BIG PROBLEMS? BIG WALLS! I muri che dividono il mondo

Ultimamente sembra che la risposta ad ogni problema sia un muro. Dalle Alpi alle Piramidi si ergono barriere contro l’ISIS, contro gli indigeni nativi, contro gli infedeli, contro i vicini di casa. Purtroppo non è una moda recente: è sempre stato così. I muri hanno mai risolto qualcosa nella Storia? No. Ma la loro costruzione dev’essere una naturale tendenza umana: del resto risponde alla necessità di nascondere i problemi.

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Il muro è una risposta semplice a un problema difficile (Ph: Banksy, French Maid)

Ce ne sono così tanti che è impossibile parlare di tutti muri che dividono il mondo, ma proviamo a raccontarne qualcuno, senza bisogno di scomodare Trump e Kim Jong-un. Recentemente sono state molto discusse le recinzioni alzate dal governo macedone – al confine con la Grecia – e da quello austriaco – al confine italiano – per tentare di “contenere il flusso di migranti” provenenti dal Mediterraneo. Anche la Gran Bretagna, nonostante un’isola non abbia bisogno di muri, ha alzato un muro di controlli rigidi e respingimenti, contribuendo a creare quell’accampamento noto come La Giungla a Calais (oggi smantellato).

Noi europei forse non immaginavamo che, ventisette anni dopo la caduta del Berliner Mauer, ne sarebbero stati eretti molti altri nel nostro Continente.

L’Estonia, ultimamente molto preoccupata per la propria sicurezza, vuole costruire una recinzione al confine con la Russia, di cui teme gli “sconfinamenti”. La costruzione potrebbe iniziare dal 2018, per arrivare ad erigere una barriera lunga 110 chilometri e alta 2,5 metri. Più che una reale mossa difensiva, la dichiarazione del Primo Ministro è prima di tutto una presa di posizione ideologica e un po’ propagandistica (anche perché il costo stimato sarebbe di circa 71 milioni di euro, e gli aerei russi continuerebbero a sorvolare lo spazio aereo estone).

In Irlanda del Nord la maggior parte dei checkpoint sono stati aperti, ma i muri di separazione corrono ancora tra i quartieri abitati da cattolici e quelli abitati da protestanti. Le cosiddette Peace Lines (è imbarazzante persino il nome) sono diventate una sorta di attrazione turistica, soprattutto a Belfast e Derry, anche se ricordano che la pace tra Regno Unito ed Éire è più una tregua che una questione di tolleranza e accettazione.

Nel Mediterraneo, pochi ricordano il fronte che esiste ancora tra Cipro del Nord e Repubblica di Cipro. È chiamato, in maniera rassicurante, la Linea Verde.

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E’ difficile persino immaginare come un’isola così piccola possa essere tagliata in due (Ph: Treccani)

Nel Nord Africa, in quella parte di deserto nota come Sahara Occidentale, esiste un muro che si distingue per assurdità. Il “muro marocchino” è un lunghissimo confine interno, una trincea pattugliata e parzialmente fortificata, che separa il territorio Saharawi dal resto del Marocco.

Settantasei Paesi hanno riconosciuto la Repubblica Democratica Araba Saharawi e nessuno ha mai riconosciuto formalmente l’annessione del Sahara Occidentale da parte del Marocco, che lo occupò dopo l’abbandono da parte della Spagna coloniale. Anche la Corte Internazionale di Giustizia ha riconosciuto il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi. Nonostante questo, la costruzione del muro ha permesso di relegare i locali nella parte più povera del territorio, tagliandoli fuori dallo sbocco sul mare, dalle maggiori risorse d’acqua e dalla ricca cava di fosfati di Boukraa, attorno alla quale si erano svolti i primi scontri tra l’esercito marocchino e il Fronte Polisario (l’esercito indipendentista).

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Ph: International campaign against the wall of Moroccan occupation in Western Sahara

In Medio Oriente, quella che per le autorità israeliane è la muraglia di protezione, tra i palestinesi è nota come idār al-faṣl al-ʿunṣūrī, il muro di separazione razziale. Fatto sta che un muro che per 720 km separa due popoli sicuramente non è uno strumento di pacificazione: soprattutto se chi lo costruisce può modificarne i confini a piacimento. La costruzione delle barriere ha fatto di Gaza l’area con la maggiore densità abitativa al mondo, con 2 milioni di abitanti per 365 km²: di fatto la prigione più affollata della Terra.

Nella Penisola Arabica, l’Arabia Saudita sta costruendo una recinzione di filo spinato lunga 1.800 km al confine con lo Yemen, in modo da separare nettamente i bombardanti dai bombardati (del coinvolgimento saudita nella guerra civile yemenita ne abbiamo parlato qui e qui).

Questo articolo vi ha causato un po’ di claustrofobia? La Storia ci insegna che i muri che costruiamo sono soprattutto proiezioni della nostra paura dell’altro, e proprio per questo sono a dir poco controproducenti. La risposta dei governi ai problemi di sicurezza sembra essersi fermata al Medioevo (e nemmeno a quello reale, ma a quello dei film). Forse dovremmo cominciare a pensare ad altre strategie.

Quelle persone sporche e puzzolenti e bisognose e povere e armate e arrabbiate continueranno a cercare altre strade per aggirare e scavalcare i muri… Perchè lo faremmo anche noi se fossimo al posto loro.

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Ph: Northern Ireland Foundation

Link alla campagna per lo smantellamento del muro nel Sahara Occidentale:

“Remove the Wall”: International Campaign against the Wall of Moroccan Occupation in Western Sahara

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