EUROPA e RUSSIA sono destinate a scontrarsi?

La storica elezione di Trump rischia di far saltare gli equilibri geopolitici che hanno contraddistinto il periodo post-Guerra fredda e, sebbene sia difficile – non impossibile – prevedere il futuro per via di possibili imprevisti, i modelli forniti dalla disciplina accademica delle Relazioni internazionali possono darci un’idea delle tendenze che si andranno a delineare. Nel corso della storia il sistema internazionale è sempre stato regolato dagli stessi meccanismi. Se studiati e compresi, questi meccanismi possono darci l’occasione di effettuare previsioni di lungo periodo in senso generale. In questo articolo, perciò, si vogliono spiegare le motivazioni che, data la probabilità di un’America prettamente isolazionista, possono portare allo scontro tra Europa e Russia.

LA FINE DI UN’EPOCA

Con l’elezione di Donald J. Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America si sta per concludere un’epoca iniziata con la caduta del muro di Berlino. È infatti nei primi anni Novanta che l’allora Presidente George H. W. Bush dichiarò che stava per imporsi un “nuovo ordine mondiale” che avrebbe sostituito il sistema bipolare della Guerra fredda. Il New World Order, secondo l’idea di Washington, era un sistema in cui gli Stati Uniti, leader del mondo liberale e unica superpotenza del pianeta, avrebbero dovuto espandere la Pax Americana in tutto il mondo.

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La Pax Americana, resa possibile dal potere egemonico degli Stati Uniti, vigeva in Europa occidentale sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Per la seconda volta nella millenaria storia europea – la prima la si può far risalire all’epoca imperiale romana – le nazioni e gli Stati d’Europa hanno potuto godere di un lungo periodo di pace e di prosperità. La costituzione della Comunità economica europea e la presenza americana in Europa hanno di fatto reso impossibile l’eventualità di un conflitto armato all’interno dei confini europei.

IL RITORNO DELLA POLITICA DI POTENZA RUSSA

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Con la presidenza Trump, gli Stati Uniti torneranno presumibilmente su posizioni isolazioniste. Verrà così accelerato il ritiro delle forze armate americane dall’Europa e rinegoziato l’impegno di Washington nella NATO. Finirà così per mancare uno dei capisaldi della pace in Europa che abbiamo esposto precedentemente. In questi ultimi anni, con l’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Russia, le forze armate americane in Europa sono tornate a ricoprire il ruolo per cui erano state schierate durante la Guerra fredda: arginare la minaccia proveniente da Mosca. Le forze armate americane, integrandosi con quelle europee, fornivano dunque il contro-bilanciamento necessario affinché venisse sventato un ipotetico attacco dalla Russia (o dall’allora Unione Sovietica).

In ogni caso non vi sono dubbi sul fatto che, dalla guerra in Ossezia del Sud del 2008, la Russia sia tornata a mettere in atto la classica politica di potenza, ovvero il raggiungimento di un obiettivo di politica estera attraverso l’uso della forza. Sotto questo punto di vista devono essere difatti interpretati eventi come l’annessione della Crimea e l’intervento nella guerra civile siriana.

Attualmente la Russia sta però volgendo il suo sguardo anche verso i Paesi Balitici. Tale interessamento è dato sia dal ruolo strategico che occupano nello scacchiere del Mare del Nord, sia per la presenza di importanti comunità russofone stabilitesi in quei Paesi in epoca sovietica. Entrati nella NATO nel 2004, i Paesi Baltici, insieme alla Polonia, vedono con sempre maggior preoccupazione la crescente aggressività di Mosca nella regione. Sono infatti ormai quotidiani gli sconfinamenti “casuali” dei jet militari russi che mettono alla prova la reattività della difesa NATO.

Tale atteggiamento aggressivo è però “naturale” se si parla in termini teorici. La Russia è una potenza in espansione e, in quanto tale, ha bisogno di uno spazio vitale e di un’area d’influenza per espandere il proprio potere. Va da sé che l’ottenimento di una propria sfera di influenza si ottiene a scapito dei Paesi confinanti. È opportuno precisare tuttavia che l’accerchiamento operato dalla NATO in questi ultimi anni e la fine della linea filo-atlantista dell’establishment russo hanno giocato un ruolo di primaria importanza nel ritorno della politica di potenza russa.

