WUNDERKAMMER – Lo Zoroastrismo

Per il primo Wunderkammer dell’anno ho scelto di portarvi in Medio Oriente e in particolare in Iran, alla scoperta di una delle più antiche religioni del mondo: lo zoroastrismo.

Nato attorno all’800 a.C., si diffuse nell’antica Persia tramite il suo profeta Zoroastro (trasposizione greca dell’avestico Zarathuštra) che, in seguito a una rivelazione, si dedicò a riformare l’antica religione politeistica e a codificare credenze religiose dei persiani e dei medi con i suoi insegnamenti. Di lui si conosce molto poco. Si sa che visse nel moderno Iran orientale, in un periodo compreso tra il 1500 e il 700 a.C., e che studiò per diventare sacerdote prima di ricevere l’illuminazione. La tradizione islamica lo considera profeta e fondatore dei magi, la classe sacerdotale degli antichi medi. Per i greci, a seconda delle fonti, era un re battriano, un astrologo babilonese, un mago o tutte e tre le cose. Quest’ultima descrizione, ripresa anche da Plinio il Vecchio che lo considera “inventore della magia”, sarà quella che avrà maggior fortuna in Occidente e conferirà alla sua religione un carattere magico. Sia quel che sia, per il 522 a.C. lo zoroastrismo era ormai diventato la religione più diffusa nell’Impero Persiano, riconosciuto dai sovrani assieme agli altri culti. Subì un duro colpo durante l’invasione araba del VII secolo e la successiva introduzione dell’Islam, sotto il quale i fedeli erano tollerati ma incoraggiati (anche con benefici economici) a convertirsi. Diverse comunità si rifugiarono in India, dove sopravvivono ancora oggi con il nome di Parsi. Concentrati nella regione di Mumbai, sono all’incirca 60000 ma in progressivo declino a causa della tendenza ad accettare esclusivamente matrimoni tra fedeli. In Iran sono circa 25000, in particolare a Tehran e Yazd, mentre sono stimati a 10000 nelle regioni storiche della Battriana (Iraq Settentrionale) e Sogdiana (principalmente Uzbekistan e Tajikistan). Sorprendentemente, sia Stati Uniti che Canada ospitano comunità piuttosto nutrite che contano all’incirca 25000 membri e sembra che si stia diffondendo nuovamente tra i curdi in Iraq e Siria, che con gli iraniani condividono diversi aspetti culturali e storici.

Lo zoroastrismo è considerato la prima religione monoteistica al mondo. Unico dio è Ahura Mazda (Saggio Signore, dal Proto-Iranico Mazdah, “intelligenza”, nome proprio dell’Ahura, “essere”), essere supremo che pervade ogni tempo e ogni luogo. Mazda è il creatore di ogni cosa ma non è onnipotente: punto centrale della fede zoroastriana è il dualismo tra i due spiriti primordiali, Spenta Mainyu (Spirito Santo del Bene) e Angra Mainyu (o Ahriman, Spirito Malefico della Menzogna). Entrambi sono dotati di volontà propria, motivo per cui Angra, pur essendo stato creato da Mazda, ne ha rinnegato l’origine e scelto il male. Da questo concetto discende anche l’etica religiosa dello zoroastrismo: come nel cristianesimo, l’umanità è inserita all’interno della lotta tra bene (Aša, verità e ordine) e male (Druj, menzogna e caos). Benché sia stabilito che tale scontro sarà vinto da Mazda, un buon fedele deve contribuire in ogni modo ad accelerare la venuta di quel giorno compiendo il bene, secondo i tre principi di Humata (Pensieri buoni), Hukhta (Parole buone) e Huvaršta (Buone azioni). La cosa interessante è che, durante una sorta di giudizio universale in seguito alla vittoria di Mazda, verranno riportati in vita anche coloro che avevano scelto il male. L’idea è quindi quella di fare il bene perché è la cosa giusta da fare.

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Il Faravahar, le cui ali simboleggiano i tre principi etici. Rappresenta inoltre lo spirito guardiano fravashi che, alla nascita di un individuo, gli dona un’anima per combattere il male. Alla sua morte l’anima tornerà al fravashi, che userà le sue esperienze per assistere meglio il suo prossimo protetto.

