POLONIA: Una nuova potenza in Europa

Oggi, le tensioni tra NATO e Russia hanno raggiunto un livello che non si vedeva dalla Guerra fredda. I rapporti tra Mosca e l’Occidente hanno cominciato ad incrinarsi a seguito del fallimento della politica del reset tra gli Stati Uniti di Obama e la Russia dell’allora Presidente, oggi Primo Ministro, Dmitrij Medvedev. Successivamente, l’invasione della Crimea da parte delle forze di sicurezza russe nel 2014 ha generato un clima di paura nei Paesi dell’ex blocco sovietico, i quali temono a loro volta di diventare i prossimi bersagli del crescente imperialismo russo. La Polonia si ritrova oggi ad essere un punto nevralgico nello scacchiere dell’Est europeo e, temendo un’aggressione da parte di Mosca, ha iniziato un ambizioso programma di armamento.

UNA STORIA TRAVAGLIATA

Per via della sua posizione geografica, la Polonia ha sempre vissuto una storia travagliata. L’esistenza di un’entità statale polacca è stata messa in pericolo sin dal XVIII secolo e, nel corso della storia, è stata più volte spartita tra i grandi imperi vicini. L’ultima spartizione della Polonia risale al 1939, come conseguenza del famoso patto Molotov-Ribbentrop tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica. La questione della sopravvivenza nazionale è quindi uno degli elementi che ha caratterizzato maggiormente l’atteggiamento dei polacchi sin dalla fine della Seconda guerra mondiale.

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L’attacco nazista alla Polonia nel settembre 1939

Per Varsavia la geopolitica è quindi una materia che ha implicazioni enormi sulla sopravvivenza stessa dello Stato. Benché sia relativamente al sicuro da Sud, grazie alla barriera naturale fornita dai Monti Carpazi, la Polonia è vulnerabile da Ovest e da Est per via della conformazione geografica della regione, costituita prevalentemente da grandi pianure, le quali rendono agevole un’invasione militare perpetrata da potenze straniere.

Posto che un ipotetico attacco su entrambi i fronti porrebbe immediatamente fine all’esistenza dello Stato, la Polonia è così costretta a seguire due vie per preservare la sua indipendenza. La prima consisterebbe nell’allearsi con una delle due potenze vicine, la Germania o la Russia, mentre la seconda fa affidamento su una terza potenza esterna che possa garantirne la sicurezza.

Quest’ultima via è quella che la Polonia ha scelto tra le due guerre mondiali, alleandosi con Francia e Gran Bretagna, e che ha scelto con la fine della Guerra fredda. Terminata l’epoca sovietica, la Polonia si è rivolta alla NATO per contare sulla sua difesa nazionale, in modo particolare a Washington. Varsavia, oltre all’ovvia diffidenza verso Mosca, non si è mai fidata completamente della Germania e, di conseguenza, dell’Unione Europea, mostrandosi spesso su posizioni euroscettiche. L’adesione all’UE è stata vista più che altro come un’opportunità in termini economici, un volàno da sfruttare per lanciare e stabilizzare l’economia del Paese.

PERICOLO ESCALATION

Già con la guerra in Georgia del 2008 le tensioni tra Occidente e Russia hanno cominciato ad acuirsi. Nel 2014, però, con l’annessione della Crimea da parte di Mosca, i Paesi dell’ex blocco sovietico hanno cominciato a sentirsi in pericolo. In modo particolare, la presenza di importanti comunità russofone all’interno dei Paesi baltici pone Estonia, Lettonia e Lituania come prossimi possibili bersagli per le mire espansionistiche russe.

La Polonia ha percepito nella crescente aggressività di Mosca un pericolo non solo per gli interessi nazionali polacchi nella regione, ma anche per la propria sicurezza. La Russia sta inoltre attuando la militarizzazione dell’enclave di Kaliningrad, un lembo di terra racchiuso tra la Lituania e la Polonia stessa, dove recentemente si sono intensificate le esercitazioni militari russe. Qui, Mosca ha collocato migliaia di truppe, mezzi corazzati, jet militari e diverse batterie di missili Iskander. L’enclave fornisce difatti un punto strategico chiave nel caso di conflitto con la NATO. La maggiore preoccupazione per l’Alleanza Atlantica risiede tuttavia proprio nello stazionamento dei missili Iskander, capaci di trasportare testate tattiche convenzionali e nucleari in un raggio di 400 kilometri, in grado quindi di colpire Varsavia, Berlino e altre grandi città europee.