PAROLA CHIAVE: CONTRO-BILANCIAMENTO

Con un’America isolazionista e accondiscendente verso la Russia mancherebbe perciò il peso che contro-bilancia le mire russe nell’area e Mosca potrebbe quindi avere carta bianca in Europa.

Ciò vorrebbe dire che le repubbliche baltiche, la Polonia, la Finlandia – che pur non fa parte della NATO – e l’Ucraina rimarrebbero scoperte alle pressioni di Mosca, che attualmente si stanno facendo sempre più incalzanti. I Paesi che confinano con una potenza in ascesa, in questo caso la Russia, si sentiranno quindi costantemente minacciati e potrebbero iniziare a rafforzarsi militarmente.

Questa eventualità, peraltro, sta già avvenendo. Il rafforzamento militare di questi Paesi porterebbe quindi la Russia a sentirsi minacciata a sua volta, scatenando così un’escalation e la corsa agli armamenti. Tale fenomeno viene definito: “dilemma della sicurezza”.

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Progetto del sistema anti-missile NATO

Secondo questo assunto teorico, lo scontro tra i Paesi Europei e la Russia potrebbe quindi essere inevitabile. Questo perché, come detto, si verrebbe a creare un punto di frizione tra la crescente sfera di influenza russa e quella già esistente dell’Europa e della NATO in Europa dell’Est.

Tuttavia, così come ci suggeriscono i recenti avvenimenti e le recenti tendenze, non è detto che l’Europa si presenti unita nel fronteggiare la Russia. Alcuni Paesi potrebbero infatti non appoggiare una politica anti-russa. Le elezioni in Bulgaria e Moldavia, ad esempio, hanno visto la vittoria di due candidati apertamente filo-russi. Potrebbe inoltre rivelarsi l’eventualità, non troppo remota, che anche alcuni partiti euro-scettici e favorevoli alla Russia in occidente, come il Front National di Marine Le Pen, riescano ad imporsi al governo del proprio Paese.

Oppure la stessa Unione Europea potrebbe collassare a causa delle forze centrifughe che la stanno dilaniando dall’interno, portando con sé il ritorno delle divisioni e dei nazionalismi in Europa. Secondo questa eventualità, le potenze continentali più potenti, ovvero Francia e Germania, tornerebbero a rivaleggiare per la supremazia in Europa così come avvenuto dal 1870 fino alla Seconda guerra mondiale.

Uno scontro inevitabile?

Ovviamente lo scontro è inevitabile se nessuna delle due parti cede all’avversario. Tenendo presente i meccanismi con cui opera il sistema internazionale, al fine di interrompere una corsa agli armamenti e quindi l’inevitabile scontro tra gli attori in scena, sono necessari dei colloqui che ristabiliscano le aree di competenza di ciascun polo. Si potrebbe ritornare ad esempio al sistema delle sfere di influenza o ancora al sistema del concerto di potenze.

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Il Congresso di Vienna, tenutosi a seguito delle guerre napoleoniche, ha stabilito il sistema del Concerto di potenze europeo

Dopo la Prima guerra mondiale, l’isolazionismo americano ha consentito il ritorno delle tensioni tra grandi potenze, che ha poi condotto allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Oggi, la probabile linea isolazionista della presidenza Trump potrebbe causare il ritorno delle stesse problematiche sulla scena internazionale. Difficile prevedere cosa potrà accadere in futuro in Europa, tuttavia i modelli geopolitici possono darci delle tendenze. La storia si ripete e le dinamiche tra gli Stati sono e saranno sempre le stesse.

Daniele Speciale

Del possibile scontro tra Europa e Russia ne parla anche Paul D. Miller, accademico e consigliere per la sicurezza nazionale durante le amministrazioni di George W. Bush e Barack Obama, nel suo “How World War III Could Begin in Latvia” uscito su Foreign Policy:

http://foreignpolicy.com/2016/11/16/how-world-war-iii-could-begin-in-latvia/?utm_content=bufferb76c9&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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