WUNDERKAMMER – Il Culto del Cargo

Proseguiamo il viaggio tra le religioni semi-sconosciute e spostiamoci in Melanesia, precisamente sull’Isola di Tanna, oggi Repubblica di Vanuatu ma un tempo, manco a dirlo, colonia britannica. È qui che ha origine e ancora dura uno dei culti del cargo più antichi al mondo.

Cosa sono i culti del cargo? Si tratta di movimenti religiosi melanesiani presenti già nel tardo Ottocento ma sviluppatisi in particolare a cavallo tra le due guerre, quando i contatti tra i locali e la cultura occidentale si sono fatti più frequenti. Erano diffusi, oltre che nelle Nuove Ebridi, anche in alcune zone della Papua Nuova Guinea e, si pensa, anche nelle Isole Salomone. Nascono in periodi di crisi, abbastanza frequenti se sei un’isoletta controllata da un impero coloniale, e presentano elementi comuni a molti movimenti religiosi: una figura carismatica centrale, una visione o sogno proveniente da un passato ancestrale e la promessa di un ritorno a una mitica età dell’oro. Caratteristiche già note che però trovano la propria conferma e realizzazione nella venerazione del “cargo”: i carichi di sussistenza e beni di lusso delle navi provenienti dall’Occidente.

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Isola di Tanna, dicevamo. Negli anni Trenta la figura carismatica è John Frum, definito a seconda delle versioni il figlio di Keraperamun, spirito del Monte Tukosmera, o direttamente il dio vulcano stesso. Vestito all’occidentale, John Frum profetizza l’arrivo di una nuova era in cui i bianchi abbandoneranno le isole e lasceranno ai locali tutti i loro beni. Perché questo accada è necessario rifiutare il dominio inglese, il cristianesimo e il denaro occidentale e tornare ai vecchi kastom (Bislama English per custom), le antiche tradizioni di Tanna. Il movimento prende piede e per l’inizio degli anni Quaranta ha ormai contagiato tutta l’isola: nascono riti, luoghi di culto e festività ricorrenti. Quando lo sbigottimento diventa preoccupazione le autorità britanniche arrestano un tale che si fa chiamare John Frum (o Brum) e lo esiliano su un’altra isola ma è ormai troppo tardi per fermare il nuovo credo. Soprattutto se questo credo si basa esclusivamente sul ritorno del suo profeta.

La Seconda Guerra Mondiale è paradossalmente il momento di massimo splendore del culto, perché è in questo periodo che tutte le promesse di John Frum diventano realtà: la maggior parte dei bianchi presenti abbandona l’isola per andare a combattere e i loro beni arrivano a tonnellate. Tramite aerei e navi prima giapponesi e poi americani gli abitanti di Tanna vengono letteralmente inondati da prodotti di quello che fino a quel momento era un mondo remoto e sconosciuto. Abiti occidentali, medicine, cibo in scatola, e poi armi e mezzi di trasporto per le truppe stanziate sull’isola. I beni di lusso, inclusi alcol e sigarette, sono riservati ai soldati ma questi li condividono volentieri con gli abitanti, che spesso collaborano con loro come guide ed esploratori. Per questi ultimi è veramente cominciata una nuova età dell’oro. John Frum, mai realmente scomparso, è ora qualsiasi americano che distribuisca i beni dei cargo, quegli immensi prodigi tecnologici dell’aria e del mare. L’abbondanza colpisce così tanto la loro immaginazione che il culto si evolve e incorpora i nuovi beni come parte dei rituali. Ecco quindi comparire copricapi di legno scolpiti a forma di cuffie stereo e capanne simili a torri di controllo aereo. Nell’entroterra vengono liberati grandi spiazzi per farne piste di atterraggio, le cui torce vengono tenute costantemente accese anche di notte. I rituali prevedono finte esercitazioni con fucili di legno, l’innalzamento di bandiere americane e inglesi e l’esecuzione dei segnali di atterraggio sulle piste o sulle spiagge. Perché è vero che adesso la guerra è finita e i cargo hanno smesso di arrivare, ma è anche vero che nessuno ha dimenticato gli insegnamenti di John Frum: così come l’abbondanza è arrivata una prima volta allo stesso modo tornerà, fintanto che la fede e i rituali rimangono vivi. Col passare degli anni i fedeli diminuiscono ma, al contrario dei culti del cargo sulle altre isole, a Tanna il movimento rimane vivo.

Un monumento in paglia a forma di torre di controllo.
Un monumento in paglia a forma di torre di controllo.

Siamo ora negli anni Settanta, precisamente nel 1974. Sull’isola giungono in visita la regina Elisabetta e il marito principe Filippo, che non portano doni ma sono ugualmente importanti per i fedeli. Questo perché nella tribù di Yaohnanen, nel sud dell’isola, antichi racconti narrano del figlio di uno spirito divino che avrebbe solcato i mari in lungo e in largo e sarebbe tornato solo una volta sposato con la donna più potente del mondo. Non ci volle molto perché questo spirito venisse identificato con John Frum, ormai un semidio e assente dall’isola da molti anni. Quando i fedeli vedono i consorti reali non hanno dubbi: è John Frum tornato dai suoi viaggi che, per portare ancora più ricchezze, ha sposato direttamente la regina d’Inghilterra. Certo, molti dicono che John Frum una volta non fosse bianco, ma in fondo cosa importa? Se è in grado di far piovere abbondanza dal cielo sicuramente è anche in grado di mutare aspetto. Il principe Filippo non è a conoscenza di questa adorazione nei suoi confronti ma i fedeli sono convinti che questo sia l’inizio di qualcosa di grandioso per loro. E infatti sei anni dopo, nel 1980, Tanna e le altre isole delle Nuove Ebridi acquistano l’indipendenza come Repubblica di Vanuatu. Dicono alcuni che il successo sia da attribuirsi al partito indipendentista del futuro primo ministro Walter Hayde Lini, ma che differenza può fare agli occhi di un adepto? John Frum, o meglio Filippo di Edimburgo come si fa chiamare ora, è ormai asceso al ruolo di divinità. Dietro consiglio dei suoi aiutanti ha anche inviato una sua foto autografata agli abitanti di Yaohnanen, che hanno ringraziato donandogli un nal-nal, la tradizionale mazza di legno usata per uccidere i maiali. Filippo ovviamente non ha perso tempo e ha inviato una nuova foto, in cui posa sorridente con l’arma. Se l’abbia usata per preparare le salsicce per la reale colazione, non è dato sapere.

Jack Naiva, capovillaggio di Yaohnanen, con le fotografie del principe Filippo.
Jack Naiva, capovillaggio di Yaohnanen, con le fotografie del principe Filippo.

La cosa interessante di questo movimento è che, mentre altrove i culti del cargo si sono estinti con l’arrivo della modernità, sull’isola di Tanna sono ancora attivi, per quanto ridotti a poche centinaia di fedeli. Non solo, l’intero villaggio di Yaohnanen è ancora profondamente devoto al principe Filippo. A pensarci bene è anche abbastanza logico: John Frum aveva promesso ricchezze e prosperità e così è stato per ben due volte. Ha quindi senso continuare ad credere, eseguire i rituali e mantenere pulite le piste di atterraggio nell’attesa del ritorno della flotta.

Sarebbe facile bollare queste credenze come superstizioni e ignoranza, ma qui a Formatoberliner ci piace scardinare certezze e far nascere inquietudini. Perciò ditemi: convinzioni granitiche, equivoci, attese speranzose e ossessione per i beni materiali. Non vi sembra tutto molto, molto familiare?

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