Amazon, libri e alternative

Sul suo blog Tratto d’Unione ha pubblicato una lettera indirizzata ad Amazon della casa editrice E/O. Andate a leggerla perché è da lì che partiremo.
Il caso Amazon, nonostante le apparenze, non è una notizia dell’ultimo minuto. Risale a più di sette anni fa l’inchiesta del Morning Call sulle condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della Lehigh Valley in Pennsylvania. Da anni si cerca di portare al centro del discorso l’altra faccia della medaglia dell’efficienza del colosso di Jeff Bezos: turni di lavoro massacranti, contratti precari, mobbing e licenziamenti per chi protesta o anche solo fa rallentare il ritmo. In questo gli scioperi dello scorso anno in occasione del Black Friday sono stati di grande aiuto. Anche il singolo che si domandava quale fosse l’origine della rapidità dei pacchi ha finalmente avuto una risposta, che gli sia piaciuta o meno.
La lettera delle Edizioni E/O porta in primo piano anche un altro problema dello strapotere di Amazon e cioè la ricerca del monopolio in ambito letterario. L’Italia da questo punto di vista non parte benissimo, dal momento che tanto le librerie quanto gli editori indipendenti fanno sempre più fatica a sopravvivere, colpiti da una parte da una cronica mancanza di lettori e dall’altra dall’espansione ipertrofica di catene come Mondadori e Feltrinelli.

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Un magazzino di Amazon. Fonte: Getty Images/Jeff Spicer/Stringer.

Da lettore, tanto italiano quanto compulsivo, Amazon è una questione che mi sta molto a cuore. Ho smesso ormai da tempo di acquistare tramite quella piattaforma, facendo a malincuore uno strappo alla regola quando si è trattato di comprare dei regali natalizi dell’ultimo minuto. Ho anche cercato di spiegare le mie ragioni e di sensibilizzare sull’argomento, ricevendo in genere due tipi di risposte. La prima è “chi se ne frega” e in questo caso non ci si può fare molto. Prendo nota dell’opinione di chi ho davanti e, soprattutto, di che genere di persona sia. La seconda risposta è più articolata e riguarda la scarsa disponibilità delle librerie, costi e tempi e, in alcuni casi, l’antipatia degli esercenti. E su questo ci si può lavorare.

Lo ammetto, non sono la persona più socievole del mondo e sospetto di non essere l’unico. Amazon e il mercato online in generale hanno sempre esercitato una forte attrazione su di me anche per questo motivo: mi evitavano di dover interagire con persone in carne e ossa, nel loro mondo tridimensionale (un forte abbraccio a chi coglie la citazione). Se questa è la vostra motivazione principale per acquistare online vi capisco, ma vi dico anche che, se ce l’ho fatta io, siete in grado anche voi di fare uno sforzo ed entrare in un negozio fisico. Aggiungo, per esperienza, che di solito chi lavora in una libreria indipendente tende a essere più disponibile (e simpatico) del commesso di una grande catena (e spesso comprendo anche il male di vivere di questi ultimi).

Tempi e costi. È vero, in media un libro su Amazon è più economico che in una libreria qualsiasi. I motivi li trovate tanto nella lettera di E/O quanto nell’inchiesta del Morning Call. Al di là di questo, è anche possibile che sia il libro in sè a costare abbastanza, a volte per il contenuto (e allora non ci si può fare molto) e a volte perché si tratta di un’edizione recente. In quest’ultimo caso è probabile che ne troviate una vecchia edizione in una bancarella o in una delle tante librerie dell’usato presenti in Italia, molto più diffuse di quanto possiate immaginare – basti pensare all’onnipresente Libraccio. Se il libro è uscito negli ultimi mesi e lo desiderate sul serio, considerate di fare come quando eravate piccoli e mettetevi da parte un gruzzoletto per acquistarlo. Allo stesso modo, in caso la libreria debba ordinarlo, considerate che potete tranquillamente aspettare qualche giorno per leggerlo – a meno che non si tratti di un testo universitario, ma di solito le librerie universitarie sono ben fornite.

La disponibilità. Punto dolente, qui in Italia. Fino ad ora ho fatto riferimento ad una città medio-grande con una discreta presenza di librerie indipendenti e non. Cosa fare però in caso abitiate a Bricco Balengo, ridente località di 430 abitanti la cui unica libreria (magari Mondadori) offre da anni gli stessi quattro titoli e non ha possibilità di ordinarli su richiesta? In quel caso siete autorizzati ad acquistare online.
No, non mi sto contraddicendo. Se ne avete la possibilità è vostro dovere dinanzi a Dio (o qualunque sia la divinità in cui credete) sostenere una libreria indipendente, ma in caso attorno a voi ci sia il nulla cosmico allora potete tranquillamente rivolgervi al magico mondo di Internet.

