IL COMPLOTTO LUNARE: analisi della più famosa delle cospirazioni.

Oggi, sempre meno persone ripongono fiducia verso le istituzioni, e ciò avviene specialmente durante difficili periodi di transizione sociale. La rivoluzione informatica, la globalizzazione e gli eventi a cui stiamo assistendo, stanno ponendo in seria difficoltà la società occidentale, la quale si sta velocemente trasformando.

Spesso, le istituzioni statali falliscono nel fornire soluzioni ai problemi attuali, e questo favorisce la diffidenza nei loro confronti. È così allora che si mettono in discussione le cosiddette “versioni ufficiali” e nascono così le cosiddette “teorie del complotto”. Ed è così che si mette in discussione perfino la scienza, la quale è, a mio parere, l’unico mezzo che noi esseri umani abbiamo per arrivare molto vicini alla reale comprensione della realtà che ci circonda. Come disse qualche mese fa il Dott. Roberto Burioni: “la scienza non è democratica”!

Certo, le teorie scientifiche possono essere confutate, ma questo deve avvenire sempre attraverso il metodo scientifico, corredato da ricerche approfondite e dati reali e comunque formulate da esperti del settore. Nella stragrande maggioranza dei casi, alle teorie del complotto manca l’applicazione di un rigoroso approccio scientifico. Molto spesso vengono infatti utilizzate false supposizioni, dati e forzature per avvalorare tali tesi.

IL CASO DEL COMPLOTTO LUNARE: L’ORIGINE E LA SUA DIFFUSIONE

Uno dei più longevi e interessanti casi di teoria del complotto prende di mira quello che è senza dubbio il più grande successo scientifico nella storia dell’umanità: lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Molti credono che questo evento così importante non sia mai avvenuto e che, al contrario, si sia trattato di una messinscena perpetrata dalla NASA e dal governo americano. Secondo i sostenitori della teoria del complotto, infatti, numerose sarebbero le prove a sostegno di tale ipotesi.

(N.B. In questo articolo non mi occuperò del debunking vero e proprio della teoria del complotto lunare. A fine articolo verranno forniti tutti i link più interessanti a riguardo.)

La vicenda del complotto lunare nacque con l’uscita, nel 1976, del libro We Never Went to the Moon dello scrittore americano Bill Kaysing. Questo elemento è fondamentale per capire in che modo la teoria del complotto si sia generata e si sia propagata. Innanzitutto, c’è da notare come questa teoria non sia stata ipotizzata da uno scienziato, ma da un laureato in letteratura inglese. Non me ne vogliano i laureati in tale disciplina o simili (come me), ma a mio modo di vedere, suscita qualche perplessità il fatto che un laureato in letteratura inglese possa mettere in dubbio ricerche, dati e fatti conclamati da scienziati, i quali hanno dedicato la loro vita allo studio delle scienze astronomiche o dell’ingegneria aerospaziale.

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Copertina del libro “We Never Went to the Moon”, 1976.

Kaysing, per avvalorare la sua tesi, afferma di aver lavorato alla Pratt & Whitney Rocketdyne, un’azienda che costruiva motori a razzo, fino al 1963. Secondo lo scrittore, la tecnologia dell’epoca non avrebbe potuto consentire ad un razzo di poter raggiungere la Luna. Tuttavia Kaysing non ricopriva alcun ruolo nella parte progettuale e nella sperimentazione dei razzi che produceva l’azienda. La sua mansione consisteva nella supervisione della stesura dei manuali tecnici. In ogni caso, il periodo lavorativo di Kaysing all’interno della Rocketdyne si era concluso nel 1963, quindi sei anni prima della missione Apollo 11. Lo scrittore potrebbe quindi non aver avuto accesso ai dati tecnici dei razzi destinati alle missioni Apollo e, in ogni caso, anche qualora avesse lavorato alla stesura di un manuale per un motore della NASA, non è detto che abbia potuto avere le conoscenze tecniche per capirne i meccanismi, visto che non lavorava nella progettazione.

Il fatto di aver lavorato in un’azienda che produceva razzi negli anni Sessanta non è quindi, a mio modo di vedere, sufficiente per dare legittimità all’ipotesi dello scrittore. Senza parlare del fatto che molte delle ipotesi che la teoria di Kaysing propone sono facilmente confutabili. Kaysing afferma, ad esempio, che le riprese dell’allunaggio sono state in realtà registrate in uno studio televisivo dal famoso regista Stanley Kubrick. La NASA avrebbe costretto Kubrick a partecipare alla messinscena minacciando il regista di rendere pubblica la notizia del coinvolgimento del fratello Raul con il Partito Comunista. Tutto degno di una bellissima e avvincente spy-story, peccato che Raul Kubrick non sia mai esistito. Il regista ha infatti avuto solo una sorella, Barbara Mary.

