L’ANGOLO DI CLAUSEWITZ – Qatar: nuovo terreno di scontro tra Arabia Saudita e Iran

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Lo storico contrasto interno al mondo islamico tra sunniti e sciiti, incarnato oggi dalla rivalità geopolitica tra Arabia Saudita e Iran, si è recentemente arricchito di un nuovo tassello che rischia di innescare una pericolosa escalation nella già altamente instabile regione.

Dalla scorsa settimana infatti, l’Arabia Saudita, insieme ad una alleanza di Paesi sunniti composta da Egitto, Emirati Arabi e Bahrain, ha deciso di isolare la piccola penisola del Qatar.

Le motivazioni di questa mossa sono legate proprio alla “guerra fredda” in atto tra Arabia Saudita e Iran. I due Paesi sono ormai da qualche anno impegnati nei diversi conflitti che investono il Medio Oriente. Su tutti la guerra in Siria, dove l’Iran appoggia il governo del Presidente Bashar Al-Assad insieme all’alleata Russia mentre, dall’altra parte della barricata, l’Arabia Saudita sostiene le milizie ribelli anti-Assad con l’appoggio statunitense. Similmente, gli stessi schieramenti si danno battaglia in Yemen, dove l’Arabia Saudita sostiene le forze governative mentre l’Iran appoggia i ribelli Houthi, di religione sciita.

È importante ricordare inoltre che la decisione di isolare il piccolo emirato del Qatar è avvenuta a pochi giorni di distanza dalla visita di Donald Trump in Arabia Saudita. Durante la visita, il Presidente americano, oltre a rinsaldare il legame di amicizia tra gli Stati Uniti e la monarchia saudita, ha anche auspicato la creazione di una sorta di NATO araba con a capo Riyadh. Uno dei punti principali su cui Trump ha voluto porre l’accento è stato tuttavia l’invito ad un maggiore impegno di questi Paesi nella lotta al terrorismo internazionale, soprattutto attraverso il controllo dei flussi di denaro che dagli Stati della penisola araba arrivano a finanziare il terrorismo islamico.

Primo obiettivo di questa nuova strategia è stato il piccolo emirato con capitale Doha. Il Qatar, infatti, nonostante sia uno Stato sunnita, è dichiaratamente a favore di alcune fazioni politiche mediorientali come i Fratelli Musulmani e, soprattutto, Hamas ed Hezbollah, inserite nella lista dei gruppi terroristici dai Paesi legati all’Arabia Saudita. Inoltre, è molto forte il sospetto che diversi flussi di denaro che partono da Doha finiscono per finanziare lo Stato Islamico e le milizie di Al-Qaeda.

Tuttavia, è soprattutto il legame del piccolo emirato qatariota con l’Iran sciita a suscitare le ire di Riyadh e dei suoi alleati. Il Qatar intrattiene infatti stretti legami economici con l’Iran, soprattutto per via dell’immenso giacimento di gas naturale che condivide con Teheran. Inoltre, come già detto in precedenza, Doha appoggia Hamas ed Hezbollah che sono movimenti sciiti sostenuti dall’Iran.

L’emirato del Qatar è però anche un fervente sostenitore dei Fratelli Musulmani, i quali sono portatori di un’idea di Medio Oriente che prevede l’unificazione politica di tutti gli arabi islamici. Ciò va contro l’assetto politico e statuale mediorientale, e quindi contro l’esistenza stessa delle monarchie della penisola araba.

Insomma, da questa disamina risulta chiaro come, a dispetto delle apparenze, lo scontro tra Arabia Saudita e Iran non è da vedere prettamente come uno scontro religioso. La componente religiosa è si importante, ma sono le questioni geopolitiche a portare Iran e Arabia Saudita a scontrarsi.

All’interno della regione mediorientale non vi è attualmente un solo egemone, ma si contendono tale titolo Arabia Saudita, Iran e, di recente, si è inserita anche la Turchia. Con il ruolo turco ancora in via di definizione, sono Riyadh e Teheran a lottare per ottenere il controllo del Medio Oriente. Come detto, attualmente i due campi di battaglia dove si decide la partita mediorientale sono Siria e Yemen. La crisi qatariota potrebbe portare così all’apertura di un terzo scenario di crisi, espandendo il terreno di scontro tra le due potenze regionali.

Per concludere, la partita per l’egemonia della regione mediorientale è ora in corso e all’orizzonte non si intravede un clima di distensione. Il Medio Oriente potrebbe rimanere in un profondo stato di caos ancora per lungo tempo, almeno fino a che uno dei due contendenti non avrà la meglio sull’altro.

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