Il C.R.A.A.P. Test e le fonti su Internet

Su Youtube si trova un video su come sarebbe Google se fosse una persona. Tra le tante richieste degli utenti c’è anche quella di una donna che domanda: “i vaccini causano autismo?”. “Beh”, fa Google mettendo una mano su una pila di fogli, “ho un milione di risultati che dicono di no e”, prende in mano un singolo foglio, “uno che dice di sì”. La donna esclama trionfante “ah, lo sapevo!”, gli strappa il foglio dalle mani e se ne va.

Vent’anni fa, agli albori di Internet, si pensava che la rivoluzione digitale ci avrebbe finalmente resi liberi dalla propaganda dei media tradizionali. Chiunque fosse stato in cerca di vera informazione avrebbe potuto trovarla in rete, dove, in un mondo ideale, ogni esperto del proprio campo le avrebbe fornito le risorse necessarie per documentarsi. Svanito l’entusiasmo iniziale, ci si è presto resi conto che a diffondere informazioni in rete può essere letteralmente chiunque, dallo sciroccato con il cappellino di alluminio al presidente di uno stato. La pluralità dell’informazione ha vinto e tutti hanno ragione.

Il tutto condito da porno. Valanghe, valanghe di porno.

dssd
Seriously, guys?

Se dovessi salvare qualcosa del mio ultimo anno di lingua inglese all’università (e Dio solo sa quanto sia difficile), questo sarebbe il C.R.A.A.P. Test. Questo acronimo dal doppio senso infelice è stato coniato dai ricercatori della Meriam Library dell’Università Statale della California e descrive una serie di parametri con i quali distinguere le fonti e le informazioni nel web. Pensato per un uso universitario, è lo strumento ideale per muoversi in quel caos entropico che è  Internet.

Criteri di valutazione

Currency: l’attualità dell’informazione reperita.

Ovvero assicurarsi che le informazioni contenute nella fonte siano ancora attuali. Quando è stata pubblicata la prima volta? È mai stata aggiornata o rivista? I link a cui rimanda sono funzionanti? Abbiamo bisogno di dati sempre aggiornati o possono andar bene anche fonti più vecchie?

Esempio: una fonte dei primi del Novecento può andar bene se la vostra tesi è su Manzoni, meno se riguarda l’astrofisica.

Relevance: la rilevanza dell’informazione.

Quanto è importante, o anche solo rilevante, l’informazione per la ricerca che state facendo? Il suo pubblico di riferimento, e quindi il suo linguaggio, è al vostro livello o a quello di un vostro eventuale pubblico? Avete preso in esame altre fonti prima di sceglierla come principale? E, parametro fondamentale, vi sentireste sereni nel citarla a voce o per iscritto?

Esempio: se state cercando informazioni sul governo israeliano negli anni Settanta, un articolo che ricorda come gli ebrei siano soliti avvelenare i pozzi potrebbe non essere la scelta migliore.

Authority: l’autorevolezza dell’informazione.

Qual è l’autore o la fonte della vostra informazione e che qualifiche hanno? Fanno parte di organizzazioni o enti che possono confermarle? Dispongono di indirizzi email o link ai quali potete contattarli (e se sì, contengono riferimenti come .edu, .gov o .org)? In sostanza, e per arrivare al punto di tutto l’articolo, chiunque stia scrivendo su quell’argomento è qualificato per farlo?

Esempio: se cercate informazioni sulla Scandinavia del IX secolo, affidatevi a uno storico dell’Alto Medioevo e non a uno psicologo che ha visto Vikings in tv.

Accuracy: la precisione, l’affidabilità e la correttezza del contenuto.

Da dove provengono le informazioni e da quali prove sono sostenute? Sono state sottoposte a verifica da parte di un organo competente? In entrambi i casi, e qui ci riallacciamo all’esempio di Google, potete verificarle tramite altre fonti? Analizzate il linguaggio usato: vi sembra neutro, privo di pregiudizi ed errori grammaticali (sì, anche quelli contano)?

Esempio: un articolo di giornale che vi dice che gli indiani sono tutti degli stronzi che stuprano e che rimanda a un altro articolo che dice che l’India è un paese di merda, ecco, forse lo potete lasciar perdere.

Purpose: lo scopo per cui esiste quell’informazione.

Punto fondamentale per distinguere un fatto da un’opinione ed entrambi da un pezzo di propaganda. Verificate le intenzioni di chi scrive: informare o convincere? Insegnare o vendere qualcosa? O semplicemente intrattenere? Vengono esplicitate nel testo o sono invece (mal)celate? Si tratta di punti di vista imparziali o soggettivi? È possibile individuare pregiudizi di qualche tipo (religiosi, politici, culturali) all’interno dell’articolo?

Esempio: non cercate notizie del Kurdistan sul sito del governo turco, su.

Non si tratta ovviamente di parametri a compartimenti stagni. Spesso lo scopo è intuibile già dalla rilevanza delle informazioni e un testo autorevole può crollare quando non è sostenuto da alcuna prova. Per tutti vale il consiglio di applicare buon senso e razionalità, anche quando quel che troviamo non ci piace. Perché a volte il problema non sono i pregiudizi di chi scrive, ma i nostri. Buona fortuna e buona ricerca.

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