THE ORVILLE: Una recensione divertente che non farò mai più

Nel 1993 David Foster Wallace scrisse il saggio E unibus pluram: television and U.S. fiction a proposito del problema dell’ironia nella cultura popolare. Il problema dell’ironia post-moderna – specialmente in tv – è che, per quanto dissacrante, viene utilizzata per confermare la nostra percezione della società piuttosto che per metterla in dubbio.

La dissacrazione è diventata uno strumento di indottrinamento, e l’ironia ha finito per essere un’arma a doppio taglio: ridotta a mero cinismo, non offre nè suggerisce alcuna soluzione riguardo a una situazione critica, ma si limita a deriderla, portando lo spettatore ad accettarla implicitamente per com’è.

Per questo motivo DFW si preoccupava del fatto che la spersonalizzazione causata da un’ironia puramente cinica, uccidesse la sincerità dei sentimenti rappresentati nella cultura popolare, modificando per sempre i rapporti sociali e la stessa natura dell’essere umano.

Mi sembra che Seth MacFarlane abbia voluto cercare una soluzione a questo problema con la sua nuova serie, The Orville: riportare un’ironia positiva al centro della scena, senza bisogno di ricorrere sempre al cinismo gratuito per far ridere.

Le incursioni di quel vulcano creativo che è McFarlane nel mondo del cinema sono state diverse, dai due capitoli di Ted (carino, ma dall’umorismo abbastanza mediocre) a Un milione di modi per morire nel west (un po’ meglio). Si potrebbe dire che i suoi meriti nel mondo del cinema non hanno eguagliato quelli nell’animazione.

La trama di The Orville ruota attorno ai vari viaggi esplorativi della USS Orville, nave da esplorazione dell’Unione dei Pianeti, organo governativo universale e multirazziale. Inutile dire che McFarlane è un fan accanito di Star Trek e Star Wars,  fenomeni che ha citato, plagiato e rappresentato in maniera ironica in molte scene e interi episodi speciali dei Griffin.

Qui si avverte un cambio di passo rispetto a prodotti come i Griffin e American Dad. L’umorismo nero, assurdo e anche bieco di Peter e compari partiva dalla dichiarazione di un McFarlane venticinquenne che, nel 1999 voleva solo “fare un cartone che ti facesse sganasciare dalle risate, niente di più e niente di meno”. Show come i Griffin e American Dad criticano tutto e tutti, sono cinici all’estremo e non tralasciano temi controversi. Li amiamo per questo. Ma chi può dire di capire veramente questo tipo di umorismo?

Come scrivevo in questo articolo qualche tempo fa, per poter affrontare davvero  argomenti difficili (violenza, razzismo, parità dei sessi, religione ecc.) e comprendere davvero questo tipo di humor bisogna essere molto attenti e preparati ad un’analisi critica. Cioè essere in grado di intendere una cosa nel suo contesto e nel suo rapporto con altre. Altrimenti si rischia di cadere nel fenomeno del pastore: “ammiccare grezzamente alla xenofobia, alla violenza o al sessismo non rende automaticamente xenofobi, violenti o sessisti, ma contribuisce a impoverire l’immaginario“.

The Orville non è così. Nella serie si avverte il tentativo di usare la satira per fini costruttivi: combattere con ironia il razzismo, le logiche di genere, il nazionalismo, l’estremismo religioso. E forse è per questo che la prima impressione è che non faccia molto ridere. Ci sono le battutacce e i tempi comici di Seth McFarlane (sopratutto nei dialoghi serrati tra il capitano e l’ex-moglie/primo ufficiale) ma l’impressione è che sia stato difficile bilanciare la voglia di affrontare argomenti seri e humor e al contempo mantenere una certa credibilità del tema spaziale. Questo mix manca di collante in alcuni punti e quindi sembra aver deluso un po’ tutti: chi si aspettava una parodia, chi una versione spaziale dei Griffin, oltre che i fan della fantascienza “seria”.

Come dichiarato dallo stesso creatore al Comic-Con 2017: “in quest’epoca dominata dalla fantascienza distopica, che dipinge un futuro cupo e deprimente, penso ci sia bisogno di uno show che ispiri positività e ottimismo e che magari presenti una visione di come potrebbe essere il nostro futuro se non mandassimo tutto a fanculo”.

Dopo il positivismo anni ’50-’60, il mondo occidentale è stato sommerso e si è ormai assuefatto a una visione negativa e truce, e a un’estetica dark del futuro dell’umanità. La distopia è trasversale e ha influenzato le più svariate forme d’arte, dal fumetto alla pittura, dal cinema alla televisione: da prodotti più seri come Black Mirror o V per Vendetta all’epica di Matrix e Mad Max, a film adolescenziali come Hunger Games.

Questa immagine del futuro è talmente radicata in noi che ormai siamo praticamente sicuri che sarà così. E abbiamo trovato una scusa per fregarcene anche del presente. McFarlane se n’è accorto, come ce ne siamo accorti noi e, magari senza conoscere gli scritti di Foster Wallace, ha cercato di mettere una pezza a questa tendenza. Il risultato forse non è dei migliori, ma a conti fatti, penso che The Orville stia andando nella direzione giusta. Se ci sarà una seconda stagione, io sarò qui a sostenerla.


2 risposte a "THE ORVILLE: Una recensione divertente che non farò mai più"

  1. Finora ho potuto vedere solo una parte del primo episodio – o del pilota? Non ricordo – e mi ha dato l’impressione di una serie con un buon potenziale comico. Ci sono delle gag a sorpresa non male, legate alle particolarità delle specie aliene, e la situazione del capitano e dell’ex moglie, per quanto semplice e classica, funziona bene.
    Il McFarlane più maturo funziona meglio di quello delle esagerazioni dei Griffin – ma si notava già in American Dad.

    Piace a 1 persona

    1. Concordo: probabilmente è dovuto a una maggiore “maturità” e al fatto che tutti gli artisti, per continuare ad essere creativi, devono cambiare (altrimenti non sarebbero artisti). Purtroppo questo fatto è un po’ difficile da mandare giù per i fan accaniti. Io amavo il McFarlane di Griffin e American Dad, mentre Ted è un po’ troppo volgare e facile per me – ma immagino che per lui fare quel film sia stato una specie di cazzeggio ben retribuito 🙂 Personalmente ho trovato The Orville piacevole: non mi ha fatto sganasciare dalle risate ma non è quello che bisogna aspettarsi da ogni singolo prodotto soltanto perchè classificato come “comico”. Sarà interessante vedere come, e se, si evolverà questo nuovo lato di McFarlane.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...