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Tweet di Vivian Kubrick, figlia del famoso regista, che smentisce categoricamente il coinvolgimento del padre nel complotto.

https://twitter.com/ViKu1111/status/750231247994155009/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

La teoria del complotto lunare, nata dalla penna di Kaysing, è poi tornata alla ribalta nel 2001 con un documentario trasmesso dalla rete televisiva americana FOX chiamato “Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon?”. Da quel momento, grazie anche alla straordinaria diffusione di internet e grazie anche ai video diffusi sulla piattaforma YouTube, nata qualche anno dopo, la teoria del complotto lunare – e non solo quella – è potuta diventare molto famosa. Basti pensare che, ad oggi, sono circa 1.800.000 i video che trattano dell’argomento. Ma non solo, diversi altri programmi televisivi hanno cavalcato l’onda del complotto lunare. Le reti televisive hanno infatti notato che questo genere di tematiche complottiste attira un’enorme quantità di pubblico, attratti dall’intrigo e dal mistero che le avvolge. La teoria del complotto lunare è diventata quindi anche un business su cui fare soldi: non importa se quello che si dice sia più o meno vero, l’importante è aumentare lo share.

La quasi totalità di questi video, documentari e le innumerevoli pagine internet, appartenenti ai più disparati siti web, attingono a piene mani dal libro di Kaysing come unica fonte su cui basarsi. Tutto si è originato da lì: non esistono ricerche scientifiche e pubblicazioni accreditate che mettano in discussione l’allunaggio.

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Copertina del documentario della FOX “Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon?”, 2001.

 

IL DEBUNKING

Mentre fioccavano, e fioccano tutt’ora, video, pagine web e show televisivi che trattano dell’argomento, diversi scienziati hanno speso il proprio tempo per confutare tale teoria del complotto. Anche la NASA ha voluto dire la propria e difendersi dalle accuse.

Nel 2002, un anno dopo dalla messa in onda del documentario della FOX, visto l’enorme successo mediatico riscontrato, la NASA ha cercato di pubblicare un libro che avrebbe dovuto smontare punto per punto la teoria del complotto. L’agenzia spaziale americana era intenzionata a stanziare 15.000 $ per il progetto e affidarlo allo scrittore Jim Oberg, fornendogli tutte le prove e i risultati degli esperimenti in grado di dimostrare la versione ufficiale. Il progetto del libro è stato però cancellato quando, al suo annuncio, la notizia è stata sommersa di critiche da parte dei complottisti. La grossa cifra stanziata risulterebbe sospetta per i sostenitori della teoria del complotto. Insomma, anche se la NASA volesse provare al mondo che sulla Luna ci sono stati suoi astronauti, non potrebbe farlo. A questo punto, la scelta della NASA di annullare il progetto si sarebbe rivelata saggia poiché, in ogni caso, sarebbe stato comunque contestato dai teorici del complotto.

Il peso del cosiddetto debunking, ovvero della dimostrazione della falsità della teoria del complotto, è così appannaggio dei privati: scienziati e astronomi indipendenti dalla NASA che hanno come missione la dimostrazione del più grande successo scientifico del genere umano. Uno dei più conosciuti è senza dubbio l’astronomo Bill Plait, il quale ha anche scritto un libro sull’argomento chiamato “Bad Astronomy”. Nel suo libro, Plait dimostra come ogni ipotesi avanzata dai complottisti sia in realtà facilmente confutabile. Lo stesso Plait ha poi sbugiardato anche lo stesso documentario della FOX.

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La questione delle ombre non parallele è uno dei punti chiave per i complottisti, poichè sarebbe la prova che si tratti di un set cinematografico con diverse fonti di luce. Tuttavia, come si vede nel modello a destra, basta una diversa superficie per creare l’effetto delle ombre non parallele anche solo con una fonte luminosa come ad esempio il sole.

Tra i debunkers celebri si possono ricordare l’astrofisico e divulgatore scientifico Neil deGrasse Tyson e il programma televisivo “Mythbusters”. Da segnalare anche l’eccellente lavoro svolto dall’italiano Paolo Attivissimo che, grazie al suo impegno, ha pazientemente smontato la teoria del complotto lunare pezzo dopo pezzo.

Per alcuni ricercatori poi, la teoria del complotto lunare non ha matematicamente senso. Una recente ricerca condotta dal fisico dell’Università di Oxford David Robert Grimes ha smentito la teoria del complotto lunare, così come tante altre, attraverso calcoli matematici. Per il Dr. Grimes, sarebbero potuti bastare solamente quattro anni per svelare il finto allunaggio. Al programma Apollo hanno infatti lavorato ben 411.000 persone. Risulta strano che proprio nessuno di loro si sia fatto scappare nulla in proposito, anche ipotizzando minacce di morte da parte della NASA.

Inoltre, gli archivi della NASA sono tra i più trasparenti al mondo. È tutto accessibile al pubblico, compresi i dati relativi alle missioni Apollo, e una sensazionale raccolta di immagini catturate dagli astronauti sul suolo lunare. Tutto esposto alla luce del sole (…o della Luna)! Anche le rocce lunari sono a disposizione degli scienziati per effettuare esperimenti. Alcune di esse sono state perfino rubate. Gli scienziati, ancora oggi, possono misurare la distanza Terra-Luna indirizzando un raggio laser verso un retroriflettore installato proprio dagli astronauti dell’Apollo 11.