Poiché tutto il creato è manifestazione di Mazda, ogni cosa che non sia stata corrotta da Ahriman è “cosa buona e giusta”. Per questo motivo tutte le persone, a prescindere da sesso o età, godono di pari diritti e devono essere difesi dal male. Questa scelta morale abbraccia anche soggetti di solito ignorati dalle religioni monoteistiche: il suolo, il fuoco (elemento centrale dei riti zoroastriani), i metalli, l’acqua (sacra in quanto donatrice di vita come il fuoco) e numerose piante e animali. Un’interpretazione comunemente accettata è inoltre quella secondo cui il mondo debba passare attraverso tre fasi millenarie, ognuna delle quali più progredita della precedente ed è interessante notare come durante l’ultima fase gli uomini cesseranno di mangiare carne, visto come segno di corruzione. Un ideale rispecchiato nella pratica del nabor, che impone una dieta vegetariana per quattro giorni al mese.

La necessità di combattere il male si manifesta in maniera insolita nelle cerimonie funebri. Nel momento in cui una persona muore il suo corpo diventa immediatamente impuro e facile preda di demoni. Per questo motivo viene lavato con acqua e urina di toro (animale sacro per lo zoroastrismo), adagiato in una camera pulita e vegliato da un cane con quattro occhi (non guardatemi così, lo dicono i testi sacri mica Paperoga), requisito soddisfatto facendo entrare due volte un cane nella stanza. Da quel momento il corpo può essere toccato solo da due addetti, a loro volta purificati con acqua e urina, che vi tracciano un cerchio attorno e bruciano incenso e sandalo per tenere lontane le forze malefiche. Il giorno seguente una processione formata da sacerdoti, becchini e parenti in numero pari porta il corpo al suo luogo di riposo: la dakhma, la torre del silenzio. Un’impalcatura circolare di legno e argilla priva di tetto, composta da tre cerchi dove vengono adagiati i cadaveri (uomini in quello esterno, donne al centro e bambini in quello interno) per venire divorati da avvoltoi e corvi, in maniera molto simile ai rituali tibetani e mongoli. Una volta seccate dal sole (simboleggiante il fuoco), le ossa verranno gettate nel pozzo centrale dove verranno disintegrate da pioggia e vento. Oggi le dakhma ancora usate sono circa una cinquantina, a Mumbai, Calcutta e nel Gujarat, ma la sovrappopolazione e l’inquinamento che ha ridotto il numero di uccelli da preda spingono molti a optare per la cremazione, praticata anche dalle altre comunità sparse per il mondo.

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Una delle due dakhma in disuso presso Yazd, Iran. Per immagini più sensazionali rivolgetevi a Google.

Uno degli aspetti più interessanti dello zoroastrismo è l’influenza che avuto nel corso dei secoli. Benché oggi sia una religione minoritaria in Iran, il suo influsso sulla società iraniana è ancora molto forte: dai nomi dei mesi presi dal calendario zoroastriano alla festività di Nowrouz, il capodanno iraniano celebrato anche dalle comunità curde e diversi stati dell’Asia Centrale, che cade nel giorno dell’equinozio di primavera ed è preceduto da Čahār-šanba-e-sūrī, in cui è tradizione saltare sopra un piccolo falò per purificarsi in vista del ritorno della luce e del calore.

In autunno, a una tavola imbandita con piatti e tessuti colorati, viene invece celebrato Mehregān, derivato da una festività in onore di Mithra (Mehr in farsi), antico dio persiano considerato spirito benevolo dallo zoroastrismo.

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A proposito di Mithra, la sua figura era così enfatizzata dallo zoroastrismo da valicare i confini dell’Impero Persiano e giungere a Roma, per quanto con notevoli differenze, dove trovò fortuna negli ambienti militari sotto forma di culto misterico.

Diversi concetti propri dello zoroastrismo, poi, si ritrovano nelle tre religioni monoteiste, in particolare cristianesimo ed ebraismo: la figura di un messia che condurrà l’umanità in una nuova era; la dicotomia tra bene e male e, nel cristianesimo, quest’ultimo incarnato nella figura di spirito malefico; l’idea che tutto il creato, anche i suoi aspetti malvagi, sia una manifestazione di dio; i concetti di libero arbitrio e della linearità del tempo, distinto da quello di ciclicità presente in molte religioni pagane europee. La stessa vittoria sul male durante un grande cataclisma, al termine del quale le anime di tutti gli uomini si ricongiungeranno con Mazda, ricorda in modo particolare più di una fine del mondo.

Prove certe di questa influenza sono difficili da trovare, ma numerosi storici le ritengono quantomeno probabili, date le numerose somiglianze e la longevità dello zoroastrismo in Medio Oriente. In un periodo in cui tutti gridano all’incompatibilità culturale, è utile ricordarci che da un capo all’altro del Mediterraneo (e oltre) non siamo poi così distanti. E che, come al solito, tout se tient.

Un ultimo esempio? I genitori di Freddie Mercury, Bomi e Jer Bulsara, erano parsi provenienti dal Gujarat e di fede zoroastriana.

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