LA SITUAZIONE – In Italia

[In copertina: uno degli incendi in Valsusa. Foto di Samuele Usseglio.]

Forse questo sarà l’anno buono, quello in cui ci renderemo conto che il riscaldamento globale con tutte le sue cause e conseguenze non è una bufala, un’esagerazione o un’ipotesi.

L’Italia è a secco. C’è voluta l’emergenza a Roma per rendersene conto, ma la verità è che tutta la penisola ha sofferto e soffre di una siccità che dura da troppi mesi. Nell’alto Lazio spuntano alberi in fiore, la Puglia è in odore di desertificazione e anche il Piemonte, regione tradizionalmente ricca d’acqua, è in crisi. E sì, d’accordo, annate di siccità grave ci sono già state nel corso dei secoli, come hanno fatto notare alcuni che sono andati a ripescare calamità naturali di epoche in cui si moriva per il raffreddore. Io in questa situazione sono più propenso a credere a quello che la comunità scientifica ripete da anni, ossia che con il riscaldamento globale si avranno estati sempre più lunghe e secche alternate a piogge sempre più violente e catastrofiche. Suona familiare? Questo ovviamente senza considerare che alcune cause del riscaldamento globale, come l’inquinamento atmosferico e la cementificazione del suolo, sono già di per sé dei pericoli.

La parte più drammatica di tutto questo è che non siamo assolutamente preparati a quello che avverrà.

Un esempio? Concentriamoci un secondo sul Nord Italia.

Il Nord Italia è per sua natura un enorme catino, circondato quasi interamente dalla catena alpina. Lo è sempre stato, fin da quando i continenti si sono assestati e lo scontro delle placche tettoniche ha fatto innalzare le montagne. Allo stesso modo anche Torino, fin da quando si chiamava ancora Taurasia, ha sempre riposato nella piana stretta tra la collina e le montagne. Sappiamo infine, e non certo solo da qualche anno, che i gas di scarico delle auto e degli impianti di riscaldamento e condizionamento non sono esattamente un toccasana per il nostro corpo.

Sapendo tutto questo, com’è possibile essere arrivati a questa situazione?

arpa pm10

Dati dell’ARPA Piemonte sulle concentrazioni di Pm10 in Torino e provincia. Per darvi un’idea, il valore massimo accettabile è 50.

Non siamo negli anni Settanta, il problema dell’inquinamento ha cominciato a farsi pressante trent’anni fa, soprattutto nella nostra cara Pianura Padana. Com’è possibile arrivare nel 2017 a sperare che piova o tiri vento, com’è successo il 23 ottobre (peraltro mantenendo il livello appena al di sotto della soglia)? E quando non piove da mesi, a causa degli sconvolgimenti climatici provocati dallo stesso inquinamento, imporre il blocco delle auto come se fosse la soluzione definitiva e non l’extrema ratio che di fatto dovrebbe essere?

Il fatto che i valori dell’ultima settimana siano dovuti in parte agli incendi che hanno sconvolto le vallate montane contribuisce solo ad aggravare la situazione. Nessuno in Valsusa e in Valle Stura ha memoria di incendi così vasti, provocati da una siccità altrettanto fuori dal normale. E se è vero che si tratta di incendi dolosi, è altrettanto vero ciò che hanno detto i Wu Ming, ovvero che in periodi di crisi idrica come questo qualsiasi incendio è doloso, che si tratti di una sigaretta dimenticata o di un innesco ad hoc.

Non siamo preparati. Non lo è il nostro suolo, deforestato e cementificato, per accogliere piogge violente o anche solo abbondanti. Non lo sono le nostre riserve idriche, maldistribuite e vittime di sprechi enormi. Non lo sono le nostre città, da Nord a Sud, con impianti di riscaldamento dell’anteguerra e reti di mezzi pubblici vergognose.

Soprattutto non siamo preparati perché continuiamo a far finta di nulla. Come la famosa rana nella pentola, ci allarmiamo solo quando l’acqua comincia a diventare troppo calda, per poi rilassarci quando si raffredda.

Questa situazione ha smesso di essere sostenibile quindici anni fa.


3 risposte a "LA SITUAZIONE – In Italia"

  1. È stato superato il punto di non ritorno. Anche seguendo i vari protocolli internazionali, che molti comunque non rispettano, non si può piú bloccare il meccanismo.
    In questo contesto chi appicca un incendio compie sempre un dolo, concordo.

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