WUNDERKAMMER – 5 Luoghi dell’Incanto

L’estate si avvicina e con essa la voglia di vacanze e di viaggi. Se vi siete stancati dei soliti posti forse quel che vi ci vuole è un po’ di meraviglia. La nostra wunderkammer raccoglie mappe e fotografie da ogni angolo del pianeta e oggi vi proponiamo una classifica di cinque luoghi, elencati in ordine di stupore, in cui potete riacquistare il senso del fantastico.

5. Hessdalen e il deserto australiano: luci nella notte

Hessdalen è un villaggio nell’omonima valle norvegese, a circa 120 km da Trondheim. Abbastanza anonimo come luogo in sé, è diventato famoso per il fenomeno conosciuto come Luci di Hessdalen, scie luminose che compaiono di notte al centro della valle. I primi avvistamenti risalgono al primo dopoguerra, ma solo negli anni Ottanta si è cominciato a studiare il fenomeno. E per studiare intendiamo capirci poco o niente.

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Le luci non sembrano apparire con regolarità. Possono brillare per pochi secondi come per un’ora, manifestarsi a distanza di mesi o per una settimana intera. Si trovano di solito al di sopra dell’orizzonte e assumono varie tonalità di rosso e giallo. Escludendo gli alieni, le ipotesi più probabili sono due: la prima immagina la valle come una sorta di pila elettrica, dove i due crinali ricchi rispettivamente di zinco e rame sono le due polarità e l’acido solforico dei giacimenti di zolfo l’acido necessario per farla funzionare. A dare la carica in questa teoria sarebbe lo stesso vento solare che provoca l’aurora boreale. Non molto convincente, è vero, ma l’altra teoria non è molto rassicurante: l’intera valle sarebbe in realtà piena fino all’orlo di radon, un elemento radioattivo il cui decadimento nell’atmosfera provocherebbe i giochi di luce.

Fenomeni simili si trovano in diverse parti del mondo, anche se spesso si tratta di fraintendimenti o di burloni locali. Uno dei più curiosi che ancora resiste sono le Luci di Min Min in Australia, luci bianche dalla forma indefinita che appaiono appena sopra l’orizzonte. Presenti da secoli nelle tradizioni aborigene, sono state viste un po’ ovunque nel deserto australiano da numerosi viaggiatori. A volte le luci sembrano avvicinarsi, altre volte semplicemente accompagnano per un po’ chi le vede. Non è consigliabile raggiungerle: secondo l’opinione comune chi dovesse farlo non tornerebbe più al mondo degli umani

4. Il sottosuolo di Stonehenge: la punta dell’iceberg

Sappiamo cosa state pensando. Di Stonehenge sappiamo ormai fin troppo, dopo che quei noiosi scienziati hanno smentito l’ipotesi degli alieni e quel guastafeste di Wally Wallington tira in piedi monoliti come nulla. Ma coloro che credono che ci sia ancora qualcosa sotto non devono preoccuparsi: proprio i noiosoni di prima hanno rivelato che sotto c’è molto di più, letteralmente sotto.

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Nel 2014 un team di scienziati ha eseguito delle ricerche sul terreno attorno a Stonehenge, utilizzando radar e magnetometri per scannerizzarne il sottosuolo. Fino a quel momento infatti il dubbio principale sul monumento era se fosse realmente così isolato e riservato a pochi adepti. La risposta è no, tutto il contrario. La mappatura del terreno ha rivelato circa una ventina di altri siti: diversi tumuli contenenti cerchi di pietre simili a Stonehenge, un edificio in legno di oltre 300 m usato forse per sacrifici di animali, pali sommersi che completano il cerchio di legno conosciuto come Woodhenge e un complesso di sette case e massi attorno al lungo terrapieno del Muro di Durrington. Tutti gli edifici sono stati datati allo stesso periodo in cui è stato costruito Stonehenge, circa 3000-2700 a.C.

L’idea che emerge da questi ritrovamenti è che Stonehenge non fosse un monumento isolato, ma parte di un vero e proprio complesso di luoghi di culto, sorti su quello che probabilmente era terreno sacro per la civiltà che li ha costruiti e che attorno a loro viveva.

3. Teotihuacan: la città degli dei

Teotihuacan è una città fantasma a circa 40 km a nord-est di Città del Messico. Il suo nome in nahuatl è traducibile come “luogo di nascita degli dei” e le fu dato non dai suoi abitanti ma dai primi aztechi che vi ci si imbatterono attorno al 600 d.C., circa 100 anni dopo che l’intero insediamento era stato abbandonato. All’epoca la civiltà azteca era ben lontana dall’essere il grande impero che avrebbero conosciuto gli spagnoli, e ai suoi esploratori pareva impossibile che una città di quelle dimensioni fosse stata costruita da degli uomini. Teotihuacan venne perciò identificata con Tollan, il luogo dove nacquero gli dei e dove venne creato il sole.

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Se cercate il confine della città, è da qualche parte in mezzo alla foschia.

