L’ANGOLO DI CLAUSEWITZ – Le mani della Russia sulla Libia

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Nonostante il recente incontro a Roma tra il portavoce della Camera dei Rappresentanti del Governo di Tobruk, Aghila Saleh, e il capo dell’Alto Consiglio di Stato del Governo di Tripoli, Abdulrahman Sewehli, la situazione in Libia rimane lontana dall’essere risolta. Nel Paese permane una situazione di guerra civile sin dalla caduta del dittatore Muhammar Gheddafi, con tre schieramenti che si contendono il controllo del Paese.

Ad Ovest, con sede nella capitale Tripoli, è presente un Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto da Fayez al-Sarraj e appoggiato dall’ONU, dal Regno Unito e, soprattutto, dall’Italia, mentre ad Est un altro Governo con sede a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi, ha come leader de-facto il Generale Khalifa Haftar, da molti etichettato come l’uomo forte della Libia. A complicare la situazione vi è la presenza di diverse milizie islamiste radicali e la massiccia presenza di forze fedeli allo Stato Islamico (ISIS).

Nel marzo scorso, diverse fonti di stampa confermavano la presenza di forze speciali russe a sostegno delle truppe di Haftar in Cirenaica. Nonostante la smentita di Mosca, sembra abbastanza certa la presenza di personale russo sul territorio, soprattutto se si pensa che spesso le forze speciali di Mosca operano sotto forma di contractors e senza alcuna mostrina identificativa (come nel caso dell’invasione della Crimea). Sembrerebbe quindi che l’esercito di Haftar stia godendo di supporto tecnico e addestrativo poiché può contare non solo su armamenti di origine sovietica, ma anche su ufficiali addestrati durante gli anni Settanta e Ottanta dal Cremlino e che conoscono la lingua russa.

La Russia, come già avvenuto in Siria, sembra quindi voler sfruttare il vuoto di potere lasciato dagli Stati Uniti e dall’incapacità di azione da parte di Bruxelles, che dovrebbe vedere nel problema libico una sua priorità di sicurezza “nazionale”. Lo stesso Paolo Gentiloni, durante l’incontro con il Presidente degli Stati Uniti, ha cercato di sensibilizzare l’alleato americano sulla questione libica incassando, però, un nulla di fatto. Trump ha mostrato poco interesse nei confronti delle vicende libiche, che reputa una conseguenza dei gravi errori di politica estera della precedente amministrazione.

Con gli Stati Uniti per il momento non interessati alla Libia e con Bruxelles che non sembra curarsi della questione, la Russia può ergersi ad attore fondamentale, il che potrebbe permetterle di assicurarsi un altro tassello importante ai fini di incrementare la propria influenza sul Mediterraneo orientale. Mosca, oltre al suo impegno in Siria, può vantare anche buone relazioni con il Governo di Al-Sisi in Egitto.

Un’eventuale vittoria del Governo di Tobruk nella guerra civile libica porterebbe Mosca a esercitare la propria influenza militare e diplomatica su un cordone di Paesi che accerchierebbero il fianco sud della NATO.

La situazione sul terreno, però, è ben lontana da tale risultato. Le forze di Haftar, infatti, non sembrano aver attualmente le capacità per riuscire a imporsi su tutto il territorio libico. Secondo alcuni analisti avrebbe persino difficoltà a mantenere in sicurezza la Cirenaica. Per il momento, l’esercito di Tobruk sta infatti focalizzando le proprie energie in questo senso, confrontandosi in modo particolare con le milizie jihadiste dell’area.

Tuttavia, se la Russia dovesse incrementare il proprio aiuto nei confronti di Haftar, non è detto che la situazione possa cambiare. Inoltre, il Generale di Tobruk (che è tra l’altro cittadino americano), visto il proprio impegno attivo nel fronteggiare le milizie legate all’ISIS, potrebbe incassare anche l’appoggio di Trump. Se ciò dovesse accadere, quindi, Haftar potrebbe davvero imporsi come il prossimo leader e non è detto che questa eventualità possa rivelarsi un passo avanti rispetto al precedente regime di Gheddafi.

 

Daniele Speciale

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