Solo non ad Amazon. Fortunatamente la multinazionale di Bezos è ancora lontana dall’avere il monopolio online. Se non sapete come muovervi, vi do io qualche spunto utile:

– Abebooks.it. Abebooks è una miniera d’oro per i libri usati, rari e nuovi. Un catalogo composto da migliaia di librerie in tutto il mondo e il punto di partenza ideale se cercate titoli fuori commercio.
Libraccio.it. La grande catena di libri usati ha anche un proprio sito ben fornito, attraverso il quale potete anche vendere libri.
I siti delle case editrici. Ormai quasi tutti gli editori, da quelli piccoli come le Edizioni Eretica a quelli storici come Alegre, dispongono di un proprio catalogo online. A meno che non cerchiate volumi fuori stampa, potete rivolgervi direttamente a loro.
– Infine, se leggete in inglese l’universo si espandeWorld of Books recupera libri destinati al macero e ve li tira dietro per poche sterline, Book Depository ha spesso materiale in sconto e Better World Books devolve una parte dei guadagni in beneficenza (è statunitense ma non fa pagare la spedizione, quindi l’unico inconveniente sono i tempi). Anche per l’inglese vale il discorso di cercare direttamente sul sito della casa editrice.

Tutto questo ovviamente richiede uno sforzo in più rispetto al cliccare sul carrello di Amazon. Uno sforzo fisico nel caso vi affidiate a una libreria, l’eventualità di dover spendere qualche euro in più e l’inconveniente dei tempi di consegna più lunghi. A mio parere tutto questo viene compensato dal fatto di stare scongiurando, nel nostro piccolo, un futuro monopolio di Amazon, dal non partecipare alle sue politiche di sfruttamento dei lavoratori e, cosa non scontata, dal sostenere il potenziale culturale delle librerie. E scusate se è poco.

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9 risposte a "Amazon, libri e alternative"

      1. Anch’io avrei voluto parlare di questo problema da un po’, ma è un argomento complesso e spinoso che rischia di sollevare incomprensioni, creare contrapposizioni e, magari, anche di risultare offensivo. La lettera di E/O ha aiutato anche me ad affrontarlo.

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      2. Vero, spesso si tende ad esagerare tanto nella forma quanto nel contenuto – segno comunque che è un argomento che merita di essere trattato.
        Per questo ho preferito portare esclusivamente la mia esperienza. Non ho soluzioni, solo suggerimenti.

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  1. Riesco a leggere anche il tuo articolo e spero di non dare l’impressione di “scaldare” l’ambiente come ho letto qualche commento su. Comprendo anche il tuo commento sul post che hai citato.
    Sintetizzo i numeri dell’AIE (Associazione Italiana Editori) relativi l 2016, che sono disponibili gratuitamente sul loro sito.
    Il monopolio di Amazon è lontano da venire, la minaccia “culturale” paventata è infondata:
    Il mercato è vale circa 2,56 miliardi di euro di cui Amazon è stimata in 120 miltioni.

    Dove si comprano i libri? Da Amazon? No, l’AIE risponde anche a queste domanda: tiene la liibreria (nessun rischio di estinzione dei librai, quelli bravi), cresce l’on-line, perde pesantemente la GDO.
    il vero problema, che ho cercato di fare notare anche dall’altra parte, è strutturale ed è il lettore: in Italia si registra la più bassa percentuale di lettori a confronto con gli altri mercati editoriali europei.
    Aggiungiamo che i lettori del libro cartaceo sono diminuiti di poco più del 3%.
    Ah allora Amazon fa sfracelli con il Kindle? Sempre dal sito AIE: l’ebook cresce e vale il 13% del mercato, ma all’interno vi sono e-book, banche dati e servizi web alle aziende. Insomma, l’ebook in Italia cresce ma non è ancora significativo.
    Infine il discorso sulle condizioni di lavoro dei dipendenti, su cui chiunque deve convergere, non vale solo per Amazon ma anche per le case editrici e i giornali (vagli a chiedere quanto pagano a cartella un articolo),
    Questi dati non perché devo convincerti di un’idea diversa, che rispetto e perciò ti dò deigli ulteriori dati per essere sempre più cittadini consapevoli, piuttosto che responsabili consumatori presi per i fondelli da qualche interesse di bottega.

