WUNDERKAMMER – John Coltrane e l’Amore Supremo

Non si parla spesso di musica da queste parti, presi come siamo dal monitorare i  variopinti tentativi di portare la nostra specie all’estinzione. Ma Wunderkammer di cose come la sopravvivenza se ne frega: a noi importano il bizzarro, l’anormale e il grandioso. Oggi parliamo di musica e, poiché come sempre tout se tient, anche di religione, misticismo e ricerca della perfezione. La storia comincia nel 1926, quando John William Coltrane viene alla luce in un appartamento di Hamlet, North Carolina.

Coltrane è uno dei mostri sacri del jazz. La madre gli regala il suo primo sassofono nel 1943, a diciassette anni, e non passa molto prima che si ritrovi a suonare già in diversi locali di Philadelphia accompagnato da chitarra e pianoforte. Una volta arruolatosi in marina nell’agosto del 1945, diviene ben presto il leader dei Melody Masters, il complesso swing della sua divisione nelle Hawaii. Dopo il congedo militare ritorna a Philadelphia, dove si immerge nella scena musicale locale e, soprattutto, assiste all’emergere del bebop.

Il bebop è un genere nato in tempo di guerra in alcuni locali di New York che ha rappresentato una vera e propria rivoluzione per il jazz. In anni in cui si cerca di dimenticare l’orrore del conflitto ballando a tempo dell’ormai collaudato (e invecchiato) swing, alcuni musicisti neri si riuniscono al termine delle danze per sperimentare qualcosa di nuovo. Velocità d’esecuzione altissima, improvvisazione, combinazioni armoniche intricate, melodie dissonanti. Qualsiasi cosa che rompa con la tradizione è benvenuta. Il bebop si ribella a schemi musicali vecchi di decenni, alle orchestre composte quasi esclusivamente da bianchi, al pubblico che non ascolta e balla sperando di dimenticare. A guidare questa rivoluzione sono tre pesi massimi della musica internazionale: Dizzy Gillespie, Thelonious Monk e Charlie “Bird” Parker.

PotterBirdDizTrane
Da sinistra a destra: Tommy Potter, Charlie Parker, Dizzy Gillespie e John Coltrane

È proprio Parker, all’epoca incarnazione vivente del bebop, a folgorare Coltrane con la sua musica. Da quel momento la ricerca dell’innovazione costituirà una parte essenziale del lavoro del sassofonista. Negli anni Cinquanta sperimenta prima con Monk e poi con Miles Davis, con il quale suona nel Miles Davis Quintet assieme Red Garland, Philly Jones e Paul Chambers. Il suo stile si fa sempre più denso e complesso, al punto che diversi critici cominciano a definirlo con l’espressione sheets of sound, fogli di suono. Successioni rapidissime di scale che formano una vera e propria cascata di centinaia di note al minuto.

(Russian Lullaby, ninnananna russa, meglio nota in questa versione come Rushin’ Lullaby, ninnananna frenetica.)

La ricerca stilistica di questi anni è impressionante. A distanza di sessant’anni il jazz attuale (e in misura minore la musica in generale) risente ancora dell’influenza del bebop e di Coltrane, che con le sue Variazioni propone qualcosa di più complesso della maggior parte della musica suonata all’epoca.

Non sono tuttavia gli anni più facili della sua vita. Diceva Hemingway che “le persone felici non scrivono”, frase che si adatta molto bene al mondo della musica e soprattutto del jazz di quegli anni. La dipendenza da alcool e droghe affligge moltissimi musicisti, tra cui Miles Davis, che nel periodo della collaborazione con Coltrane si era appena disintossicato dall’eroina, e Charlie Parker, che morirà di cirrosi epatica nel 1955 a soli trentaquattro anni. Secondo alcune fonti Coltrane aveva cominciato a far uso di eroina nel 1948 e attorno alla metà degli anni Cinquanta, forse ispirato dalla lotta dello stesso Davis, stava disperatamente cercando di abbandonarla.

0d00d4b26022bc9bd46e4eaf1397024e
Miles Davis e John Coltrane

I suoi sforzi vengono premiati nel 1957, quando, dopo un lungo periodo di preghiera, ha luogo quello che lui stesso definisce un risveglio spirituale. Una sorta di rivelazione, in seguito alla quale abbandona tutti i vizi che lo tormentavano per dedicarsi completamente alla musica. In contrapposizione alle radici cristiane metodiste della sua famiglia, Coltrane definisce “Dio” e “l’Unico” ciò che ha portato alla sua rinascita, una visione universalista ribadita nel libretto dell’album Meditations, dove afferma “io credo in tutte le religioni”. Colmo di gratitudine, la sua attività è ora dedicata al portare gioia e felicità attraverso la musica.

