CATANZARO-MOSCA SOLA ANDATA. La ‘ndrangheta alla conquista dell’Est.

Non è una novità dire che le mafie italiane, dai primi del ‘900 ad oggi, hanno conquistato il mondo. Ma la ‘ndrangheta calabrese sembra avere trovato un “posto al sole” molto particolare: l’ex Unione Sovietica.

L’organizzazione mafiosa meno chiacchierata e meno studiata, nota per la propria resilienza e per la capacità di muovere affari milionari senza alzare polveroni, ha trovato terreno fertile in Russia e nei Paesi dell’area Urss. Subito dopo il crollo della Cortina di Ferro, le ‘ndrine hanno occupato spazi in queste economie, che più di tutte soffrivano della carenza di investimenti esteri, trasformando il business illecito in attività regolari.

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Presenza della ‘ndrangheta nel mondo. Fonte: Il Caffè Geopolitico

In Calabria oggi vi sono almeno 150 ‘ndrine, molte delle quali con collegamenti in tutta Italia e all’estero. Secondo il rapporto Europol 2013 sulla criminalità organizzata italiana, la ‘Ndrangheta è tra i gruppi criminali organizzati più ricchi e potenti a livello globale.

Le operazioni silenziose condotte dalle famiglie calabresi hanno raggiunto addirittura il Kirghizistan: il famoso faccendiere Gennaro Mokbel, legato alla famiglia Arena, inserì il figlio dell’ex-presidente Kurmanbek Bakiev, Maksim, e il suo socio in affari Evgeny Gurevich, all’interno delle attività di riciclaggio – è proprio il caso di dirlo – “a matrioska”.

Come dichiarato dal Centro Peppino Impastato, nelle repubbliche dell’Asia Centrale (Azerbaigian, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan) si coltivano papavero da oppio e cannabis e “soprattutto Kazakistan e Tagikistan, per la vicinanza con l’Afghanistan, sono dei crocevia del traffico di eroina per il consumo nell’ex URSS e in Europa. In seguito ai conflitti armati nell’ex Jugoslavia, le vie dell’eroina si sono spostate più a nord della tradizionale rotta balcanica, attraverso la Bulgaria, la Romania, l’Ungheria. La Romania è diventata un crocevia internazionale anche per la cocaina. In tali traffici sono implicati anche alti gradi della polizia, collegati con membri della ‘ndrangheta calabrese”.

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Negli anni ottanta ad esempio il clan Morabito si occupava principalmente di traffico di eroina, ma negli anni ’90 si specializza nelle operazioni di riciclaggio, soprattutto grazie al boss Pasquale Morabito. Il paese d’origine della famiglia è Africo nella Locride, centro dal quale vengono gestiti gli affari illeciti nel nord Italia e all’estero: la ‘ndrina ha stretto alleanze anche con boss kosovari e albanesi.

Il business si moltiplica: dove passa la droga, passano le armi. Ma anche i flussi migratori e la tratta della prostituzione sono settori che hanno attratto le organizzazioni criminali italiane fin dal crollo del Muro di Berlino. In alcuni casi si sono scontrate con le potenti organizzazioni locali, in particolare russe, ma in altri casi hanno saputo convivere e utilizzare strategie di divide et impera, collaborando con alcuni gruppi per arginarne altri.

In Russia è stato il terreno fertile delle privatizzazioni ad attirare maggiormente l’attenzione della ‘ndrangheta: la svendita di grandi proprietà statali e l’avvento dell’economia di mercato hanno aperto possibilità infinite di riciclo di denaro, alimentando un circolo di attività illecite e riciclo in loco.

A Mosca le ‘ndrine hanno acquistato immobili, banche, alberghi, casinò, imprese e si occupano di riciclaggio di denaro e contraffazione di rubli e dollari. Qui è la famiglia Mazzaferro a comandare, mentre in Polonia sono gli uomini della famiglia Iamonte a controllare gli investimenti. Kiev è diventata un centro per i trafficanti di rifiuti tossici, mentre Bucarest una meta ambita per le attività industriali delle famiglie Pino e Sena (fonte: “Ammazzateci tutti Lombardia“).

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Le cosche calabresi nel mondo. In questa mappa l’area ex-Urss non viene considerata, ad eccezione della Russia

Nel 2012, l’operazione Magna Charta del Ros dei Carabinieri, ha svelato l’asse tra una cosca piemontese affiliata ai Bellocco di Rosarno e Evelin Banev, “uomo d’affari” legato alla mafia bulgara, portando all’arresto di una trentina di trafficanti in tutta Europa.

Nonostante le intercettazioni, i sequestri e gli arresti, l’impenetrabilità dell’organizzazione e il silenzio che la circonda restano le armi più potenti in mano agli ‘ndranghetisti.

La mafia muta, seguendo le mutazioni dell’ordine economico. Il crimine organizzato segue il denaro e viceversa. La ‘ndrangheta ha saputo trasformarsi da organizzazione arcaica e locale a holding internazionale, che colonizza nuovi territori proteggendo i propri interessi con la violenza, ma senza fare rumore. Il capobastone somiglia sempre meno alla figura stereotipata (spesso proposta proprio da chi vuole dimostrare che “la mafia non esiste”) e sempre più a quella dell’imprenditore senza scrupoli. Questo uomo d’affari è capace di muovere investimenti in tutto il mondo, seguendo e anticipando le tendenze dell’economia, e arrivando spesso prima degli altri sui mercati emergenti.

 

[In copertina: murales antimafia realizzato per l’Associazione daSud dall’artista Diavù alla Collina della Pace a Roma]

 

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