SFIDE GLOBALI: La Scomparsa del Caffè

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Foto: Nick Hillier (Unsplash)

La bevanda più amata dagli italiani potrebbe scomparire nei prossimi 80 anni.

Nonostante i diversi studi contrastanti che, da una parte ne criminalizzano gli effetti sul corpo umano e dall’altra ne elogiano le qualità, il caffè resta una delle bevande comunemente più consumate al mondo.

Ma la domanda globale sta cambiando rapidamente. L’Europa consuma un terzo del caffè prodotto: guida la classifica la Finlandia con 9,6 kg ad abitante, mentre l’Italia è al 18esimo posto con 3,4 kg pro capite (all’anno). Ma la vera notizia è che in Cina i consumi crescono del 20% all’anno: Starbuck’s non si è fatta scappare l’opportunità e punta a raddoppiare il numero dei suoi bar, raggiungendo i 5000 punti vendita nel Paese entro il 2021.

Fatto sta che il caffè, ad oggi, viene lavorato in circa 60 nazioni e circa 25 milioni di famiglie di agricoltori, operai, trasportatori ecc dipendono dalla sua catena produttiva. Il Brasile è ovviamente il maggior produttore mondiale, ma forse non tutti sanno che il secondo è il Vietnam (terza, la Colombia).

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Foto: Hu McDobbie (Unsplash)

Ma, secondo gli esperti, il cambiamento climatico e la deforestazione influenzeranno pesantemente i raccolti nei prossimi 80 anni. A causa de “l’innalzamento delle temperature, le lunghe siccità alternate a brevi piogge, la capacità di adattamento dei parassiti e le malattie che colpiscono i raccolti”, entro il 2100 circa il 50% delle terre oggi usate per coltivare il nostro amato chicco potrebbero diventare improduttive.

Ad esempio a causa della siccità, tra il 2002 al 2011 la produzione di caffè in India è crollata del 30%. Nel 2016 nella Foresta Amazzonica, la foresta pluviale tropicale più grande e più ricca di biodiversità del pianeta, sono stai abbattuti 8000 km quadrati di alberi per fare spazio all’allevamento: 135 volte l’area urbana di Manhattan.

Per questi e altri motivi simili, dal 2011 i maggiori brand mondiali hanno aumentato il prezzo del macinato al dettaglio del 25%. Tutto ciò ha un solo significato: se non si trova una soluzione al problema ambientale, il caffè diventerà un bene di lusso entro i prossimi 50 anni.

Scordatevi il cappuccino a colazione o la tazzina dopo pranzo negli anni della pensione.

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Foto: Jazmin Quaynor (Unsplash)

Il mercato si restringe e i prezzi salgono? Qui torna in ballo la Cina. La Chongqing Coffee Exchange è la più grande compagnia orientale attiva nel settore, che ha raggiunto i 2 miliardi di dollari nel 2017 per volume di interscambio commerciale. I suoi obiettivi dichiarati sono rispondere alla crescente domanda interna e al contempo lanciare la sfida globale ai maggiori concorrenti britannici e statunitensi, “puntando a cambiare gli schemi industriali esistenti”. Traduzione…

Il rapporto speciale che Pechino sta costruendo ormai da decenni con le nazioni africane non è più un segreto, e potrebbe aiutare molto il progetto di conquista del mercato mondiale di caffè.

La strategia vincente è sempre la stessa: assicurarsi una grande fetta di produzione in modo da poter mantenere i prezzi relativamente bassi rispetto alla concorrenza e presentarsi come unico compratore affidabile e venditore conveniente sul mercato. E chissà, in pochi anni il sud del Celeste Impero potrebbe persino diventare un produttore.

La qualità del prodotto potrebbe risentirne, a discapito della nostra salute, se non anche la qualità del processo produttivo, andando a intaccare ulteriormente gli equilibri ambientali.

Il caffè come bene di lusso? Chi se lo potrà permettere acquisterà a prezzi spropositati un prodotto di qualità (o presunto tale) senza battere ciglio, mentre gli altri berranno brodaglia. Ecco che un problema ambientale diventa socio-economico.

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Foto: Wu Yi (Unsplash)

Non esiste una risposta univoca al problema del riscaldamento globale e quindi ad una possibile scomparsa del caffè (e di altri beni di consumo) in quanto prodotto comune sulle nostre tavole. Come abbiamo visto, la risposta commerciale sembrano averla già trovata i cinesi, ma è un modo per sfruttare il problema, non per risolverlo.

Una possibile soluzione potrebbe essere quella da tempo adottata da diverse compagnie e produttori che utilizzano sistemi di lavorazione eco-friendly e economie solidali (anche per le capsule!).

Il punto è che il cambiamento climatico è un dato di fatto reale e incombente, e non riguarda soltanto qualche popolo sfigato di cui non ci interessa nulla tipo questi qui o questi qua, ma il nostro amato e celebrato espresso.

Perciò, se qualcuno vi offre un caffè oggi, non esitate. Gustatevelo.

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Foto: Atikh Bana (Unsplash)

Altri articoli sul tema ambiente qui: Formatoberliner/ambiente

Sulla special relation tra Repubblica Popolare Cinese e Paesi africani:

L’ANGOLO DI CLAUSEWITZ – L’interesse indiano in Africa… e la Cina

ETIOPIA. Tra grattacieli e diseguaglianze, ci guadagnano Cina e Occidente

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3 risposte a "SFIDE GLOBALI: La Scomparsa del Caffè"

  1. Hai ragione. Oltre al fattore ambientale, che è il primo a dovere preoccupare (ma non appare nella politica mondiale essere una priorità), se la Cina ha fiutato l’affare e si è organizzata (come già pratica consolidata) con “partnership” africane, il caffè come lo conosciamo oggi è a rischio. In particolare il nostro “espresso”. Già ci rifilano “terra marrone” nella maggiore parte dei casi, ora avremo “una bevanda al gusto di caffè”.

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