L’ANGOLO DI CLAUSEWITZ – Filippine: nuovo fronte dell’estremismo islamico

Maute captured

Oltre a Siria, Iraq e Libia, c’è un altro fronte su cui si combatte la guerra contro il sedicente Stato Islamico. Dal 23 maggio, infatti, l’ISIS ha rivendicato la conquista della città di Marawi, nel sud delle Filippine, a più di 10000 km di distanza dalla Siria.

Ma come è arrivato lo Stato Islamico nelle Filippine, Paese la cui popolazione è a stragrande maggioranza di religione cattolica?

La città di Marawi si trova nel sud dell’arcipelago delle Filippine, più precisamente sull’isola di Mindanao, dove vi è stabilita la maggioranza della comunità musulmana del Paese, che costituisce il 5% della popolazione totale. Da sempre i musulmani filippini si sono mostrati ostili nei confronti del governo centrale: sin dal Secondo dopoguerra si sono infatti formati movimenti di liberazione di stampo islamista.

Negli scontri di Marawi sono coinvolti due dei più importanti gruppi islamisti dell’area: il gruppo Maute e Abu Sayyaf, il cui leader è Isnilon Hapilon, che nel 2014 è stato nominato emiro dallo sceicco Al Baghdadi. Questi due gruppi, sebbene fossero dapprima affiliati ad Al Qaeda, hanno di recente giurato fedeltà allo Stato Islamico.

Il gruppo Maute è nato da una scissione con il Fronte di Liberazione Islamico Moro, organizzazione paramilitare costituitasi all’inizio degli anni Settanta – trasformatasi poi in politica durante gli anni Novanta – che aveva come fine la secessione del sud delle Filippine dal governo di Manila e la creazione di uno Stato musulmano. A seguito della scissione con il Fronte di Liberazione Islamico Moro il gruppo Maute, da semplice gruppetto di criminali si è poi trasformato in organizzazione paramilitare di stampo terroristica.

Abu Sayyaf, è invece un gruppo paramilitare costituitosi durante gli anni Novanta da Abdurajik Abubakar Janjalani, un Mujaheddin filippino che aveva combattuto contro l’Unione Sovietica durante l’invasione dell’Afghanistan. L’organizzazione ha come obiettivo non solo l’indipendenza del sud delle Filippine, ma soprattutto l’unificazione di tutto il sud-est asiatico sotto un’entità statale islamica. In questo senso posseggono una visione molto simile ai Fratelli Musulmani.

Gli scontri a Marawi sono scoppiati proprio quando le forze di sicurezza filippine hanno tentato di catturare Isnilon Hapilon. Come rappresaglia i jihadisti hanno poi occupato l’intera città bruciando diversi edifici cittadini, compresa la cattedrale.

Il governo filippino ha risposto instaurando la legge marziale e i combattimenti sono tutt’ora in corso. Attualmente sul terreno vige una situazione di stallo anche se le forze governative sono riuscite a strappare dalle mani dei jihadisti gran parte della città. I ribelli islamisti continuano a resistere all’assedio asserragliandosi in 4 dei 96 quartieri che costituiscono la città.

Il Presidente Rodrigo Duterte ha richiesto inoltre l’aiuto delle forze armate americane, nonostante in passato abbia più volte ribadito l’intenzione di voler rompere l’alleanza con gli Stati Uniti, che presidiano una base militare sul territorio filippino.

Dall’inizio delle ostilità sono morte più di 200 persone tra cui si stimano 140 combattenti jihadisti. Il governo ha fatto sapere che le forze armate rispetteranno la celebrazione della fine del Ramadan, dopodiché riprenderanno le operazioni militari.

Daniele Speciale

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