Il Cineocchio – Twin Peaks: Fire Walk With Me

Quando uscì nell’autunno del 1990 Twin Peaks rivoluzionò nel profondo il mondo delle serie televisive, fino a quel momento limitato a sit-com e soap opera. David Lynch e Mark Frost crearono qualcosa di nuovo, dove il mistero e il surreale prendevano il sopravvento sulla “normalità” da telenovela. Centinaia di migliaia di spettatori rimasero ipnotizzati da un prodotto così fuori dagli schemi. Per i fan della serie ciò che successe in seguito è tristemente noto: temendo un calo di ascolti la ABC obbligò Lynch e Frost a svelare dopo 14 episodi l’identità dell’assassino di Laura Palmer, cosa che non era mai passata per la testa ai due autori. Ironicamente fu proprio questo a determinare un crollo degli ascolti e della qualità della serie, che passò attraverso un variegato gruppo di sceneggiatori e registi prima che Lynch tornasse per gli ultimi episodi della seconda stagione.

Oggi però non voglio parlare della serie ma di Twin Peaks: Fire Walk With Me, il film uscito nel 1992 e ideato come prequel alla serie – anche se tutti, Lynch incluso, consigliano di guardarlo dopo le due stagioni del ’90-’91 e prima della terza uscita quest’anno. Da questo momento in poi probabili spoiler per l’intero universo narrativo di Twin Peaks.

Che dire di questo film? La critica e soprattutto il pubblico dell’epoca lo stroncarono, ritenendolo troppo lungo, pesante e poco in linea con la serie. In effetti la pellicola gira sulle due ore e un quarto e sfiora le quattro ore se si aggiungono i Missing Pieces, un collage di scene tagliate incluso nell’edizione blu-ray del 2014. Pesante lo è senz’altro, sia per i temi trattati che per il modo in cui vengono presentati, e si spiega in parte con l’assenza di Mark Frost dalla regia. Qui Lynch ha il pieno controllo della situazione e il risultato è molto più in linea con i suoi lavori successivi, in particolare Lost Highway (Strade Perdute) e Mulholland Drive. Il film è Twin Peaks dal primo all’ultimo fotogramma, e anche per questo ha poco senso vederlo come film a sé stante, ma non è il Twin Peaks mitigato dagli elementi di fantascienza di Frost, né è invaso dalla soap opera come fu invece gran parte della seconda stagione. Che è forse uno dei motivi per cui non piacque all’epoca e per cui la nuova stagione non è stata apprezzata da molti fan di vecchia data, che si erano invece abituati agli intrecci romantici e alle sottotrame comiche. Fire Walk With Me è un assaggio di come sarebbe stato Twin Peaks se David Lynch fosse rimasto sempre al timone della serie.

Ed è meraviglioso. Invecchiato benissimo, rimane uno dei film più inquietanti e affascinanti che abbia mai visto. La progressione delle scene, appena intaccata dalla lunghezza, è straordinaria: da un inizio in sordina, con gli agenti speciali Desmond e Stanley che investigano sull’omicidio di Teresa Banks, il film scivola lentamente nel surreale man mano che ripercorriamo gli ultimi giorni di Laura Palmer, in un crescendo di cacofonie, elettricità (c’è sempre dell’elettricità nei film di Lynch), entità soprannaturali e abuso di alcol, droghe e corpi. La fotografia non concede un momento di pausa neppure di giorno, facendoci capire che la povera Laura non è al sicuro nemmeno nella propria camera. E a proposito di fotografia, memorabile è la scena del Pink Room in cui lei e Donna vengono condotte da Jacques Renault. La musica e l’aria di nichilismo che aleggia nel locale notturno ci costringono a dare per la prima volta ragione a Renault: “non esiste un domani, perché il domani non riuscirà ad arrivare qui”.

there's no tomorrow
“There’s no tomorrow. Know why, baby?”