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Batteria di missili Iskander

Intanto, la NATO sta intensificando le esercitazioni militari nell’Est Europa. Recentemente gli Stati Uniti hanno dislocato più di 3000 truppe proprio in Polonia, a Wroclaw per la precisione, il che rappresenta il più grande dispiegamento americano in Europa dalla fine della Guerra fredda. Il contingente americano costituirà il primo di una serie di unità che si alterneranno ogni nove mesi. Secondo il trattato firmato nel 1997 tra NATO e Russia, infatti, le truppe NATO non possono stazionare nei territori degli Stati dell’ex Patto di Varsavia.

IL PROGRAMMA DI MILITARIZZAZIONE POLACCO

Ma la Polonia non ha intenzione di contare solo sull’aiuto dell’alleato americano in caso di attacco russo. Per le ragioni elencate in precedenza, nel 2012 Varsavia ha perciò rivelato un piano decennale da 62 miliardi di dollari per la modernizzazione del proprio esercito e della propria aviazione. L’esercito polacco è infatti ancora dotato di molti sistemi d’arma del periodo sovietico che, a poco a poco, sta cercando di sostituire con armamenti che soddisfino gli standard della NATO.

La Polonia è stata inoltre una delle poche nazioni in Europa che non ha tagliato le sue spese militari dopo la fine della Guerra fredda. La quota del PIL dedicata alla difesa si è sempre posta vicino ai 2 punti percentuali, così come auspicato dalla NATO e soprattutto dagli alleati americani. Solo nel 2008, per via della crisi finanziaria, il budget dedicato alla difesa è sceso all’1,7%. Gli altri membri NATO che soddisfano gli standard dell’Alleanza sono il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Grecia, l’Estonia e presto anche la Lituania e la Lettonia.

Il programma del governo polacco non si ferma al solo ammodernamento, ma prevede anche un incremento sostanziale del personale professionale in servizio che andrà a raggiungere le 150 mila unità. Per il Ministro della Difesa Antoni Macierewicz si tratta del minimo indispensabile per poter rispondere alle minacce poste da potenze ostili. Questo piano potrà così garantire alla Polonia un esercito professionale di massimo livello, che potrà così essere equiparato agli eserciti di Francia, Germania e Gran Bretagna.

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Il Ministro della Difesa polacco Antoni Macierewicz. Ph: Tymon Markowski/Agencja Gazeta

A novembre 2016, il governo polacco ha inoltre dichiarato l’intenzione di creare una guardia nazionale di 53 mila unità di riservisti, in modo da poter affiancare le forze di sicurezza professioniste in caso di attacco su larga scala. Questa iniziativa è stata contestata in particolar modo dalle opposizioni interne, in quanto questo nuovo corpo militare risponderà direttamente al Ministro della Difesa, bypassando le strutture di comando del resto delle forze armate. I partiti di opposizione hanno infatti visto nella creazione di questo corpo militare un tentativo di creare un esercito personale alle dirette dipendenze del Ministro Macierewicz, esponente del partito di destra Diritto e Giustizia.

UN FUTURO PERICOLOSO

La crescente tensione tra Occidente e Russia sta perciò portando la Polonia ad armarsi. A sua volta, il Cremlino vede nel recente stanziamento di truppe NATO nell’Est Europa e nel programma di armamento polacco una minaccia. Ciò ha scatenato un dilemma della sicurezza che potrebbe pericolosamente portare ad un’escalation militare su larga scala. Ci sarà tuttavia da analizzare la posizione del neo-Presidente Trump, il quale si è più volte mostrato favorevole ai buoni rapporti con Vladimir Putin e ha inoltre definito la NATO obsoleta. In ogni caso, la Polonia sta avviando un progetto di militarizzazione che consentirà all’esercito polacco di diventare uno dei più grandi d’Europa, con l’intenzione di mettere finalmente al sicuro la sua indipendenza.

Daniele Speciale

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