La ricerca musicale di Coltrane va ora di pari passo con quella spirituale. Già in passato era stato influenzato dal credo della prima moglie Naima Coltrane, musulmana di fede ahmadiyya, un movimento nato in India sul finire del XIX secolo che si propone di riportare l’Islam alla sua forma più pura e ancestrale. Con l’inizio degli anni Sessanta i suoi interessi si spostano a Oriente, verso l’induismo e il buddismo zen. Di particolare importanza per la sua formazione è Autobiografia di uno Yogi di Paramahansa Yogananda, dove vengono tracciati numerosi paralleli tra le tradizioni spirituali occidentali e orientali. Questa apertura mentale lo porta a consultare una varietà incredibile di testi, dal Corano alla Cabala passando per il Libro Tibetano dei Morti e diversi volumi di teosofia, una disciplina filosofica esoterica che ricerca la verità attraverso lo studio dei testi sacri delle religioni. Nel 1965, ormai sempre più orientato verso il free jazz e l’avanguardia, registra Om, un brano di 29 minuti dedicato alla sillaba sacra dell’induismo, che Coltrane considera la parola primaria e la chiave d’accesso al potere universale della musica. L’album è un susseguirsi di mantra, brani dal Bhagavad Gita recitati da Coltrane e Pharoah Sanders e un incessante sottofondo di suoni dissonanti dei sassofoni dei due musicisti. L’atmosfera allucinata del disco ha portato alcuni a ipotizzare che lo stesso Coltrane fosse sotto influenza di LSD al momento della registrazione, ipotesi smentita da colleghi e familiari che hanno rimarcato lo stile di vita quasi ascetico che il sassofonista seguiva in questi anni.

Forse il punto più alto della produzione di Coltrane e il culmine delle sue ricerche in campo musicale e spirituale è A Love Supreme, registrato nel dicembre del 1964 e uscito l’anno seguente. Con al pianoforte McCoy Tyner, al contrabbasso Jimmy Garrison e alla batteria Elvin Jones, il disco rappresenta il percorso di purificazione e rinascita di Coltrane.

Di soli 30 minuti, la suite è divisa in quattro parti:

Acknowledgement (Riconoscimento), aperta dal suono di un gong, dove il tema centrale sono le parole “a love supreme”, “pronunciate” prima dal sassofono e poi dai quattro musicisti.

Resolution (Soluzione/risolutezza), dove la melodia del sassofono aumenta di intensità a descrivere l’ascesa verso la perfezione.

Pursuance (Perseveranza/ricerca), dove la parola passa a Tyner. L’influenza del bebop si fa sentire nelle scale frenetiche e convolute del pianista che portano al climax – e alla gioia estatica.

Psalm (Salmo), il quarto e ultimo movimento. All’insaputa dei suoi stessi colleghi, Coltrane chiude il disco recitando con il sassofono una sua poesia, una preghiera in cui ringrazia Dio per avergli concesso tutto questo.

Il punto più alto della sua carriera, dicevo. La summa di più di dieci anni di lavoro e ricerca spirituale. Considerato uno dei più grandi album jazz di tutti i tempi, A Love Supreme ha avuto un’influenza vastissima non solo sulla musica ma anche sulla società dell’epoca. Coltrane è stato in grado di dimostrare che il jazz è ben più di un esercizio di stile o di un genere un po’ decadente. Soprattutto ha ribadito, come già filosofi e mistici prima di lui, che la musica è la via verso qualcosa di grandioso. Non è un caso se, dopo la sua morte, Coltrane sia stato assunto come incarnazione di Dio dalla congregazione Yardbird Temple di San Francisco. Dopo l’unione di quest’ultima con la Chiesa Ortodossa Africana, che conta tutt’ora circa 5000 membri negli Stati Uniti, il musicista è stato ufficialmente canonizzato come San John William Coltrane ed è venerato dalla St. John William Coltrane African Orthodox Church di San Francisco. I suoi brani e le sue poesie sono parte integrante delle funzioni religiose. Forse il riconoscimento più grande per un uomo tanto intriso di spiritualità.

JohnColtraneWiki

Annunci

2 thoughts on “WUNDERKAMMER – John Coltrane e l’Amore Supremo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...