WUNDERKAMMER – Dopo di me, il diluvio

Se non sapete quale libro portarvi in spiaggia quest’estate, sceglietene uno sullo studio delle religioni comparate. Non vi aiuterà a far colpo sui vostri vicini d’ombrellone (o forse sì, non si sa mai) ma sarà probabilmente una delle scelte più azzeccate dell’anno. Non esiste un campo che si intrecci così fluidamente con linguistica, storia e antropologia e che sia così ricco di spunti e scoperte affascinanti. Vista l’ondata di caldo di queste settimane e la necessità di salutari lavacri quotidiani, oggi vi parliamo di uno dei miti più popolari di tutti i tempi: quello del diluvio.

Come molti miti sull’origine dell’universo, anche quello di una pioggia che sommerge il mondo si ritrova, con le varianti del caso, presso ogni cultura del pianeta. Questo ha spinto gli esperti a formulare le ipotesi più svariate per spiegarne l’universalità: una delle più recenti è quella del ricordo preistorico delle alluvioni causate dallo scioglimento dei ghiacci al termine dell’ultima era glaciale. Numerose mega-alluvioni di questo tipo sono state individuate in Nord America, Caucaso, Mesopotamia e Canale della Manica.

Tramandati oralmente di generazione in generazione, i racconti di queste catastrofi potrebbero essere poi stati elaborati in miti veri e propri. In altri casi le cause potrebbero essere state eventi più recenti, come lo tsunami in seguito all’esplosione di Santorini nel Mediterraneo orientale. Sia quel che sia, la quantità di questi racconti e la creatività con cui sono stati sviluppati è una fonte di meraviglia costante  per chiunque ci si immerga (gioco di parole non voluto).

 

Diluvi di sangue

Imir

All’epoca di questo racconto il nostro mondo, Midgardr, la terra di mezzo tra i nove mondi della cosmogonia norrena, era ancora di là da venire. Al suo posto vi era Ginnungagap, l’Abisso Terrificante, il vuoto primordiale. Era l’epoca in cui i giganti del ghiaccio, che vivevano nel mondo immediatamente a nord dell’Abisso, regnavano incontrastati, anche se non per molto. Furono i primi dei, Odino e i suoi fratelli Vili e Vé, a cambiare le cose. Furono loro a uccidere Ymir, il progenitore di tutti i giganti, e a creare un nuovo mondo con il suo corpo. La calotta cranica divenne la volta celeste e le sue cervella le nubi, le ossa e i denti divennero la terra e le montagne, mentre i suoi capelli riempirono il mondo di foreste. Infine, il sangue che era sgorgato da un lavoro tanto brutale piovve non solo sul nuovo mondo ma anche sulla patria dei giganti del ghiaccio, spazzando via quasi completamente la loro razza. Solo il gigante Bergelmir e la sua compagna si salvarono per miracolo e diedero vita a una nuova stirpe di giganti.

Quando il diluvio cessò sul nuovo mondo erano apparsi fiumi, laghi e oceani. Fu proprio sulle sponde del mare che nacquero i primi uomini. Odino, Vili e Vé stavano passeggiando su una spiaggia, ammirando la loro opera, quando si imbatterono in un frassino e in un olmo. I due alberi erano così belli a vedersi che gli dei decisero di donare loro la vita. Fu così che nacquero Ask (frassino), il primo uomo, ed Embla (olmo), la prima donna.