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Il retroriflettore lasciato dagli astronauti dell’Apollo 11 sulla superficie della Luna.

LA VARIABILE SOVIETICA

Immaginiamo, poi, lo scenario politico dell’epoca. Perché l’Unione Sovietica, rivale degli Stati Uniti nella corsa spaziale, non ha mai tentato di smascherare l’inganno americano? Per quale motivo una superpotenza che avrebbe potuto rivelare facilmente una finta missione lunare non ha tentato di farlo, visto e considerato che l’allunaggio dell’Apollo 11 ha costituito la pietra tombale per le aspirazioni spaziali sovietiche? Lo so, molti complottisti a questo punto diranno che sovietici e americani si saranno messi d’accordo per lasciare vincere la corsa spaziale agli Stati Uniti, il motivo di tale autogol non mi è ancora chiaro. Ricordiamo inoltre che solamente otto anni prima c’era stata la crisi dei missili di Cuba, che avrebbe potuto scatenare l’inizio della guerra nucleare tra le due superpotenze.

Inoltre, non molti sanno che non solo Mosca stava ascoltando le trasmissioni tra la missione Apollo e Houston, ma che una sonda robotica sovietica, la Luna 15, si trovava in orbita attorno alla Luna in quegli stessi istanti. La NASA era infatti molto preoccupata che le trasmissioni tra Luna 15 e Mosca avrebbero potuto interferire con quelle tra l’Eagle e il controllo missione.

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Foto della sonda sovietica Luna 15.

Tale evento è stato confermato dalle registrazioni effettuate dal Jodrell’s Lovell radio telescope in Gran Bretagna. L’astronomo Bernard Lovell, intento a tracciare la missione Apollo, si è accorto della sonda sovietica in orbita attorno alla Luna. Nelle registrazioni si può sentire Lovell narrare gli eventi con in sottofondo le comunicazioni degli astronauti Apollo. Il 21 luglio, l’astronomo nota poi una variazione di rotta della sonda sovietica verso il sito dell’allunaggio, fino a che non si è infine schiantata sul suolo lunare.

Molto probabilmente, quindi, i sovietici stavano monitorando da vicino la missione Apollo, e questo non certo in qualche set cinematografico nel deserto degli Stati Uniti, ma in orbita attorno alla Luna.

Insomma, se neppure i sovietici hanno potuto dimostrare la falsità dell’allunaggio, il fatto che in realtà esso sia avvenuto realmente si rafforza.

COME UNA RELIGIONE…

E allora perché la teoria del complotto lunare continua a essere così popolare? Innanzitutto perché, ad oggi, è obbiettivamente difficile portare uno scettico sulla Luna e fargli vedere con i propri occhi che in quel posto ci sono effettivamente dei Lander abbandonati, o che ancora oggi la bandiera americana “sventola” sulla superficie lunare. In qualche modo, quindi, è difficile dimostrare ad uno scettico che si sta sbagliando al 100%. Questo è anche uno dei motivi per cui è difficile convincere del tutto un complottista che crede fermamente in questa teoria: continuerà a crederci fino a che non lo potrà vedere e toccare con i propri occhi e, comunque, anche in quel caso potrebbe avanzare delle perplessità.

Insomma, credere al complotto lunare assomiglia molto ad una religione. I complottisti hanno fede nel fatto che l’uomo non sia mai andato sulla Luna. Essi si basano su uno show televisivo, un video su YouTube, o uno dei tanti blog che affollano internet, un po’ come fosse una Bibbia: la cosa sembrava sensata, e quindi ci credono. Si potranno portare tutte le prove scientifiche, si potranno mobilitare tutti gli astrofisici del mondo ma, alla fine, difficilmente cambieranno opinione.

La buona notizia è che, comunque, si arriverà prima o poi alla risoluzione definitiva dell’enigma. Già l’Agenzia Spaziale Europea, gli Emirati Arabi Uniti e società private come la Space X di Elon Musk, hanno cominciato a progettare non solo missioni umane sulla Luna, ma persino basi e colonie permanenti, le quali costituiranno le stazioni di rifornimento per le astronavi dirette alla colonizzazione di Marte. Inoltre, un team di ricercatori tedesco, vincitore del premio Google Lunar X-Prize, ha intenzione di mandare una sonda di propria costruzione sul sito dell’Apollo 17, nel corso del 2017, proprio per provare che l’uomo è stato sulla Luna.

Infine, voglio dedicare un pensiero a tutti quegli uomini e soprattutto donne, come Margaret Hamilton, la creatrice del codice informatico che ha permesso alla missione Apollo 11 di andare sulla Luna, che hanno dedicato il loro duro lavoro e la propria vita per il progetto Apollo: grazie per aver permesso al genere umano di poter raggiungere un così grande obbiettivo.

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“A small step for a man…

…But a giant leap for mankind”

Neil Armstrong, 20 luglio 1969, Mare della Tranquillità, Luna.

In conclusione di questo articolo un po’ particolare, eccovi una breve raccolta di link a pagine che smontano in modo accurato la teoria del complotto:

 

Daniele Speciale

 

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