atto di gratuita bontà nei confronti del loro prossimo o piuttosto un dovere morale dal quale non si possono esimere? E, se si tratta di un dovere, ciò che è fatto può essere migliorato?

A questi quesiti cerca di dare risposta Peter Singer, docente di Bioetica presso l’Università di Princeton e docente di Studi filosofici e storici presso l’Università di Melbourne. Noto soprattutto per il suo attivismo nell’ambito della questione animale, nel 1975 Singer scrisse “Liberazione animale” (“Animal Liberation“), testo considerato fondamentale nel settore dell’animalismo filosofico. Ma la sua importanza come autore non si limita a questo: si è infatti occupato anche di numerose questioni di filosofia morale e di etica applicata e può essere considerato uno dei filosofi più influenti e letti del mondo.

Peter-Singer
Il filosofo e saggista australiano Peter Albert David Singer

L’edizione italiana dell’ultimo libro di Peter Singer, “La cosa migliore che tu puoi fare” (“The most good you can do”, 2015), è stata presentata lo scorso giugno al Teatro Carignano di Torino. L’argomento del saggio è il cosiddetto altruismo efficace (“effective altruism”), una filosofia di vita attiva che si prefigge di migliorare il mondo aiutando il prossimo… Nel modo più efficiente.

Attraverso l’uso della razionalità e di prove di efficacia, l’altruista efficace si impegna personalmente e investe il proprio denaro in progetti e idee che possono avere il migliore impatto sul maggior numero di persone. Ma cosa rende un altruista efficace differente dalle altre persone che donano a organi di beneficenza?

Prima di tutto, l’accurata informazione è la prima risorsa dell’altruista efficace.

Come ricorda Singer, proviamo a pensare a quanto tempo passiamo a scegliere una nuova lavatrice. È molto probabile che metteremo a confronto i diversi modelli sul mercato, valuteremo se conviene acquistarne una nuova o una usata, cercheremo offerte e promozioni nei vari negozi di elettrodomestici, e così via. Perché invece gli individui che fanno donazioni non si impegnano allo stesso modo? Spesso infatti vengono donate cifre irrisorie a numerosi enti e organizzazioni di cui non conosce minimamente l’efficacia, senza che ci sia alcuna volontà di approfondire. Ci si affida, anzi, alla fede: «Speriamo che i miei soldi arrivino davvero!».

Certo, confrontare dati e consultare statistiche, effettuare ricerche e compiere scelte adeguatamente informate possono rivelarsi compiti noiosi e difficili. Eppure si è pronti a fare qualcosa del genere ogni volta che si compra una lavatrice: l’acquisto di un buon elettrodomestico sembra a molti più importante che comprendere come donare al meglio il nostro denaro.

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Cosa si potrebbe fare? Ad esempio, inviare una maggiore quantità di denaro a una singola organizzazione dalla riprovata efficacia, come la Against Malaria Foundation, la migliore associazione a cui fare una donazione secondo il sito Give Well. L’altruista efficace, a differenza del “donatore della domenica”, è ben conscio di cosa sta facendo con il proprio sudato salario.

In secondo luogo, l’altruista efficace agisce in una dimensione globale, senza preferire gli svantaggiati del proprio Paese o le cause con una maggiore visibilità mediatica. Ci sono infatti pareri discordanti su che cosa sia il meglio per tutti. Non per questo il meglio per il nostro vicino di casa deve avere la precedenza su ciò che è meglio per chi vive in altri paesi.

Insomma, per l’altruista efficace non esiste un “prima i nostri”: questo perché ai suoi occhi i nostri sono tutti.

Volete un esempio? Addestrare e fornire un cane guida a una persona cieca negli U.S.A. costa circa 40 mila dollari. Prevenire invece la cecità dovuta al tracoma – la più frequente causa di cecità evitabile – in un paese emergente costa dai 20 ai 100 dollari. Senza dimenticare il sostegno e l’aiuto al proprio concittadino, un altruista efficace americano sarebbe più propenso a supportare la seconda iniziativa. Piuttosto che aiutare un singolo individuo attraverso uno strumento di certo utile, ma non strettamente necessario, si sceglie di investire la stessa cifra per prevenire dai 400 ai 2000 casi di cecità. Al di là di razza, reddito e collocazione geografica, si tratta di una scelta razionale, non di una semplicemente emotiva.

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Questo tipo di scelta, però, solleva una ulteriore questione spinosa, anche per l’altruismo efficace: abbandonare certi pregiudizi infatti tira in ballo la “questione animale”.