Divinità irascibili e arche miracolose

Dove_Sent_Forth_from_the_Ark

Secondo la tradizione abramica Dio sommerse il mondo per punire gli uomini dei loro comportamenti malvagi. Una soluzione un po’ drastica, forse, ma perlomeno animata da nobili intenzioni. Non si può dire altrettanto di Zeus nella tradizione greca. Sembra infatti che il padre degli dei fosse particolarmente in collera con i pelasgi, popolazione di origine incerta descritta nei miti come antenata di quella greca. La loro colpa? Quella di aver peccato di hybris, cioè di arroganza e orgoglio, ritenendosi superiori agli dei quando non erano altro che umani violenti e rozzi se paragonati ai loro predecessori dell’età dell’oro. Zeus distrusse così la loro civiltà con un immenso diluvio, dal quale si salvarono solo Deucalione e la moglie Pirra. Figlio di Prometeo, che già in passato aveva sfidato gli dei rubando loro il fuoco, Deucalione era stato avvisato del diluvio dal padre e aveva fatto in tempo a costruire una barca per sé e la moglie. Quando le acque si ritirarono la coppia si ritrovò in cima al monte Parnasso, dove generò una nuova stirpe di uomini gettandosi alle spalle “le ossa della Madre”, cioè le pietre.

Un racconto simile si trova nell’Epopea di Gilgameš, dove l’umanità viene annientata dal dio Enki attraverso una grande alluvione alla quale scampano solo il costruttore Utnapištim con la famiglia e un certo numero di specie animali e vegetali. Nel caso vi suonasse molto familiare ricordate che l’Epopea di Gilgameš è stata composta circa 1600 anni prima del Libro della Genesi.

 

I capricci degli dei

World_Destroyed_by_Water

Non sempre gli dei puniscono gli uomini per le loro colpe. A volte lo fanno per i propri capricci.

Tra le molte leggende dell’Africa orientale, ad esempio, circola quella di Ilet, lo spirito del fulmine, che desiderava ardentemente vivere su una montagna nel mondo degli uomini. Assunta forma umana, si stabilì quindi in una grotta sul monte, ma la sua permanenza provocò una pioggia torrenziale che distrusse molti dei vicini insediamenti. Solo un piccolo gruppo di cacciatori si salvò e, individuata la causa della pioggia, affrontò Ilet con lance e frecce avvelenate. Costretto a scappare, lo spirito si rifugiò in un paese vicino e lì morì per il veleno. Fu solo a quel punto che la pioggia cessò.

Una storia tragica, ma mai quanto quella che si racconta tra gli aborigeni della Terra di Arnhem, nell’Australia settentrionale. Qui due sorelle vennero aggredite da Namarangini, lo spirito che cantava della pioggia. Rapita una di esse, la violentò per giorni finché questa non riuscì a fuggire e tornare dal marito, che la uccise per la vergogna. Le donne della tribù allora lo picchiarono fino a metterlo in fuga, poi piansero tanto da far venire un tremendo acquazzone, forse provocato dal rimorso dello stesso Namarangini. L’alluvione che ne seguì fu tremenda e solo la tribù della fanciulla riuscì a salvarsi. Al suo termine il mondo era trasformato, ripulito dal peccato commesso dallo spirito.

Per concludere, una delle storie più strane e piene di distruzione insensata che possa capitarvi d’incontrare. Raccolta dall’antropologo James G. Frazer, è originaria dei tlingit dell’Alaska sudoccidentale e mostra chiaramente come agli dei importi veramente poco degli uomini. Yehl, il Corvo, aveva creato gli uomini, le foreste, il sole e la luna e il mare stesso. A governare le acque aveva posto una donna e proprio a lei si rivolse quando gli punse vaghezza di esplorare il fondo marino. Le chiese quindi di sollevare il mare così che potesse camminare all’asciutto, ma anche di farlo lentamente per dare il tempo agli uomini di riparare in zone più alte. La donna ubbidì e le acque si sollevarono di fronte a Yehl, costringendo uomini e animali a fuggire mentre lui passeggiava. A un certo punto le onde erano così alte che parte dell’acqua sfuggiva al controllo della donna e cadeva sul mondo sotto forma di pioggia. Quando il Corvo fu soddisfatto le acque si ritirarono, lasciando una terra spoglia e priva di risorse, sulla quale ogni creatura vivente morì di stenti. Yehl tramutò tutti loro in pietre e scogliere, poi ne generò di nuovi dalle foglie degli alberi e se ne andò come se nulla fosse successo.

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