WUNDERKAMMER – Un lupo con un altro nome…

[Nota: questo articolo dà per scontato che abbiate delle nozioni di linguistica, o che abbiate letto il precedente sullo stesso tema.]

Immaginate di essere nella Scandinavia dell’VIII secolo, in un piccolo villaggio a nord di Uppsala. Tutt’attorno, oltre lo spiazzo liberato dal fuoco, si estendono le fitte foreste di pini e betulle della Svezia centrale. È notte fonda ma voi avete la vescica piena, per cui uscite in silenzio per liberarvi. Mentre siete fuori, nell’oscurità quasi completa, vi sembra di vedere qualcosa vicino alla palizzata, una sagoma scura che subito scompare. Il giorno dopo ne parlate con i vostri genitori, dicendo loro che pensate di aver visto qualche animale vicino al villaggio.

“Che animale?”, vi chiede vostro padre.

“Penso di aver visto un lupo”, rispondete voi.

A quel punto vostro padre vi tira un ceffone che quasi vi fa finire per terra. E mentre vostra madre parla di turni di guardia per la notte che verrà, voi vi rendete conto dell’errore che avete commesso. Perché avete detto ulv, non varg. Avete chiamato il lupo con il suo nome vero.

Di questi tempi la linguistica storica è una scienza, se non esatta, perlomeno molto precisa. Abbiamo un’idea piuttosto accurata di come funzionano i processi linguistici di molte lingue, soprattutto di quelle europee, e siamo in grado di ricostruire parole anche molto indietro nel tempo. Per questo quando si presentano delle anomalie, sono di solito anomalie interessanti.

Il fatto è che nelle lingue scandinave (danese/norvegese e svedese) e in islandese i termini per orso e lupo non corrispondono ai termini proto-indoeuropei da cui discendono queste parole in altre lingue. Varg non ha alcuna relazione con *wĺ̥kʷos (da cui lupus, wolf, volk in russo), né björn con *h₂ŕ̥ḱtos (da cui ursus, artkos in greco, arth in gallese, ecc.). A ben vedere, è un problema che si presenta con molte lingue europee.

Cos’è successo quindi? È successo che un tempo orsi e lupi erano un problema molto pressante, soprattutto in territori ostili o isolati dove l’uomo faceva fatica a imporsi. E dal momento che noi umani siamo sempre stati creature molto superstiziose, abbiamo deciso che forse non era il caso di richiamare l’attenzione di questi animali usando i loro nomi veri. Tanto più che queste parole erano spesso impiegate per invocare l’orso o il lupo nell’ambito di rituali di quei culti che li veneravano. Non è un caso che si ritrovino in parole come ulfhedhnar e berserkir, guerrieri d’élite che vestivano con pelli di lupi e orsi per ottenerne la forza in battaglia.

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Ecco quindi che è necessario trovare un nuovo nome per ulv, magari un epiteto che ci ricordi la sua pericolosità. Varg deriva direttamente dal proto-germanico *wargaz, criminale o fuorilegge. Allo stesso modo in lituano e lettone si è preferito riqualificare l’orso rispettivamente con lokys e lācis, dal proto-baltico *tlak, calpestare, spingere, che l’ha trasformato in un più mite (si fa per dire) “colui che calpesta”. Nelle lingue germaniche il termine ignoto (con probabile radice *berr-) per l’orso è stato invece sostituito con björn (e bear in inglese), dal proto-germanico *bernuz e proto-indoeuropeo *bʰer, marrone. Nelle lingue slave si è cercato di attenuare ulteriormente la sua aura di pericolosità componendo la parola proto-slava *medvě̀dь (o *medu- ēdis), da *medъ (miele) e *ěsti (mangiare), per cui i moderni medved’ e niedźwiedź sono dei pacioccosi mangiatori di miele.
Meno rassicurante invece ciò che è successo al lupo in armeno e in gaelico, dove gayl e fáel (o faol) derivano da un inquietante proto-indoeuropeo *waylos, ciò che ulula. In gaelico irlandese e scozzese moderno si è poi corretto ulteriormente il tiro, sostituendolo con un eufemistico madra alla (madadh allaidh in scozzese), ”cane selvatico”, o con un rispettoso mac tíre, ”figlio della terra”.

A proposito di eufemismi, menzione speciale va fatta per lingue non indoeuropee come l’estone, dove il lupo è diventato hunt attraverso il proto-germanico *hundaz, cane, e per l’ungherese, dove farkas è un composto di farok e –as, letteralmente ”che ha la coda”. Sempre l’estone decide di seguire una strada simile alle lingue germaniche e chiama l’orso karu (karhu in finlandese), termine che ogni probabilità deriva dal proto-finnico *karheda, ruvido, in riferimento alla pelliccia. Mi immagino a questo punto la tempra del primo finno aggredito da un orso, che, pieno di ferite e imbrattato di sangue, dovendo spiegare ai compagni cosa fosse successo, si limitò a porgere qualche pelo dell’animale e a dire qualcosa tipo ”un po’ ruvido”.

Con ogni probabilità, il fatto che in greco e nelle lingue italiche i due termini siano rimasti tali e quali, senza eufemismi di sorta, è dovuto ai territori particolarmente ospitali e facilmente antropizzabili dove queste lingue si sono sviluppate. La nascita di insediamenti molto estesi e numerosi ha ridotto il territorio a disposizione di orsi e lupi molto più che nelle regioni settentrionali, permettendo una convivenza relativamente più serena – per quanto questi animali figurino di frequente nel folklore latino ed ellenico. Come a dire che, tutto sommato, poteva andarci peggio.

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4 risposte a "WUNDERKAMMER – Un lupo con un altro nome…"

  1. Che bello, scusa ma mi era sfuggito l’articolo precedente. Non sono un esperto di proto-indoeuropeo, lo ammetto, ma è un argomento che mi affascina. Sono contento che qualcuno ne parli qui su WP.

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