COS’È L’IMPEACHMENT e Quali Conseguenze Ha Sulla Politica USA

È praticamente dall’inizio del mandato presidenziale di Donald J. Trump che si sente parlare di impeachment. Ma di cosa stiamo parlando quando usiamo questo termine?

Diciamocelo chiaro e tondo: nel 1776 i neo-cittadini americani si erano appena liberati della corona inglese, ma avevano ancora bisogno di una figura monarchica. Ecco perché il presidente degli Stati Uniti è un po’ come un re. Ha poteri da sovrano, soprattutto per quanto riguarda la politica estera, e ha una narrativa e una figura pubblica da sovrano (non si può dire la stessa cosa del suo vice, ma ci arriviamo).

Da buon sovrano paternalista, il presidente risponde soltanto al popolo. Viene eletto direttamente, e questo crea quell’illusione di “uomo comune” che funziona sempre in campagna elettorale. Il presidente degli Stati Uniti d’America può continuare a governare anche se perde la maggioranza in entrambe le Camere, o se perde la brocca o la cravatta…

trump-cravatta

L’unica cosa che può “mandarlo a casa” è un’accusa penale (cioè afferente alla criminal law) che porti all’impeachment.

L’impeachment è un istituto giuridico che prevede il rinvio a giudizio di un pubblico ufficiale qualora si ritenga che abbia commesso illeciti nell’esercizio delle proprie funzioni. Gli illeciti in questione sono il tradimento, la corruzione e “altri gravi crimini e misfatti”, la cui definizione è volutamente lasciata ampia. La Camera dei Rappresentanti e il Senato sono investiti della funzione di discutere l’accusa alla Presidenza ed eventualmente elevarla, votando a maggioranza.

Infatti la sussistenza di queste accuse non è sufficiente a far decadere dalla carica, ma la prassi ci insegna che all’impeachment seguono le dimissioni del titolare: sono il metodo più rapido e indolore per chiudere la questione, anche e soprattutto per l’interessato. Ad oggi nessun presidente è stato rimosso dalla carica per essere stato giudicato colpevole (non si rimuove un re, al massimo è lui ad abdicare). Nonostante sia famoso quello che colpì Richard Nixon nel 1973 per lo scandalo Watergate, le sue dimissioni chiusero la procedura prima che venisse avviata formalmente.

Trump rischierebbe l’impeachment se venissero alla luce nuovi elementi relativi al ruolo dell’intelligence russa nella sua vittoria elettorale, e se fosse dimostrato un pesante coinvolgimento diretto del presidente. L’ex-generale Michael Thomas “Mike” Flynn, consigliere del tycoon per la sicurezza nazionale (National Security Adviser), è già stato costretto a dimettersi a causa dei legami “compromettenti” con l’ambasciata russa, che lo avrebbero reso ricattabile.

Ma un altro rischio è rappresentato anche dal conflitto di interessi tra le sue aziende e la sua carica pubblica (per il momento risolto affidandole ai figli).

In realtà un grande ostacolo all’impeachment è rappresentato dal fatto che sia la Camera che il Senato sono in questo momento controllati dai repubblicani. Per quanto non siano tutti sostenitori di Trump, è difficile che deputati e senatori votino contro un presidente repubblicano in un momento così favorevole.

Nel caso in cui l’impeachment portasse alle dimissioni del 45° presidente, sarebbe il vice, Michael Pence, a sostituirlo. E qui inizia il divertimento.

Michael “Mike” Pence è un signore del Midwest dall’apparenza simpatica e dai modi garbati. Mentre Trump rappresenta il politico post-moderno, Pence è il classico repubblicano. È considerato un ottimo oratore, abilità che ha sviluppato grazie all’attività di speaker radiofonico. È stato governatore dell’Indiana e ha alle spalle una lunga carriera politica, al contrario di The Donald. Non è da sottovalutare però:

  • è stato tra i primi sostenitori del Tea Party (che erano già un passettino oltre rispetto alla classica retorica repubblicana, e sono tra i primi responsabili dell’ascesa di Trump);
  • si è allontanato dalle sue origini irlandesi-cattoliche-democratiche per diventare un evangelista-conservatore (dopo aver ritrovato la fede);
  • ha promosso una legge anti-LGBT molto criticata e ha definito il matrimonio gay sintomo del “deterioramento della famiglia” e del “collasso sociale”;
  • è contro l’aborto e sostiene le posizioni negazioniste sul cambiamento climatico;
  • ha definito il muslim-ban “offensivo e anti-costituzionale” …prima di diventare vice presidente (e sostenerlo).

mike_pence

Dunque per chi pensa che “finalmente ci si libererebbe dei problemi”, Pence non è la risposta giusta. Al massimo è quella già vista, ma poco rassicurante: l’ascesa di un theocon alla presidenza non ricucirebbe lo strappo che si è verificato nella società americana dopo le ultime elezioni.

E nel caso in cui l’impeachment colpisse anche lui, la carica sarebbe ricoperta dallo Speaker della Camera, Paul Ryan, comunque un repubblicano.

A differenza di Trump, Pence non è in buoni rapporti con la Russia, e questo potrebbe riportare alla solita contrapposizione con Mosca a cui siamo abituati. Pence potrebbe essere la persona giusta per rassicurare il popolo repubblicano dopo la tempesta scatenata dai rapporti tra Trump e Putin.

Se il vice presidente conti di trarre beneficio dall’impeachment o voglia evitarlo non è dato saperlo. Ci sono stati due tipi di vice nella storia degli Stati Uniti, quelli sostanzialmente inutili e quelli pro-attivi. Resta da vedere di che pasta è fatto Mike.

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