IL LIBRO PROIBITO – II Parte: Le origini di Boko Haram

Qui la prima parte dell’articolo, Il Libro Proibito. Quello che non sappiamo su Boko Haram.

Le teorie su come si sia formato il gruppo sono piuttosto controverse, ma si pensa che il gruppo sia stato fondato nel 2001 da Mohammed Yusuf. Secondo diversi studiosi però, Boko Haram potrebbe già essersi costituito nel 1995 all’interno del gruppo somalo Al Shabaab, guidato inizialmente da Lawan Abubakar (successivamente sostituito da Mohammed Yusuf, in seguito a un viaggio in Arabia Saudita).

Le origini profonde di Boko Haram vanno ricercate nelle attività del gruppo islamista denominato Yan Tatsine, attivo nello stato di Kano negli anni ’80, sotto la guida di Mohammed “Maitatsine Marwa. Originario del Camerun ed emigrato a Kano nel 1945, Marwa si fa portavoce della purificazione dell’Islam, che considera corrotto dalla modernità occidentale e dalla formazione dello stato moderno. A causa del suo modo ingiurioso di predicare viene soprannominato Maitatsine, cioè “colui che maledice”.

Marwa si scaglia principalmente contro la classe politica dirigente e contro gli emiri, tanto che viene condannato all’esilio dalle autorità coloniali britanniche. Dopo l’indipendenza il predicatore ritorna in patria, presentandosi come successore di Usman Dan Fodio, califfo di Sokoto, e raccogliendo seguaci. Durante le prediche lancia invettive contro chi possiede più denaro del necessario, chi usa radio, telefoni, orologi, automobili e chi possiede libri.

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La grande moschea di Abuja

Nel 1975 arriva a rigettare il profetismo di Maometto autoproclamandosi annabi ovvero “profeta incaricato di salvare il mondo”. Il folto numero di seguaci di Marwa cresce grazie al sistema noto come al-majari, in base al quale i bambini maschi vengono allontanati dalle famiglie perché frequentino le scuole coraniche, dove, oltre a imparare a leggere il Corano, devono provvedere al sostentamento loro e del maestro.

Con l’aumento della popolarità aumentano anche gli scontri con la polizia, in seguito ai quali, il 26 novembre 1980, il governatore dello stato di Kano, Abubakar Rimi, pubblica un decreto che intima agli Yan Tatsine di lasciare lo stato.

La risposta del gruppo genera altri disordini: il 18 dicembre 1980, i membri della setta sferrano attacchi contro le postazioni di polizia bruciando diversi automezzi e uccidendo quattro poliziotti, impadronendosi infine delle loro armi.

In seguito a questo attacco, oltre un migliaio di appartenenti al gruppo vengono imprigionati e torturati, compreso il leader, che morirà poco dopo. Nonostante la morte di Marwa, nell’ottobre del 1982, gli Yan Tatsine scatenano una serie di scontri violenti a Maiduguri, e a Kaduna: scontri che causano tremila morti e circa sessantamila sfollati.

Musa Makaniki, considerato l’erede di Mohammed Marwa, guiderà il gruppo fino al 2004, quando verrà arrestato.

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Il cadavere di Marwa mostrato dalla polizia

Dopo la fine della setta degli Yan Tatsine lo sviluppo di Boko Haram è da ricercarsi in un gruppo di islamisti radicali costituitosi nella Moschea di Alhaji Muhammadu Ndimi a Maiduguri.

A partire dal 2002 alcuni membri di questo gruppo (ancora non conosciuti con il nome di Boko Haram) dichiararono la città e i suoi abitanti come irrimediabilmente corrotti istituendo così una hijra: il termine significa “abbandonare” o “lasciare fuori” e stabilisce uno spostamento da una terra di miscredenza ad una terra dominata dall’Islam. La hijra determinò lo spostamento del gruppo da Maiduguri al villaggio di Kanama (nello stato di Yobe, al confine col Niger), per creare una comunità separata basata sui rigidi principi dell’islam radicale. Il leader della nuova comunità, Mohammed Ali, fu propugnatore di una ideologia antistatale, invitando tutti i musulmani ad unirsi a lui per poter vivere sotto la “vera” legge islamica e costruire una nuova società libera da corruzione e contaminazioni. Ali è stato ucciso nel 2003 dopo uno scontro armato con la polizia, e  Mohamed Yusuf ha preso il suo posto.

Boko Haram è nato e si è sviluppato in un contesto instabile, alimentato giorno dopo giorno dalla sfiducia della popolazione nei confronti del governo. L’evoluzione che il gruppo ha mostrato nel corso della sua storia è infatti prova dell’incapacità del governo di gestire le tensioni e, soprattutto, della controproducente attività delle forze di sicurezza nigeriane spesso del tutto fuori controllo.

Recentemente Boko Haram è tornato a far parlare di sé per le incursioni e i rapimenti che svolge ai confini con il Camerun e il Ciad, che alimentano le tensioni etniche e sociali già presenti in quelle aree. Per un’analisi più precisa del contesto odierno, rimandiamo alla prima parte di questo articolo.

Sara Guarino

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