JOEL GIBBARD. Il ragazzo che costruisce mani magiche

Al Festival della Tecnologia e dell’Innovazione di Settimo Torinese abbiamo incontrato Joel Gibbard, ingegnere fondatore di Open Bionics, start-up britannica che produce e vende mani bioniche.

gibbardopenbionics
Joel Gibbard, ph: Guardian

La mano umana è uno strumento estremamente complicato, l’elemento che distingue davvero l’uomo dall’animale. Al giorno d’oggi circa 2 milioni di persone nel mondo necessitano di arti artificiali, che sono però molto costosi (un braccio bionico può arrivare a costare 100.000 euro) e difficili da fabbricare. In particolare è molto difficile che chi abita nei Paesi in via di sviluppo possa permettersi un oggetto del genere, che permetterebbe all’amputato di vivere una vita normale e migliorare la propria percezione di sé.

A 17 anni Joel decide di costruire la sua prima mano robotica, che in seguito perfezionerà all’università. Il video del progetto viene messo online, e testato per la prima volta “dal vivo”, aprendo un vaso di Pandora: sono in molti ad interessarsi, a fare domande e a sostenerlo. I suoi video hanno aumentato l’interesse per la ricerca nel campo della bionica, e Joel ha potuto imparare dai pazienti, che hanno contribuito a migliorare i prototipi.

Utilizzando una stampante 3D, Joel crea un nuovo prototipo, che rende open source: chi lo desidera può richiedergli le specifiche e produrlo da sé.

E sta proprio in questo la vera evoluzione portata da Open Bionics nel campo delle protesi: produce tecnologia democratica.

L’idea promossa dal team di Gibbard è quella di vendere ogni arto ad un prezzo di 3.000 euro. Comunque una cifra considerevole, ma molto più vicina alle possibilità della gente comune. E si tratta di un dispositivo che potrebbe essere venduto anche ai sistemi sanitari nazionali di molti Paesi nel mondo, permettendo di diminuire il prezzo tramite sussidi statali.

L’altra caratteristica rivoluzionaria di questi arti bionici è che non sono protesi, ma oggetti che puntano anche ad essere esteticamente belli: l’arto bionico non deve sembrare un sostituto, ma un simbolo di miglioramento per le persone, un elemento che permetta di trasformare le loro disabilità in superpoteri. Per questo a Joel brillano gli occhi quando racconta dei kit personalizzati, che ha costruito in collaborazione con Disney, come la mano robotica di Iron Man, quella della principessa Elsa di Frozen, e due ispirate alla saga di Star Wars e del videogioco fantascientifico Deus Ex.

open-bionics

Un oggetto del genere può fare una grandissima differenza per l’autostima di un bambino nato privo di un arto o che ha perso uno. Sarà infatti portato a vedere la mano “diversa” come un potenziamento, non un handicap, e il costo relativamente basso permetterà di installarne uno già nell’infanzia e cambiarlo durante la crescita. Di solito i bambini amputati non possono ricevere protesi fino al termine dello sviluppo, proprio a causa della crescita che farebbe lievitare i costi all’infinito.

La collaborazione con Disney permetterà ad Open Bionics di donare un arto bionico ad un bambino proveniente da Paesi in via di sviluppo per ogni kit personalizzato acquistato, tramite la collaborazione con ONG locali.

Il lavoro di Joel è molto più artigianale di quanto si possa pensare: parte dalla scannerizzazione e dalla produzione di un calco in gesso dell’arto, diverso per ogni persona, che permette di sviluppare un dispositivo altamente personalizzato.

L’Italia è il terzo cliente di Open Bionics: sia università e istituti che privati cittadini stanno utilizzando e studiando i suoi prodotti. Ma il nostro Paese è anche fornitore di tecnologia: l’elettronica dei controller è gestita da schede Arduino, prodotte dall’Interaction Design Institute di Ivrea, eccellenza piemontese nel campo della micro componentistica.

Non si dica che a Formatoberliner parliamo sempre male della tecnologia: è stato lo sviluppo delle stampanti e degli scanner 3D, e la loro diffusione ad un costo relativamente contenuto, a permettere che un ragazzo di 26 anni come Joel Gibbard potesse avvicinarsi e fare la differenza in questo campo. Fino a 10 anni fa, uno sviluppo del genere sarebbe stato impensabile.

Ma il fatto che sia stato Joel, un ragazzo di Bristol come tanti altri, a volerlo rendere democratico e sostenibile, non dipende dalla tecnologia.

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One thought on “JOEL GIBBARD. Il ragazzo che costruisce mani magiche

  1. L’ha ribloggato su Arte&Culturae ha commentato:
    Molto interessante questo articolo.
    Lo sviluppo tecnologico può essere accessibile a tutti, se lo si vuole, oltre che di aiuto a chi ne necessitasse.
    Contribuisce all’eguaglianza tra individui quando non è fimalizzato al profitto di pochi ed utilizza sistemi e software aperti.

    Liked by 1 persona

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