Degli abitanti originari non si conosce quasi nulla. Da ciò che è emerso finora la città sembra essere stata fondata attorno al 200 a.C. e abbandonata al più tardi verso il 500 d.C. Nel momento della sua massima espansione Teotihuacan ospitava fino a 250000 abitanti, con un’influenza commerciale e culturale che si estendeva per decine di chilometri a sud nei territori maya. All’interno delle piramidi sono stati ritrovati oggetti in terracotta e dipinti raffiguranti presumibilmente gli dei della città, alcuni con caratteristiche simili a quelle di altre divinità precolombiane. Ah, e anche alcune centinaia di scheletri decapitati all’interno del Tempio del Serpente Piumato, la terza piramide più grande della città, che hanno portato gli studiosi a concludere che gli abitanti originari praticassero sacrifici rituali. Altro elemento che lascia perplessi è la totale mancanza di fortificazioni ed edifici militari, quasi impensabile per una città tanto influente e tanto vasta – circa 30 km², ben oltre l’estensione della Roma imperiale.

teotihuacan, piramide del sole
La Piramide del Sole

Così come la sua nascita, anche la fine di Teotihuacan è tutt’ora un mistero. Le ipotesi sono molte, da lunghi periodi di siccità a rivolte popolari, ma nessuna conclusiva. Sia quel che sia, per la fine del V secolo la città era stata completamente abbandonata, senza che nessuno degli insediamenti vicini ne conservasse memoria al di là di qualche toponimo. Ma i suoi misteri aspettano ancora di essere svelati: secondo le stime ufficiali più della metà dell’insediamento è ancora sommersa

2. Ġgantija e l’Ipogeo di Hal-Saflieni: moderni, questi antichi

Se avete in programma una vacanza a Malta, queste due meraviglie sono tappe obbligate. La prima si trova sull’isola minore di Gozo ed è il più grande tra i Sei Templi Megalitici di Malta. Ġgantija, letteralmente “[torri] del gigante”, è un complesso di due enormi templi datati al 3600 a.C. comprendente altari, focolari e piedistalli per le libagioni. Non si sa molto della civiltà che li ha costruiti, se non che, a giudicare dalle sculture ritrovate, utilizzava questo luogo per riti di fertilità. Il nome si deve a una leggenda locale, secondo la quale i templi sarebbero stati costruiti da una gigantessa e suo figlio come rifugio e luogo di culto.

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La seconda meraviglia si trova invece sull’isola principale, presso la cittadina di Paola. L’Ipogeo di Hal-Saflieni venne scoperto per caso nel 1902 da una squadra di muratori che ne bucarono il tetto durante l’ampliamento di un’abitazione. Nonostante i quasi 7000 scheletri ammassati contro l’entrata originaria come nel tentativo di fuggire, i lavoratori diedero comunque un’occhiata in giro, scoprendo un enorme luogo di culto sotterraneo più antico dei templi di superficie. E, si direbbe, anche molto più avanzato.

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Dei tre livelli della costruzione, il più profondo era usato come magazzino, mentre quello più vicino alla superficie come entrata e camera di sepoltura. Il livello centrale rivela invece diverse camere: due principali decorate con ocra rossa e contenenti diversi reperti, un pozzo sacro profondo un paio di metri e quelle che sono state definite il Sancta Sanctorum e la Stanza dell’Oracolo. Il primo era probabilmente la sala di culto principale ed è orientata in modo che durante il Solstizio d’Inverno la luce proveniente dall’esterno rimbalzi sulle pareti e la illumini a giorno. La seconda è piuttosto piccola ma con una particolarità che ancora stupisce gli archeologi: la stanza è in grado di espandere voci e suoni prodotti in quel punto in tutto il tempio, purché siano compresi tra i 95 e i 120 Hz. Non solo, uno studio del 2008 ha rivelato che suoni riverberanti a 110 Hz sarebbero stati in grado di stimolare l’attività cerebrale di chi li avesse uditi, particolarmente utile dato il carattere religioso del luogo. La cosa veramente sconvolgente è che non si tratta di una grotta naturale. La Stanza dell’Oracolo, come il resto del tempio, è stata scavata a mano con selce e ossidiana

1. Göbekli Tepe: il tempio impossibile

La regione della Cappadocia in Turchia è a buon diritto conosciuta come terra delle meraviglie. Il territorio è costellato da formazioni rocciose bizzarre come i “camini delle fate”, network di grotte naturali e più di una città sotterranea scavata nella pietra. Ma nulla ha attirato l’attenzione degli esperti come il complesso di Göbekli Tepe, un grande tempio circolare rinvenuto nei pressi del confine siriano.

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Costruita sulla cima di una collina a circa 600 m sul livello del mare, la struttura consiste in grandi mura perimetrali, una cerchia interna e circa 45 pietre calcaree a forma di T del peso di 5 tonnellate. Al contrario di quelle degli altri siti megalitici nel mondo, queste sono state finemente levigate e decorate con bassorilievi raffiguranti animali e motivi geometrici. La presenza di teschi umani e di tracce di sangue su quella che sembra essere una pietra d’altare ha indotto gli archeologi a ipotizzare che Göbekli Tepe sia stato il primo luogo al mondo in cui si siano praticati sacrifici rituali, umani e non. Perché la cosa che sconvolge più di tutto è la sua età: approssimativamente 11000 a.C.

11000 a.C. L’invenzione della ruota risale al 4000 a.C., la domesticazione del cavallo al 3000 a.C. Di altre quisquilie come l’agricoltura e la scrittura nemmeno ne parliamo; è come se fossero successe dieci minuti fa. Göbekli Tepe è più antico di Stonehenge, dei templi di Malta, di qualsiasi altra struttura artificiale. Risale a un’epoca in cui gli uomini erano ancora cacciatori-raccoglitori, nomadi che potevano contare solo sulle proprie gambe e su pochi strumenti di pietra per sopravvivere. E che qui in Anatolia erano così intimoriti dagli dei da innalzare un tempio di tali dimensioni, di fatto probabilmente il primo luogo stanziale della loro storia. Portando a mano ogni cosa, dalle pietre monumentali agli animali cacciati durante il giorno, accomunati solo dalla propria fede.

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2000 anni più tardi il tempio sarebbe stato abbandonato, alcuni bassorilievi cancellati e l’intera struttura volontariamente seppellita sotto tonnellate di terra a formare una collina artificiale. Sonde geomagnetiche hanno rivelato che meno di un decimo dell’intero complesso è stato finora riportato alla luce.

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