L’ANGOLO DI CLAUSEWITZ – Il cambio di strategia USA in Afghanistan

US-troops-Afghanistan

A sedici anni dall’invasione da parte degli Stati Uniti, il conflitto in Afghanistan rimane ancora oggi lontano dalla pacificazione. Ultimamente il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di voler inviare nel Paese dai 3 mila ai 5 mila soldati. Se ciò dovesse avvenire, questa decisione segnerebbe un cambio di rotta rispetto alla strategia che gli Stati Uniti stanno adottando da diversi anni, soprattutto dopo l’annuncio del ritiro voluto da Barack Obama nel 2014.

Tuttavia, già nel 2015, il Presidente Obama decise per uno stop al piano di ritiro delle truppe. I militari americani sono oggi circa 8600 e per lo più forniscono supporto di anti-insorgenza e di addestramento all’esercito afghano e alle forze di polizia, le quali non sono ancora pronte ad assumere in modo autonomo il controllo di tutto il territorio nazionale.

I Talebani, infatti, sono tutto fuorché sconfitti. Recentemente, gli attacchi delle forze talebane alle forze della coalizione sono aumentati del 35%. Alcune fonti stimano che i Talebani tengano sotto controllo quasi metà del Paese, con il governo di Kabul che sostiene di controllare a sua volta il 52% dei distretti afghani. A complicare le cose ulteriormente, c’è la possibilità, secondo alcune fonti, che la Russia di Putin stia fornendo equipaggiamento alle milizie talebane.

La notizia dell’invio di ulteriori truppe americane potrebbe quindi portare ad un ulteriore prolungamento del conflitto. Inoltre, i vertici militari americani stanno vagliando l’ipotesi di autorizzare il Pentagono a fissare direttamente il numero di truppe da stanziare in Afghanistan, mentre prima era la Casa Bianca a farlo. Le truppe americane possiederanno anche maggiore autonomia nei raid per colpire le forze talebane.

Insomma, al contrario dalle promesse fatte in campagna elettorale, durante i primi mesi di Presidenza Trump la politica estera americana ha dimostrato di essere tutt’altro che isolazionista. L’invio di ulteriori truppe in Afghanistan significherebbe poi un ulteriore cambio di direzione che dimostrerebbe come, dalla fine della Guerra fredda, a Washington non ci sia più un indirizzo strategico unitario. Una politica estera così volubile non può far altro che nuocere agli Stati Uniti, i quali potrebbero risultare impreparati a nuovi scenari di crisi rispetto a Russia e Cina, che posseggono indirizzi strategici di lungo periodo ben chiari.

Daniele Speciale

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