LO STATO LIBERO DI FYROM. Perché anche il nome è importante.

Conosci la FYROM? Non credo. Ma sicuramente avrai sentito parlare della Macedonia. No, non quella di Alessandro Magno… D’accordo, bisogna fare un po’ di ordine.

FYROM è l’acronimo che sta per Former Yugoslavian Republic Of Macedonia, il nome ufficiale dello stato macedone (quello con capitale Skopje); sigla che in italiano avrebbe il macabro suono di “REJUM”.

La disputa ha inizio negli anni ’90 quando i macedoni dell’ex Jugoslavia fondano un nuovo stato scindendo l’allora Repubblica Socialista di Macedonia dalla Federazione e chiamandola semplicemente Repubblica di Macedonia (Република Македонија, Republika Makedonija).

La Grecia, gelosa della propria regione omonima, non transige sulla denominazione. La regione ellenica omonima, insieme alla parte meridionale dell’ex repubblica jugoslava, formava il cuore dell’impero che fu di Filippo II e Alessandro Magno (in copertina: le celebrazioni per i vent’anni dell’indipendenza, sotto la statua dell’eroe bi-nazionale).

Macedonia_overview.svg

L’identità regionale è molto sentita dai macedoni ellenici che amano definirsi come tali prima che greci. Nel 2007 il Primo ministro Kostas Karamanlis dichiarò al Consiglio d’Europa[1] “io stesso sono macedone e come me altri 2 milioni e mezzo di greci”. Si capisce che il fatto che il Primo ministro dal 2004 al 2009 fosse di origine macedone non ha facilitato le cose.

L’Unione Europea, e in generale tutta la Comunità Internazionale, in attesa che la disputa si risolva trova la classica soluzione di compromesso di cui proprio i Balcani hanno tanti esempi infausti: FYROM sarà la denominazione provvisoria del Paese. Inutile dire che i fyromiani non l’hanno presa molto bene e personalmente la ritengo una decisione abbastanza vergognosa. Come ci si può permettere di affibbiare a uno stato un nome provvisorio?! Oltretutto è una sigla che lo lega ad un passato da cui molti vogliono affrancarsi. È come se dopo la caduta di Mussolini avessimo chiamato l’Italia Ex-Regno d’Italia (o Ex-Impero Fascista) Oggi Noto Come Repubblica Italiana – ERIONCRI.

Per brevità, e perché reputo la sigla FYROM insultante per i macedoni, nel resto dell’articolo il Paese verrà definito Macedonia (non me ne vogliano i greci, popolo che ammiro moltissimo).

Ovviamente la disputa è ancora in corso, e il negoziato sull’adesione della Macedonia all’UE e alla NATO è in fase di stallo anche per la questione del nome. L’anno scorso, proprio una svista in sede europea ha fatto scoppiare un caso diplomatico frettolosamente risolto.

La Macedonia è un piccolo Paese balcanico dalla storia e dalla composizione sociale complessa. È uno stato di recente composizione: venne fondato nel ’44 e rifondato nel ’91. Arroccato sulle montagne e circondato da nemici-amici più ingombranti e potenti (Serbia e Kosovo, Albania, Grecia e Bulgaria), si capisce come il governo macedone faccia del problema del nome una questione di sopravvivenza.

È un Paese di 2 milioni di abitanti (500.000 dei quali vivono nella capitale) in cui si parlano 6 idiomi, tra lingue e dialetti: macedone, albanese, arumeno, turco, romani e serbo. Inutile dire che, dall’altra parte, esistono delle minoranze slave nella Macedonia greca.

Gli albanesi sono il secondo gruppo etnico (circa 600.000 persone, il 25.2% della popolazione) e ultimamente la vicina Albania sta soffiando sul fuoco del nazionalismo: pochi giorni fa la parlamentare albanese Mesila Doda, ha descritto il progetto della “Grande Albania”, cioè l’acquisizione delle terre “irredente” abitate da minoranze etniche albanesi. Nel 2001 la tensione tra partiti filo-albanesi e filo-macedoni portò a una breve guerra civile risolta attraverso un maggiore bilanciamento dei poteri; ma le difficoltà economiche e soprattutto la disoccupazione hanno costretto molti giovani ad emigrare (anche in Italia) e causato un forte scontento interno.

Recentemente ci si sono messi anche gli USA, noti per la gestione intelligente di questioni complesse. Dana Rohrabacher, membro del Congresso americano, ha scritto ai leader balcanici proponendo di ridisegnare i confini: spartire la Macedonia tra Kosovo e Bulgaria, e ampliare i confini della Serbia. Così, come se fossero stati al bar. Nonostante l’indignazione generale, il governo bulgaro si è detto favorevole a “una più profonda integrazione euro-atlantica dei Balcani” (cos’avranno voluto dire?). Fatto sta che la notizia è arrivata in piena campagna elettorale (in Bulgaria si vota il 26 marzo), giusto in tempo per essere strumentalizzata dai nazionalisti.

Come se non bastasse, la Macedonia si trova in mezzo alla cosiddetta “rotta balcanica” percorsa dai migranti, che ha trasformato il villaggio ellenico di Idomeni in un simbolo della “Fortezza Europa” e dell’intolleranza nazionalista. La questione dei migranti rappresenta un nuovo motivo di frizione tra i due Paesi, con Skopje che ha recentemente accusato Atene di “non collaborare”.

Ad oggi la Macedonia ha già compiuto due passi importanti verso la soluzione delle controversie con la Grecia: ha cambiato la propria bandiera, inizialmente ricalcata su quella dell’Impero Macedone (vedi sopra), ed escluso dalla propria costituzione alcuni riferimenti che potevano essere interpretati come pretese territoriali.

Dato che Atene è oggi uno dei più importanti partner e investitori nel Paese, potrebbe fare un passo verso la distensione e accettare la denominazione di Regione di Macedonia o Regione Storica di Macedonia per il proprio settentrione.

E che tra loro si chiamino macedoni, o magari “fratelli macedoni”, ce lo aggiungo io.

[1] Che non fa parte dell’Unione Europea (visto che siamo in tema di confusioni)

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