L’età d’oro – Krautrock

Ciao a tutti, mi chiamo Davide e anch’io come Lorenzo ascolto per lo più gente morta o in avanzato stato di decomposizione! Oggi vi porto a Colonia nel 1968 dove due ex allievi del compositore Karlheinz Stockhausen, Holger Czukay e Irmin Schmidt, creano un rock nuovo, fatto di suoni atipici e tanta sperimentazione. Nel 1968 a Colonia nascono i Can, nasce il krautrock.

Che cos’è il krautrock? Prima di tutto è un termine macedonia, un nomignolo usato dalla critica musicale britannica di quegli anni per indicare un gran numero di gruppi molto diversi tra loro, con due costanti fondamentali: essere tedeschi (da cui kraut, crauti, simile al nostro crucchi) ed essere votati alla sperimentazione. Col tempo il termine ha perso la sua accezione negativa ed è oggi usato come categoria a sé stante, anche se si riferisce più a un periodo che a un vero genere. Sotto il nome di krautrock si va dal rock progressivo degli Amon Düül II alla kosmische muzik pressoché ambient dei Tangerine Dream, passando per la sperimentazione pura dei Faust e finendo per schiantarsi su gruppi come i Popol Vuh, che oggi probabilmente verrebbero definiti musica new age.

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Gli Amon Düül II nel 1970.

Quali sono le caratteristiche del krautrock quindi? Se dovessi indicarne la più importante, direi il voler mantenere l’energia e (in parte) le atmosfere del rock ‘n roll e del blues americano discostandosi al contempo dai ritmi e dalle melodie tipici di quei generi. Più praticamente, questo vuol dire nuovi tempi (come il famoso motorik, che sentirete più avanti), una struttura dei brani ispirata più alla musica classica e al free jazz che al rock vero e proprio e una predilezione per nuovi strumenti e nuove sonorità, in particolar modo elettroniche. La parola d’ordine è sperimentare, sperimentare, sperimentare, per sfuggire il più possibile a qualsiasi categorizzazione (e in effetti…). Nel giro di qualche anno questa manica di visionari è diventata l’emblema della musica d’avanguardia ed esercita un’influenza profondissima su rock progressivo, elettronica e rock psichedelico.

Nonostante tutto, il genere non diventa mai eccezionalmente mainstream come possono esserlo diventati il metal o il rap. All’epoca era musica piuttosto atipica e anche oggi certe cose risultano ostiche da ascoltare, soprattutto se si pensa che è musica per la maggior parte strumentale. Forse anche per questo non ha mai avuto una vera “caduta commerciale”, tendendo più che altro a ripetersi o a rimanere fermo al passato. Al di là dei giganti ancora in attività, i gruppi odierni tendono a fare oggi cose che si facevano già cinquant’anni fa, che per un genere sperimentale è un bel problema.

Vado ora a presentarvi i grandi protagonisti di questo movimento, con tanto di link per gli ascolti per permettervi di farvi un’idea un po’ più precisa.

Faust

Nati nel 1971 nei pressi di Brema e capitanati da Werner Diermaier e Jean-Hervé Péron, i Faust sono dei scesi in terra. Forse nessuno più di loro ha portato all’estremo la sperimentazione musicale di quegli anni, creando brani spesso non facili ma ancora oggi rivoluzionari. Sono tra i pochissimi ancora in attività e a proporre cose veramente innovative. Ho avuto la fortuna di ascoltarli la scorsa estate in uno di quei concerti che mi ricorderò per tutta la vita. Non sono in grado di descriverlo, posso solo dirvi che a un certo punto mi sono voltato e ho visto un mio amico con una mano sulla faccia, a guardare tra le dita gente che a quasi settant’anni è più all’avanguardia di molti gruppi “ggiovani”.

Come ascolto vi lascio il loro brano simbolo, quel Krautrock nato in risposta alle critiche dispregiative della stampa.


Can

Irmin Schmidt, Holger Czukay, Michael Karoli e Jaki Liebezeit. Nei Can si fanno sentire le influenze jazz, soprattutto nell’improvvisazione, e le influenze ambient negli album successivi. Sono tra i primi a sperimentare l’uso del motorik, l’ossessivo tempo in 4/4 tipico del krautrock, portato alla perfezione dal metronomo umano, Herr Jaki Liebezeit, un batterista tanto funky quanto impeccabile nell’esecuzione.

Uno dei loro album migliori, Tago Mago, è anche l’album in cui è contenuto quel capolavoro di Halleluwah, otto minuti di psichedelia pura.


Tangerine Dream

Sono stato indeciso fino all’ultimo se inserirli o meno, perché i Tangerine Dream, come il resto della cosiddetta kosmische muzik (musica cosmica), rimangono nonostante tutto molto atipici. In una parola: ambient. I sintetizzatori, che negli altri gruppi forniscono un notevole apporto di elettronica, qui sono i padroni incontrastati.   Uniti all’influenza della musica minimalista degli anni Cinquanta, creano un vero e proprio viaggio negli angoli più profondi dell’universo.

Il gruppo storico, composto da Christopher Franke, Peter Baumann e Edgar Froese, è definitivamente scomparso nel 2015 con la morte di quest’ultimo, ma è ancora in attività capitanato dal suo successore, Thorsten Quaeschning. Intanto ascoltatevi l’immenso album Phaedra.


NEU!

NUOVO! Passati pressoché inosservati da un punto di vista meramente commerciale, Klaus Dinger e Michael Rother sono a buon diritto considerati tra i pionieri del krautrock nella sua forma più essenziale. Batteria e tastiere, più l’occasionale chitarra, creano lunghi brani di motorik alternati a pezzi di autentica bizzarria, che risultano quasi incomprensibili se ascoltati singolarmente. Numerosi gruppi e artisti devono moltissimo a questi due signori.

Come brano non c’è nemmeno da pensarci. Hallogallo, l’esempio perfetto per capire cosa si intende con “sonorità krautrock”.


Popol Vuh

Molto atipici anche loro, ma necessari per capire fino a che punto si estendesse la scena musicale di quegli anni. Florian Fricke, Holger Trulzsch e Frank Fiedler, più un buon numero di musicisti accomunati dalle stesse visioni, danno vita a un progetto che fonde ambient e musica etnica prima che esistesse anche solo il concetto (occidentale) di musica etnica. Il nome del gruppo dice già tutto: Popol Vuh, il testo sacro del popolo Quiché che raccoglie miti sulla creazione del mondo e degli dei. La loro è una musica prettamente mistica, volta a creare armonia nella mente dell’ascoltatore.

Brano principe è Agape-Agape, inteso nel suo significato originario di amore.


Amon Düül II

Concludo con uno dei miei gruppi preferiti di sempre. Formatisi nel contesto della comune Amon Düül di Monaco di Baviera, se ne distaccano nel 1969 per formare un gruppo musicale vero e proprio ma continuando a vivere insieme, influenzati dagli ideali di comunismo e pacifismo che si stavano diffondendo in quegli anni. Il loro è un krautrock molto progressivo, mescolato alla perfezione con tastiere e vocalizzi da opera lirica. Le loro sonorità non riesco a definirle se non come weird, in quell’accezione letteraria che unisce orrore sovrannaturale, mistero e una buona dose di umorismo macabro.

E prima che cominci a delirare sul serio vi lascio con Archangel Thunderbird, cantato dalla meravigliosa Renate Knaup. L’intero album, Yeti, è un autentico capolavoro.


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