COME VIVONO I ROM (a casa loro)?

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Siamo andati in Romania ad intervistare Marin Iulica, ricercatrice e insegnante di storia a Dabuleni, Romania. Ci ha raccontato alcune cose non scontate sui rom, la minoranza etnica più numerosa d’Europa.
In questo villaggio nel sud della Romania, al confine con la Bulgaria, i rom sono l’80% della popolazione. Marin ha iniziato la sua carriera da insegnante in una scuola di bambini rom nel villaggio di Sadova, ad una manciata di chilometri da casa.
Quando accettò l’incarico era un pò titubante. Anche in questa parte del Paese sopravvivono certi stereotipi sui rom ma, quando il primo giorno di scuola trovò un mazzo di fiori sulla cattedra a darle il benvenuto, i suoi preconcetti e le sue paure furono distrutti sin dal primo momento. “Viviamo molti stereotipi sui rom nel nostro Paese, come nel resto d’Europa. Ma sin dal primo momento mi resi conto che avevo dei bambini davanti a me e non dovevo far nessuna distinzione di etnia” racconta Marin.
I rom sono un gruppo etnico di origine indiana che vive principalmente in Europa. Circa il 60% delle persone appartenenti a tale gruppo vivono nell’Europa Centrale e Orientale.
Nel Vecchio Continente vivono circa 12 milioni di persone di origine rom, la Romania è lo Stato con la popolazione più numerosa, 1 milione e 800 mila.
“In questa zona i rom sono la maggioranza, ma non tutti si considerano tali. Nel periodo comunista, Ceausescu voleva dare un’identità romena anche alle persone di origine rom, e per questo motivo molti di loro si considerano romeni anche se parlano la lingua romanés e hanno i tratti somatici più orientali”, spiega Marin.
Rom non significa Romania, bensì uomo in lingua Hindi, e nonostante abbiano un nome simile, la lingua rumena e quella romanés sono molto diverse.
In Romania si parla una lingua di derivazione latina, molto vicina all’italiano, allo spagnolo e al francese, con significativi prestiti slavi e qualche parola di origine ungherese, albanese o turca. Il romanés, invece, deriva dalle lingue indiane e neo-indiane: gli storici ritengono che le origini del popolo Rom siano da ricercarsi proprio in India, da dove i cosiddetti «zingari» si sarebbero spostati tra l’VIII e il XII secolo, raggiungendo poi tutti i paesi d’Europa.
Il primo documento scritto che attesta la presenza di Rom nell’attuale Romania risale al 1385. Nei principati di Valacchia e di Moldavia – antenati della Romania – i Rom sono stati schiavi fino al 1856, anno in cui in Valacchia viene emanata una legge che prevede l’abolizione della schiavitù.
“Alcuni di loro vogliono essere chiamati tigani (nome da dove deriva la nostra parola zingari, ndr), altri Rroma (il nostro rom, ndr). Tigan vuol dire “persona povera senza nulla”, per loro è offensivo. Ad ogni modo il nome è una cosa soggettiva, alcuni di loro si offendono, altri no” afferma Marin.
I popoli rom sono sempre stati perseguitati nella storia, ed è anche per questo che le loro comunità sono molto forti e chiuse al loro interno. Durante la seconda guerra mondiale furono anch’essi vittime dell’Olocausto, chiamato Porjamos in lingua romanés, dove si stimano tra 220 mila e 500 mila vittime.
“A differenza di altre etnie, i rom hanno avuto poche possibilità di arricchirsi. Di conseguenza sono ancora visti come una società povera che tende alla criminalità. Ma non è così e loro sono i primi a patire le conseguenze di questa situazione di forte discriminazione” ribadisce la ricercatrice.
“Oggi sono associati alla povertà e all’alto tasso di crimine, e con essa l’alta discriminazione” ci dice l’insegnante di storia.
Secondo una ricerca del PEW Research Center, in Europa sono tutt’ora la minoranza più numerosa e più discriminata, con l’Italia in testa alla classifica (l’85% delle persone intervistate hanno un’opinione negativa riguardo i rom).
“In questa zona della Romania i rom hanno una vita molto semplice, lavorano nei campi e allevano animali – principalmente maiali e cavalli -, e mediamente vivono con 10 euro al giorno” spiega Marin Iulica. Nonostante il basso costo della vita rispetto all’Italia, 10 euro al giorno non sono sufficienti per una vita dignitosa. Facendo due passi nel villaggio si possono effettivamente riscontrare le condizioni precarie delle famiglie rom, a partire dall’igiene che scarseggia nelle case. “Con 10 euro al giorno deve sopravvivere una famiglia di minimo 5 persone. L’igiene viene immediatamente dopo il cibo, ma i soldi non bastano per entrambe le cose” afferma Marin.

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“Fanno molta fatica a tirare avanti. Sono molto poveri, e spesso vivono in condizioni di estrema povertà. Nonostante molti giovani emigrino per lavorare, dopo qualche mese tornano qui per aiutare la propria famiglia. Sono molto affezionati alla loro terra e alla loro comunità” conclude Marin Iulica.
La forza della comunità dei rom gli permette di sopravvivere alle difficoltà quotidiane, ma non è sufficiente per raggiungere uno standard di vita accettabile. Tuttavia l’ostacolo più grosso per questa comunità sono i preconcetti secolari che vivono nelle nostre società: una barriera insormontabile che rende il Vecchio Continente ancora una volta ipocrita rispetto ai diritti umani e all’uguaglianza, valori venduti dalle istituzioni europee. Alcune comunità rom vivono in una condizione di estrema povertà, sotto gli occhi di tutti, senza che venga fatto nulla per migliorare la situazione. Comunicare e conoscere potrebbe essere il primo passo.

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