Molti altruisti efficaci hanno scelto di adottare comportamenti che prendono in considerazione anche gli animali non umani per le ragioni più varie. Ad esempio, perché vogliono ridurre il proprio impatto ambientale. Scelgono quindi di smettere di consumare prodotti di origine animale, dal momento che la zootecnia e la pesca commerciale rappresentano una delle maggiori fonti di emissione di gas serra. Secondo diversi altruisti efficaci, scegliere di essere vegani o vegetariani significa utilizzare al meglio le nostre risorse, ridurre le fonti di inquinamento delle risorse idriche e di contaminazione del suolo, contrastare il fenomeno della deforestazione e difendere la biodiversità. Il ritorno positivo per l’intera popolazione umana è enorme e, tra l’altro, non richiede una diretta donazione.

Ma c’è di più. C’è chi pensa infatti che gli animali non umani siano compresi nel tutti: l’altruista efficace non può facilmente ignorare l’enorme quantitativo di sofferenza che viene loro inflitta.

Ad esempio, secondo i dati forniti da P.E.T.A., ogni anno muoiono 9 miliardi di polli per fini alimentari nei soli Stati Uniti. È un numero impressionante – sempre che si consideri la sofferenza dei polli rilevante. Fare la propria parte per migliorare la situazione degli animali non umani è piuttosto semplice e alla portata di molti. Con questa scelta l’altruista efficace animalista previene una inimmaginabile quantità di sofferenza.

Esiste una terza differenza tra l’altruista efficace e il “donatore della domenica”: raramente il primo vede la propria donazione come un peso o un sacrificio. La vede, piuttosto, come un dovere.

Sempre seguendo Singer, immaginate di entrare in una casa in fiamme e salvare una decina di persone da un incendio: di certo si tratterebbe di uno dei momenti più importanti della nostra vita. Ora pensate a quanto si spende per beni e servizi di cui non solo non abbiamo davvero bisogno, ma che risultano ridondanti anche per lo stile di vita occidentale.

Quanto si spende per il nuovo cellulare o l’abbonamento alla palestra “alla moda”, e perché? Scegliere di consumare in modo più consapevole e investire i propri risparmi in progetti che operano nei/a favore dei/istituzioni che aiutano i Paesi in via di sviluppo può salvare decine di vite, ogni giorno. Certo, non è eroico quanto il gettarsi in una casa in fiamme, ma risulta di gran lunga più efficace nel salvare delle vite. Gli altruisti efficaci fanno fatica a capire perché per alcuni sia doveroso mettere a rischio la propria vita per quella del prossimo in casi come quello dell’incendio, mentre non lo è il controllare come i nostri soldi vengono spesi. Per un altruista efficace non si tratta di un sacrificio: una rinuncia minima da parte sua può significare la salvezza di qualcun altro e si sentirebbe nel torto scegliendo il contrario.

L’altruismo efficace è un movimento variegato nel suo interno. Difficilmente tutti coloro che lo applicano rispondono allo stesso modo ai quesiti che potrebbero essere posti. Ad esempio, cosa si può ribattere a chi sostiene che l’altruismo efficace rischia di rendere la vita di chi lo applica sensibilmente peggiore? Siamo così sicuri che la felicità che deriva dal compiere ciò che si ritiene giusto bilanci adeguatamente la mancata soddisfazione dei propri istinti? L’altruista efficace non riduce se stesso a una “macchina per donazioni”?

Nonostante le difficoltà a cui può andare incontro, l’altruismo efficace è un modo nuovo, umano e intelligente, di approcciare vecchie questioni. Ci spinge a fare la nostra parte, combattendo il nostro egoismo e la tendenza al consumismo e rendendoci più consapevoli della sofferenza altrui. Una sofferenza per lo più inutile e che potrebbe essere prevenuta attraverso pochi gesti, ma razionali.

Non si tratta di assumersi sulle spalle problemi che non ci appartengono, né di sacrificare la nostra esistenza. Forse, più semplicemente, si tratta di riconoscere il prossimo per ciò che è. E fare ciò che è giusto.

Fabio Sandrecchi

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One thought on “ALTRUISMO EFFICACE. Come cambiare davvero il mondo

  1. A proposito: mentre si organizzavano Live Aid, Live 8 ecc, la Universal Vivendi privatizzava l’acqua in Africa, privando milioni di persone dell’accesso ad un bene comune fondamentale. Se Bono e compari fossero stati seguaci dell’altruismo efficace avrebbero semplicemente abbandonato la propria etichetta.

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