Degli attori va segnalata Moira Kelly, che riesce a donarci una Donna più realistica e convincente di quanto non fosse riuscita a fare Lara Flynn Boyle nell’arco di due stagioni. Una ragazza preoccupata a morte per la sua migliore amica e al tempo stesso desiderosa di far parte di quel mondo malato che la sta consumando. Sheryl Lee interpreta una Laura Palmer incredibilmente reale, incapace di chiedere e ricevere aiuto, consumata da una tripla vita in cui si alternano la studentessa amata da tutti, la ragazza all’apparenza forte che cerca conforto nella cocaina e la disperata vittima di abusi. E poi Frank Silva, nel ruolo di BOB, che rimane probabilmente una delle cose migliori mai capitate a Lynch. Arredatore di interni promosso a spirito antagonista dell’intera serie per la presenza scenica, ci mostra fino a che punto possa spingersi “il male che alberga in ogni uomo”.

i have the fury of my own momentum
“I have the fury of my own momentum.”

Fire Walk With Me è anche indispensabile per comprendere, almeno in parte, la terza stagione di Twin Peaks. Non a caso, visto che il film stesso è come Lynch avrebbe voluto girare la serie e che, per stessa ammissione del regista, la maggior parte delle scene tagliate sono scene di contorno (come quella di Lucy e Andy alla stazione di polizia). Dopo il film la terza stagione non risulta più chiara ma più completa, zeppa di riferimenti e nuovi misteri, perché, come sa chiunque abbia visto un suo film, Lynch non dà risposte alle nostre domande ma domande alle nostre risposte. Per questo rimaniamo sconvolti quanto Cooper quando si vede ripreso in un altro luogo da una telecamera di sicurezza, e non possiamo che unirci a Philip Jeffries (interpretato da un incredibile David Bowie) quando lo indica e chiede a Gordon Cole: “chi pensi che sia questo qui?”. Perché se è vero che Cooper rimarrà intrappolato nella Loggia Nera e ad uscirne sarà un suo doppio posseduto da BOB, è anche vero che si tratta di eventi successivi a quelli narrati nel film e quindi qualcosa non torna nella successione temporale. Qualcosa di cui probabilmente Jeffries è a conoscenza, dal momento che, essendo riuscito a entrare nel convenience store in cui si radunano i demoni della Loggia Nera, si trova ormai al di là di tempo e spazio e ritiene prudente non rivelare nulla, per timore che quello non sia il vero Cooper.

who do you think this is there
“Who do you think this is there?”

Ma l’aspetto più profondo del film, e che lo rende così pesante da guardare, è quello centrale a tutta la serie: l’abuso e l’omicidio di Laura da parte di suo padre posseduto da BOB. Abuso, sì, perché è qui che scopriamo che Leland/BOB non si è limitato a ucciderla ma l’ha anche violentata in più di un’occasione.

A questo punto è necessario ricordare una cosa, e cioè che Lynch non ama far trovare tutto pronto allo spettatore. Tutti i suoi film sono ambigui, hanno più livelli di lettura e si prestano a molteplici interpretazioni. Twin Peaks in particolare è oggetto di una quantità improbabile di teorie, da alcune piuttosto plausibili a cose completamente fuori dal mondo. Una di quelle più interessanti per me è quella secondo la quale molti eventi chiave di Twin Peaks possono essere letti come metafore di abusi e abusi: Leland Palmer che arriva a uccidere e violentare la propria figlia, nell’indifferenza (o paura) della madre, le forze di polizia che preferiscono riferirsi a questo genere di cose come “un male antico” e lo stesso Cooper che, scavando nel profondo della psiche umana (Loggia Nera), rimane così sconvolto da non essere più se stesso.

Anche volendolo prendere più alla lettera, quindi con possessioni ed entità maligne, il quadro presentato da Lynch rimane agghiacciante. Con una potenza espressiva che ha dell’incredibile il regista riesce a mostrare tutta la brutalità, la disperazione e l’impotenza di quella situazione. Senza indorare la pillola e senza glorificare la violenza. Poche scene sanno essere così forti come l’urlo di Laura che si rifugia in un aiuola, tese come Sarah Palmer durante una colazione ben poco normale o violente come Leland che solleva la camicia da notte della figlia.

 E poco importa a quel punto che sia BOB e non Leland a bloccare Laura sul letto: BOB è sempre il male del mondo, alimentato dalla sofferenza e dal dolore, e le persone che decide di possedere non sono mai del tutto innocenti. A testimoniare la forza di questi momenti sono le lettere che Sheryl Lee ricevette da parte di donne vittime di violenze che quelle scene avevano fatto sentire meno sole. Fire Walk With Me è un film con una carica espressiva straordinaria, complesso e che, per quanto surreale, ci rende più consapevoli del mondo attorno a noi.

laura honey
“Laura, honey?”

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