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    1. Nessun surriscaldamento, figurati. Anzi, ti ringrazio per i dati e per la fonte.
      Il mio problema con Amazon riguarda principalmente le condizioni di lavoro appunto. Un eventuale monopolio mi impensierisce, ma come mi impensierisce anche lo strapotere di Mondadori e Feltrinelli tanto nell’editoria quanto nella distribuzione. Ovviamente quello delle condizioni di lavoro è un discorso che dev’essere applicato ovunque, aggiungerei non solo nell’ambito del libro. Mi sono concentrato su Amazon perché ha sempre conservato un’immagine di azienda più – tra molte virgolette – “cool”, come già Apple prima di lei. Moderna, con un servizio clienti efficientissimo, distante per via del suo ambito dagli scandali che potevano colpire una multinazionale come Nestlé, per dire. Cosa che le ha risparmiato, almeno fino agli ultimi tempi, parecchie critiche.

      A proposito della percentuale ridicola di lettori italiani, mi chiedo ogni tanto se sia sempre stato così o se ci sia stato un momento in cui eravamo più allineati con la media europea. E mi chiedo anche se il (ri)stampare sempre gli stessi libri sia una causa o una conseguenza di questo.

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      1. Mi fa piacere che sia riuscito a trasferirti la mia intenzione di dare solo un contributo più analitico e meno “emotivo”. Ho lavorato quasi venti anni nell’editoria e oggi continuo a lavorarci anche se più marginalmente, proprio per le condizioni mutate del mercato.
        Condivido con te la preoccupazione sulle condizioni di lavoro. Le condizioni di lavoro sono effettivamente un punto assai dolente e riguardano il mercato del lavoro e il legislatore (Jobs Act in primis), Amazon, come multinazionale interessata al profitto, vi si inserisce nelle pieghe come tanti altri. Solo che su Amazon è facile “sparare” per ricevere consensi e portare acqua alla propria “bottega”, come lo è stato in passato per Microsoft. Chiaramente non sto riferendomi a te o a Tratto d’Unione, ma alla strumentalizzazione che ne fanno anche i media e gli operatori del settore.
        Non che Amazon sia da fare “santasubbbito” eh 😉
        Amazon dovrebbe essere perseguita, lo ripeto, per il pagamento delle tasse (oltre a evadere/eludere le tasse, è anche concorrenza sleale) e controllata rigidamente per l’applicazione di condizioni di lavoro a norma di legge. Il problema è politico: Amazon (come Apple, che hai citato) hanno una capacità di impiegare persone molto elevata e alla politica – di qualsiasi schieramento – questo fa gola perché significa investimenti sul territorio (e bacino di voti) e aiuta a ridurre certe “scomode” percentuali sulla disoccupazione (comunicate a proprio uso e consumo), ma a quale prezzo? Al prezzo di condizioni di lavoro che sacrificano, oltre che salario, garanzie e diritti. Ci hanno spiegato che bisogna essere flessibili e ci hanno “rifilato” la precarietà.
        E guarda caso la web tax viene ridotta dal 6% al 3% ed Amazon viene esclusa anche dall’applicazione di questa misura fiscale, seppure ridotta. Aggiungi che il governo italiano ha affidato pro bono al vice presidente di Amazon, Diego Piacentini, l’incarico di capo del team digitale che deve riformulare il rapporto degli italiani con la Pubblica Amministrazione. Questo la dice lunga su quanti interessi economici girano. Non è certo “colpevolizzando” – passami il termine;) – i consumatori che acquistano da Amazon che si risolve la situazione. E’ chiaro che ognuno nel proprio piccolo e secondo coscienza (e possibilità economiche, non ce lo dimentichiamo mai) opera delle scelte. Io acquisto online da UK, HK, Giappone, Cina, Francia, Germania. Italia per tanti motivi, sia di prezzo sia di reperibilità. Non c’è nulla di “irresponsabile ” e di “inconsapevole” e giammai di “menefreghismo” negli acquisti che faccio.
        Già ho invaso questo spazio abbastanza e le tue ultime domande mi danno lo spunto magari di tirarci su un post. Ora verifico un po’ di dati e, se non ho tempo di scrivere il post, ritorno qui e condivido con te quanto ho trovato.
        Grazie mille per la tua disponibilità.

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