LA SITUAZIONE – In Catalogna

Attraverso la repressione, scelta politica solo apparentemente sconsiderata, Mariano Rajoy è invece riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, nello scontro con gli indipendentisti catalani.

Prima di tutto ha smontato una delle tesi fondamentali dell’indipendentismo: se la Catalogna raggiungesse l’indipendenza non diventerebbe per magia la “Svizzera Iberica”, ma piuttosto il “Biafra Europeo”. Il business ha bisogno di stabilità (almeno nel nostro continente), e le grandi aziende e alcune banche stanno già abbandonando Barcellona: Caixa, Banco Sabadell, Abertis, Colonial e MrwE. E continuerebbero a farlo.

Un micro-Paese di 7,5 milioni di abitanti, senza risorse naturali, appena diventato indipendente e con un sistema economico-finanziario completamente da riformare (e circondato da un’unione monetaria), con un governo non così stabile come vorrebbe  sembrare (ricordiamoci che ha votato al referendum il 43% della popolazione) collasserebbe in poco tempo. E Puigdemont lo sa, e infatti ha ammesso la sconfitta, in politichese, “sospendendo” l’indipendenza.

Insistendo su questo tema, nel frattempo il Partito Popolare è anche riuscito a far approvare una legge che facilita lo spostamento delle sedi legali in altre regioni spagnole.

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Foto: Limes online/Getty Images

In secondo luogo, ed è questo in realtà il fatto peggiore, il PP ha dimostrato che “la violenza paga”; che in un Paese europeo è una svolta anti-democratica non da poco. Ha creato un precedente facendo passare l’idea che, nell’Europa del 2017, un governo può e deve reagire in questo modo ai tentativi della piazza – di qualsiasi natura.

Le immagini della repressione hanno fatto il giro del mondo, come sta facendo il giro del mondo il fatto che quella repressione, di fatto, ha vinto. Non sono state le istituzioni e le pratiche democratiche, lo stato di diritto, ma l’uso della violenza di stato ad assicurare la “vittoria” al governo. Anche a costo di mettere le stesse forze dell’ordine al centro dello scontro, con poliziotti e pompieri catalani a difesa dei seggi assediati dalla Guardia Civil.

Tutto ciò strizzando l’occhio alla destra spagnola neo-franchista che probabilmente non vedeva l’ora di dare “una lezione ai facinorosi catalani” e magari recuperando anche un certo consenso. Dal suo punto di vista, il PP ha vinto su tutta la linea. Peccato che per farlo abbia comunque spaccato il Paese in due (in un altro modo). E non sarà facile né rapido ricucire lo strappo.

La sua è una vittoria pericolosa: Rajoy è riuscito a far passare l’immagine dell’uomo forte, che funziona sempre. Re Felipe VI gli ha dato una mano e i portavoce dell’UE si sono detti fiduciosi nel fatto che saprà “gestire la situazione”. Ora però è costretto a mantenere la linea dura ad ogni costo.

Il “dialogo” tanto richiesto da tutte le parti, furbescamente o ingenuamente, sarà molto difficile da portare avanti e ammissibile soltanto alle condizioni imposte dal governo. E non avrà molto spazio, perchè lo strumento più efficente resta la repressione.


5 risposte a "LA SITUAZIONE – In Catalogna"

  1. Largo al vecchio che avanza, insomma! Non so se la Spagna si possa definire una monarchia costituzionale, al giorno d’oggi, dopo tutto quello che è successo: monarchia e basta è una definizione appropriata, invece.

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    1. Sempre cinico il Conte ahah! Resta da vedere quali risultati porterà questa linea. A me sembra molto pericolosa …e questa era l’unica opinione che volevo dare sull’argomento, essendo più ferrato di politica in generale che di Spagna in particolare. E sopratutto un’analisi “fredda” dopo l’intervista che aveva invece un tono più “personale”: https://formatoberliner.wordpress.com/2017/10/09/a-proposito-della-catalogna-unintervista/

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  2. Ma l’ identità catalana su cosa si basa? Davvero pensiamo che la natività catalana sia un valore? È la città più cosmopolita d’europa, quanti catalani 100% possono mai esserci? Io vivo in calabria, la mia ragazza è venezuelana e mio fratello è sposato con una francese. Quale identità si difende? Il referendum è stata una buffonata per le modalità, paesi di 800 anime hanno avuto 1000 e passa voti. E la faccenda dell’indipendenza fiscale è solo una questione di egoismo da area ricca nei confronti di quelle più disagiate. Poi possiamo discutere dei modi del governo, al netto delle falsificazioni che ci sono state, ma pensare che dividendoci in una miriade di paesotti saremo più avanzati culturalmente, socialmente ed economicamente a me pare una sciocchezza

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    1. Questo è esattamente il motivo per cui ho scelto di non parlare della questione catalana in questi termini. L’identità (vera o presunta) di qualsiasi popolo nel mondo è da sempre uno strumento utilizzato per raggiungere obiettivi di agende politiche, spesso completamente scollegati da qualsiasi questione identitaria (se non addirittura antitetici). Se ti interessa questo tipo di problematiche puoi dare un’occhiata ai nostri articoli sulla guerra nel Donbas (Ucraina). Ringraziamo sempre i nostri attenti lettori, che sono davvero l’orgoglio del nostro blog!

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